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		<title>Scadenze fiscali 30 aprile: tutti i versamenti da non dimenticare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Cataldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fine mese ad alta tensione per imprese e professionisti: tra dichiarazioni, invii telematici e pagamenti, il 30 aprile richiede precisione assoluta per evitare sanzioni e irregolarità. Il calendario dell’Agenzia delle Entrate impone un ritmo serrato a imprese e professionisti, chiamati a regolarizzare diverse posizioni tributarie entro la fine del mese. Tra adempimenti dichiarativi e versamenti [&#8230;]</p>
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<p><em>Fine mese ad alta tensione per imprese e professionisti: tra dichiarazioni, invii telematici e pagamenti, il 30 aprile richiede precisione assoluta per evitare sanzioni e irregolarità.</em></p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6752/6753" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/4334491-1-1024x683.jpg" alt="Scadenze fiscali 30 aprile: tutti i versamenti da non dimenticare" class="wp-image-6753 lazyload" title="Scadenze fiscali 30 aprile: tutti i versamenti da non dimenticare" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/4334491-1-1024x683.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/4334491-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/4334491-1-300x200.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/4334491-1-768x512.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/4334491-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by rupixen &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<p>Il calendario dell’<strong>Agenzia delle Entrate</strong> impone un ritmo serrato a imprese e professionisti, chiamati a regolarizzare diverse posizioni tributarie entro la fine del mese. Tra adempimenti dichiarativi e versamenti pecuniari, la precisione diventa fondamentale per evitare oneri aggiuntivi e sanzioni amministrative. Tra le principali <strong>scadenze fiscali 30 aprile</strong>, spicca la <strong>dichiarazione annuale IVA 2024</strong>, relativa all’anno d’imposta precedente. Questo documento rappresenta il riepilogo finale di tutte le operazioni attive e passive effettuate dai soggetti passivi d’imposta durante l’esercizio solare. La trasmissione telematica deve avvenire obbligatoriamente entro la fine del mese per tutti coloro che non hanno già provveduto. È un passaggio cruciale perché consente di determinare il saldo definitivo del tributo, evidenziando eventuali <strong>crediti d’imposta</strong> da compensare o richiedere a rimborso. Una compilazione accurata, supportata da una verifica attenta dei registri contabili e dei regimi come il <strong>reverse charge</strong>, permette non solo di rispettare la normativa ma anche di leggere in modo più consapevole i flussi finanziari aziendali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Certificazione Unica autonomi: dati da trasmettere senza errori</h2>



<p>L’ultimo giorno di aprile si conferma uno snodo chiave anche per la <strong>Certificazione Unica</strong> destinata ai lavoratori autonomi, ai provvigionali e ai percettori di redditi diversi. I sostituti d’imposta devono trasmettere correttamente all’<strong>Agenzia delle Entrate</strong> tutte le informazioni su <strong>ritenute d’acconto</strong>, contributi previdenziali e compensi erogati. Questo adempimento è essenziale per garantire trasparenza e coerenza nei dati fiscali dei professionisti. Un invio incompleto o inesatto può generare discrepanze, controlli incrociati e successivi avvisi di irregolarità. Curare ogni dettaglio, inclusi eventuali importi non soggetti a ritenuta, significa evitare problemi futuri e assicurare una gestione fiscale lineare. In un sistema sempre più digitalizzato, ogni flusso telematico va monitorato con attenzione quasi chirurgica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Imposta di bollo sulle fatture elettroniche: cosa versare</h2>



<p>Tra le <strong>scadenze fiscali 30 aprile</strong> rientra anche il pagamento dell’<strong>imposta di bollo sulle fatture elettroniche</strong> relative al primo trimestre. Con la diffusione della <strong>fatturazione elettronica</strong>, il calcolo dell’imposta è automatizzato nei portali ufficiali, ma il versamento resta a carico del contribuente. L’importo di 2 euro si applica alle fatture superiori a 77,47 euro non soggette a IVA e può essere saldato tramite il portale <strong>“Fatture e Corrispettivi”</strong> o modello <strong>F24</strong>. Se l’importo complessivo non supera determinate soglie, è possibile rinviare il pagamento, ma monitorare costantemente questo debito evita accumuli onerosi nel tempo. Una gestione puntuale della contabilità consente di mantenere equilibrio finanziario e prevenire sorprese a fine anno.</p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6752/6754" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2070580-1024x683.jpg" alt="Scadenze fiscali 30 aprile: tutti i versamenti da non dimenticare" class="wp-image-6754 lazyload" title="Scadenze fiscali 30 aprile: tutti i versamenti da non dimenticare" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2070580-1024x683.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2070580-1024x683.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2070580-300x200.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2070580-768x512.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2070580.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by sajinka2 &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<h2 class="wp-block-heading">Omessi versamenti: sanzioni e rimedi possibili</h2>



<p>Ignorare le <strong>scadenze fiscali 30 aprile</strong> comporta conseguenze immediate. Il sistema fiscale italiano prevede <strong>sanzioni</strong> proporzionate al ritardo, oltre agli <strong>interessi di mora</strong> che crescono giorno dopo giorno. Esiste però il <strong>ravvedimento operoso</strong>, uno strumento che consente di regolarizzare spontaneamente la propria posizione riducendo le penalità prima di eventuali controlli ufficiali. La regolarità fiscale incide direttamente sulla reputazione di imprese e professionisti: puntualità e correttezza nei versamenti migliorano il <strong>rating di legalità</strong> e facilitano accesso al credito e partecipazione a bandi. In un contesto economico sempre più attento alla compliance, affrontare queste scadenze con metodo e supporto professionale può fare la differenza tra una gestione fluida e una serie di complicazioni evitabili.</p>
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		<item>
		<title>Assegno di Inclusione aprile 2026: date di pagamento, requisiti e obblighi da non dimenticare</title>
		<link>https://www.borsaedintorni.it/economia/assegno-di-inclusione-aprile-2026-date-di-pagamento-requisiti-e-obblighi-da-non-dimenticare.php</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Cataldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le famiglie che ricevono l’Assegno di Inclusione hanno bisogno di certezze, soprattutto quando si avvicinano le scadenze mensili.  Per aprile 2026 l’INPS ha previsto un calendario preciso, ma per incassare senza intoppi contano ancora una volta documenti corretti, adempimenti puntuali e il rispetto dei percorsi personalizzati. L’Assegno di Inclusione continua a essere uno dei principali [&#8230;]</p>
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<p><em>Le famiglie che ricevono l’Assegno di Inclusione hanno bisogno di certezze, soprattutto quando si avvicinano le scadenze mensili. </em></p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6679/6680" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/688352-1024x683.jpg" alt="Assegno di Inclusione aprile 2026: date di pagamento, requisiti e obblighi da non dimenticare" class="wp-image-6680 lazyload" title="Assegno di Inclusione aprile 2026: date di pagamento, requisiti e obblighi da non dimenticare" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/688352-1024x683.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/688352-1024x683.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/688352-300x200.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/688352-768x512.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/688352.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by Gadini &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<p>Per <strong>aprile 2026</strong> l’<strong>INPS</strong> ha previsto un <strong>calendario</strong> preciso, ma per incassare senza intoppi contano ancora una volta <strong>documenti corretti</strong>, <strong>adempimenti puntuali</strong> e il rispetto dei <strong>percorsi personalizzati</strong>.</p>



<p>L’<strong>Assegno di Inclusione</strong> continua a essere uno dei principali strumenti di <strong>sostegno al reddito</strong> e di contrasto alla <strong>fragilità sociale</strong> in Italia. La misura ha sostituito le precedenti forme di aiuto con un impianto più <strong>selettivo</strong>, costruito attorno alla <strong>composizione del nucleo familiare</strong> e alla <strong>partecipazione attiva</strong> a un <strong>progetto di inclusione</strong>. Proprio per questo, conoscere in anticipo quando arrivano i <strong>pagamenti</strong> di <strong>aprile 2026</strong> può fare davvero la differenza nella gestione del <strong>bilancio domestico</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Assegno di Inclusione: chi può riceverlo e quali requisiti servono</strong></h2>



<p>L’accesso all’<strong>Assegno di Inclusione</strong> non è aperto a tutti, ma è riservato a <strong>nuclei familiari</strong> che presentano condizioni specifiche di <strong>fragilità</strong>. All’interno della famiglia deve esserci almeno una persona appartenente a una delle categorie previste dalla norma: un <strong>minore</strong>, una <strong>persona con disabilità</strong>, un <strong>anziano con almeno 60 anni</strong> oppure un <strong>soggetto seguito dai servizi socio-sanitari territoriali</strong> perché inserito in un percorso di cura o assistenza.</p>



<p>Accanto alla composizione del nucleo, contano anche i <strong>requisiti economici</strong>. L’<strong>ISEE</strong> deve rientrare nei limiti fissati dalla misura e, per il <strong>2026</strong>, va verificato che sia stato <strong>aggiornato correttamente</strong> nei primi mesi dell’anno. In molti casi, proprio un <strong>ISEE non allineato</strong> può rallentare o bloccare il pagamento. Il <strong>reddito familiare</strong>, in linea generale, non deve superare la soglia prevista di <strong>9.360 euro annui</strong>, anche se il calcolo cambia in base alla <strong>scala di equivalenza</strong> e al numero dei componenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Pagamenti aprile 2026: quando arriva la ricarica sulla Carta ADI</strong></h2>



<p>Il <strong>calendario dei pagamenti</strong> di <strong>aprile 2026</strong> segue una distinzione ormai consolidata: da una parte ci sono i <strong>nuovi beneficiari</strong> o i nuclei che riprendono il diritto dopo una sospensione, dall’altra chi riceve la <strong>ricarica ordinaria mensile</strong>. Questa differenza è importante, perché le date non coincidono.</p>



<p>Per le <strong>prime erogazioni</strong>, l’<strong>INPS</strong> tende a collocare l’accredito intorno alla metà del mese, indicativamente il <strong>15 aprile 2026</strong>. In questa finestra rientrano i cittadini che hanno presentato <strong>domanda</strong> nei mesi precedenti e hanno ottenuto esito positivo, ma anche coloro che hanno visto riattivare il beneficio dopo i <strong>controlli amministrativi</strong> o dopo la regolarizzazione di una posizione rimasta sospesa. In questi casi, il primo versamento può includere anche eventuali <strong>arretrati</strong> maturati dal momento in cui il diritto è stato riconosciuto.</p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6679/6681" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="660" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005479-1-1024x660.jpg" alt="Assegno di Inclusione aprile 2026: date di pagamento, requisiti e obblighi da non dimenticare" class="wp-image-6681 lazyload" title="Assegno di Inclusione aprile 2026: date di pagamento, requisiti e obblighi da non dimenticare" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005479-1-1024x660.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005479-1-1024x660.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005479-1-300x194.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005479-1-768x495.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005479-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by moerschy &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<h2 class="wp-block-heading"><strong>Obblighi, controlli e utilizzo della Carta ADI: cosa non bisogna trascurare</strong></h2>



<p>L’Assegno di Inclusione non è un semplice trasferimento di denaro. È, piuttosto, un percorso che richiede <strong>partecipazione e responsabilità</strong>. Una volta sottoscritto il <strong>PAD</strong>, i componenti del nucleo che rientrano tra i soggetti obbligati devono presentarsi entro <strong>120 giorni</strong> ai <strong>servizi sociali</strong> o ai <strong>centri per l’impiego</strong>. L’obiettivo è definire un <strong>progetto personalizzato</strong>, costruito sulle condizioni della famiglia e sulle reali possibilità di <strong>inserimento lavorativo o sociale</strong>.</p>



<p>Chi non si presenta senza una motivazione valida rischia la <strong>decadenza immediata</strong> dal beneficio. E non è l’unica conseguenza possibile. Anche la <strong>mancata comunicazione di cambiamenti rilevanti</strong>, come l’avvio di un rapporto di lavoro o la variazione del reddito, può creare problemi seri. Per questo è fondamentale aggiornare tempestivamente la propria posizione, anche quando le modifiche sembrano minime o temporanee.</p>
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		<title>Busta paga di maggio 2026: cosa cambia davvero tra Irpef, cuneo fiscale e bonus</title>
		<link>https://www.borsaedintorni.it/economia/busta-paga-di-maggio-2024-cosa-cambia-davvero-tra-irpef-cuneo-fiscale-e-bonus.php</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Cataldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le novità fiscali introdotte dalla legge di bilancio entrano nel vivo in busta paga: ecco perché il netto di maggio può risultare più alto per molti lavoratori dipendenti, soprattutto nelle fasce medio-basse. Nel cedolino di maggio si vedono con maggiore chiarezza gli effetti delle misure fiscali entrate in vigore all’inizio dell’anno. Per molti dipendenti non [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borsaedintorni.it/economia/busta-paga-di-maggio-2024-cosa-cambia-davvero-tra-irpef-cuneo-fiscale-e-bonus.php">Busta paga di maggio 2026: cosa cambia davvero tra Irpef, cuneo fiscale e bonus</a> proviene da <a href="https://www.borsaedintorni.it">Borsa e dintorni</a>.</p>
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<p><em>Le novità fiscali introdotte dalla legge di bilancio entrano nel vivo in busta paga: ecco perché il netto di maggio può risultare più alto per molti lavoratori dipendenti, soprattutto nelle fasce medio-basse.</em></p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6697/6698" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/384744-1024x683.jpg" alt="Busta paga di maggio 2026: cosa cambia davvero tra Irpef, cuneo fiscale e bonus" class="wp-image-6698 lazyload" title="Busta paga di maggio 2026: cosa cambia davvero tra Irpef, cuneo fiscale e bonus" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/384744-1024x683.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/384744-1024x683.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/384744-300x200.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/384744-768x512.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/384744.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by geralt &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<p>Nel <strong>cedolino di maggio</strong> si vedono con maggiore chiarezza gli effetti delle <strong>misure fiscali</strong> entrate in vigore all’inizio dell’anno. Per molti dipendenti non si tratta soltanto di una normale mensilità, ma di un passaggio importante per capire quanto pesa davvero la <strong>riforma</strong> su <strong>stipendio netto</strong>, <strong>trattenute</strong> e <strong>contributi</strong>. La combinazione tra <strong>nuova Irpef</strong>, <strong>esonero contributivo</strong> e <strong>trattamento integrativo</strong> continua infatti a ridisegnare l’importo finale della <strong>retribuzione</strong>.</p>



<p>Il tema è particolarmente sentito in un momento in cui il <strong>costo della vita</strong> resta elevato e ogni euro in più in <strong>busta paga</strong> fa la differenza. Ma da cosa dipende, concretamente, l’eventuale <strong>aumento del netto</strong>? E soprattutto, chi ne beneficia di più? Per rispondere bisogna guardare alle singole voci del <strong>cedolino</strong>, perché ciascuna ha un impatto diverso sul <strong>salario mensile</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>La nuova Irpef a tre scaglioni alleggerisce il prelievo</strong></h3>



<p>Una delle modifiche più evidenti riguarda il sistema di <strong>tassazione sul reddito</strong> delle persone fisiche. Con la riforma, gli <strong>scaglioni Irpef</strong> sono stati ridotti da quattro a tre, con l’obiettivo di semplificare il meccanismo e alleggerire il <strong>carico fiscale</strong> su una platea ampia di contribuenti. Il cambiamento più importante è l’<strong>unificazione dei primi due scaglioni</strong>: l’<strong>aliquota del 23%</strong> si applica ora fino a <strong>28.000 euro annui</strong>.</p>



<p>Prima della revisione, superata la soglia dei <strong>15.000 euro</strong>, la tassazione saliva al <strong>25%</strong>. Questo significava un aggravio per chi si collocava nella <strong>fascia intermedia</strong>, spesso composta da lavoratori dipendenti con redditi non elevati ma nemmeno bassissimi. Ora, invece, quella parte di reddito beneficia di un’<strong>imposizione più leggera</strong>, con un effetto che si traduce in un <strong>risparmio mensile</strong> visibile direttamente in busta paga.</p>



<p>L’entità del vantaggio dipende, ovviamente, dal <strong>reddito annuo complessivo</strong> e dalla quota che ricade nel vecchio secondo scaglione. In molti casi si parla di qualche decina di euro in più al mese, una cifra che può sembrare contenuta ma che, su base annua, diventa più significativa. È un intervento che non agisce da solo, ma si inserisce in una strategia più ampia, pensata per ridurre la <strong>pressione fiscale</strong> e rendere il sistema un po’ più favorevole a famiglie e lavoratori.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Esonero contributivo: il taglio del cuneo pesa sul netto</strong></h3>



<p>Accanto all’<strong>Irpef</strong>, c’è un altro elemento decisivo per capire il contenuto della busta paga di maggio: il <strong>taglio del cuneo fiscale</strong>. In pratica, si tratta di uno <strong>sgravio sui contributi previdenziali</strong> a carico del lavoratore, cioè su quella parte di salario che normalmente viene trattenuta per finanziare il <strong>sistema pensionistico</strong>.</p>



<p>Anche per il mese di maggio, le percentuali di <strong>esonero</strong> restano quelle già applicate nei mesi precedenti. Per i dipendenti con <strong>retribuzione lorda mensile</strong> fino a <strong>2.692 euro</strong>, pari a <strong>35.000 euro annui</strong>, lo sgravio è del <strong>6%</strong>. Per chi scende sotto i <strong>1.923 euro lordi</strong> al mese, cioè entro i <strong>25.000 euro annui</strong>, l’agevolazione sale al <strong>7%</strong>.</p>



<p>Il beneficio è rilevante perché incide direttamente sulla quota di <strong>contributi IVS</strong>, ovvero Invalidità, Vecchiaia e Superstiti. La conseguenza pratica è semplice: una parte più ampia del salario resta nelle tasche del dipendente, senza compromettere la <strong>futura pensione</strong>, che continua a essere calcolata sulla base dell’<strong>aliquota piena</strong>. Non è un dettaglio secondario, soprattutto per chi cerca un sollievo immediato senza penalizzazioni nel lungo periodo.</p>



<p>In termini economici, il vantaggio può superare i <strong>100 euro al mese</strong> per chi si avvicina alla soglia dei <strong>35.000 euro annui</strong>. Ma attenzione: il <strong>calcolo è mensile</strong>. Se in un singolo mese, per effetto di <strong>straordinari</strong>, <strong>premi</strong> o <strong>indennità</strong>, la retribuzione lorda supera la soglia prevista, lo sgravio potrebbe non essere applicato per quel solo cedolino. È quindi importante leggere con attenzione ogni voce, perché il <strong>netto</strong> può variare anche in modo inatteso.</p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6697/6699" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005477-3-1024x683.jpg" alt="Busta paga di maggio 2026: cosa cambia davvero tra Irpef, cuneo fiscale e bonus" class="wp-image-6699 lazyload" title="Busta paga di maggio 2026: cosa cambia davvero tra Irpef, cuneo fiscale e bonus" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005477-3-1024x683.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005477-3-1024x683.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005477-3-300x200.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005477-3-768x512.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005477-3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by moerschy &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<h3 class="wp-block-heading"><strong>Bonus, no-tax area e chi guadagna di più in busta paga</strong></h3>



<p>Un’altra voce che continua a comparire nella busta paga di molti lavoratori è il <strong>trattamento integrativo</strong>, conosciuto ancora da tanti come <strong>“Bonus Renzi”</strong>. Pur essendo stato rivisto nel tempo, non è sparito: oggi si integra con il nuovo impianto fiscale e mantiene una funzione precisa nel sostegno ai <strong>redditi più bassi</strong>.</p>



<p>Per chi ha un <strong>reddito complessivo</strong> fino a <strong>15.000 euro</strong>, il trattamento integrativo spetta in misura piena, a condizione che l’<strong>imposta lorda</strong> sia superiore alle <strong>detrazioni</strong> previste. La situazione diventa più articolata per i redditi compresi tra <strong>15.000 e 28.000 euro</strong>. In questa fascia, il bonus può essere riconosciuto se la somma di specifiche detrazioni come quelle per <strong>carichi familiari</strong>, <strong>spese sanitarie certificate</strong>, <strong>mutui agrari</strong> o <strong>prestiti</strong> supera l’imposta lorda. In sostanza, il trattamento integrativo interviene quando il contribuente non riesce a sfruttare completamente le detrazioni per via di un’Irpef troppo bassa.</p>
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		<title>IA e lavoro: rischi, opportunità e nuove competenze</title>
		<link>https://www.borsaedintorni.it/economia/ia-e-lavoro-rischi-opportunita-e-nuove-competenze.php</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Cataldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 08:08:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’automazione accelera nei servizi, nella logistica e perfino nei settori creativi, ma apre anche il tema della ricollocazione, della formazione continua e della tutela del ceto medio. L’intelligenza artificiale non è più una promessa lontana né un tema riservato agli addetti ai lavori. È entrata nei processi produttivi, nei servizi, nella gestione dei dati e [&#8230;]</p>
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<p><em>L’automazione accelera nei servizi, nella logistica e perfino nei settori creativi, ma apre anche il tema della ricollocazione, della formazione continua e della tutela del ceto medio.</em></p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6736/6737" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/4389372-1024x683.jpg" alt="IA e lavoro: rischi, opportunità e nuove competenze" class="wp-image-6737 lazyload" title="IA e lavoro: rischi, opportunità e nuove competenze" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/4389372-1024x683.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/4389372-1024x683.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/4389372-300x200.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/4389372-768x512.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/4389372.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by geralt &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<p><strong>L’intelligenza artificiale</strong> non è più una promessa lontana né un tema riservato agli addetti ai lavori. È entrata nei <strong>processi produttivi</strong>, nei servizi, nella gestione dei dati e persino nelle scelte che influenzano la vita di milioni di persone. La <strong>trasformazione</strong> è profonda, rapida e, soprattutto, irreversibile. Ma proprio perché così pervasiva, impone una domanda inevitabile: come si può <strong>innovare</strong> senza compromettere <strong>diritti</strong>, <strong>equità</strong> e <strong>coesione sociale</strong>?</p>



<p>Il punto non riguarda soltanto l’<strong>efficienza</strong>. Riguarda il <strong>modello di sviluppo</strong> che si vuole costruire. Se l’<strong>IA</strong> accelera la <strong>produttività</strong> e riduce i tempi di analisi, allo stesso tempo può amplificare <strong>disuguaglianze</strong> già esistenti, modificare i mestieri e ridefinire il rapporto tra persone e tecnologie. Per questo il tema non è solo tecnologico, ma anche <strong>economico</strong>, <strong>etico</strong> e <strong>culturale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Mercato del lavoro in trasformazione</strong></h3>



<p>L’<strong>automazione</strong> basata sull’intelligenza artificiale sta cambiando il <strong>mercato del lavoro</strong> a una velocità che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata improbabile. In molti settori, dai servizi alla logistica, fino ad alcune professioni legate alla <strong>creatività</strong> e all’<strong>analisi dei contenuti</strong>, le macchine assumono compiti prima svolti da persone. Questo non significa che il lavoro umano stia per scomparire, ma che sta cambiando forma. E, in alcuni casi, sta cambiando molto in fretta.</p>



<p>Da un lato, l’IA libera i lavoratori da <strong>mansioni ripetitive</strong>, pesanti o poco qualificanti. Dall’altro, apre interrogativi concreti sul futuro di numerose professionalità. Quali ruoli resteranno centrali? Quali si ridimensioneranno? E soprattutto, chi avrà gli strumenti per adattarsi? Sono domande che oggi non possono essere ignorate, perché il rischio non è solo la <strong>sostituzione</strong> di alcune attività, ma la <strong>frammentazione del mercato</strong> in una fascia ristretta di profili <strong>altamente specializzati</strong> e in una platea più ampia di lavoratori penalizzati dal passaggio tecnologico.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Etica, trasparenza e responsabilità degli algoritmi</strong></h3>



<p>L’intelligenza artificiale viene spesso descritta come neutrale. In realtà, non lo è affatto se i dati su cui viene addestrata contengono distorsioni, pregiudizi o squilibri. È il cuore del cosiddetto <strong>bias algoritmico</strong>: una criticità che può sembrare tecnica, ma che ha conseguenze molto concrete nella vita economica e sociale. Un <strong>sistema automatizzato</strong> può influenzare l’accesso al credito, la selezione del personale, la concessione di servizi o perfino la definizione di prezzi dinamici. Se il processo è <strong>opaco</strong>, il rischio è evidente: decisioni rapide, sì, ma non sempre giuste.</p>



<p>Per questo la richiesta di una vera “<strong>etica per il digitale</strong>” sta diventando sempre più forte. Non si tratta di frenare l’innovazione, bensì di orientarla. Un’adozione matura dell’IA deve prevedere <strong>regole chiare</strong>, <strong>controlli efficaci</strong> e <strong>responsabilità</strong> ben definite. Quando una macchina prende una decisione, chi risponde delle sue conseguenze? Chi può verificarne il funzionamento? Chi ha il diritto di contestarla? Senza risposte precise, l’automazione rischia di trasformarsi in un sistema difficile da governare e, soprattutto, poco affidabile.</p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6736/6738" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="455" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/3746922-1024x455.jpg" alt="IA e lavoro: rischi, opportunità e nuove competenze" class="wp-image-6738 lazyload" title="IA e lavoro: rischi, opportunità e nuove competenze" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/3746922-1024x455.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/3746922-1024x455.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/3746922-300x133.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/3746922-768x341.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/3746922.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by geralt &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<h3 class="wp-block-heading"><strong>Formazione e impatto sociale: il futuro passa dalle persone</strong></h3>



<p>Se c’è un elemento decisivo per attraversare questa fase di cambiamento, è la <strong>formazione</strong>. L’intelligenza artificiale non richiede soltanto nuove <strong>competenze tecniche</strong>, ma un nuovo modo di pensare il lavoro e l’<strong>apprendimento</strong>. Le conoscenze statiche non bastano più. Oggi servono <strong>adattabilità</strong>, curiosità, <strong>senso critico</strong> e capacità di interpretare informazioni complesse. Saper utilizzare gli strumenti digitali è importante, ma non sufficiente: bisogna anche saper leggere i risultati, valutarne l’affidabilità e comprenderne i limiti.</p>



<p>Per questo la formazione del futuro dovrà essere sempre più <strong>interdisciplinare</strong>. Le competenze tecniche dovranno dialogare con le <strong>soft skills</strong>, la capacità di collaborazione e il <strong>problem solving</strong>. In ogni ambito, dalla finanza alla sanità, dalla logistica ai servizi pubblici, diventerà fondamentale sapere come interagire con le macchine senza subirle passivamente. L’obiettivo non è sostituire l’<strong>intelligenza umana</strong>, ma rafforzarla.</p>
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		<title>Superbonus, controlli Fisco sulle rendite catastali</title>
		<link>https://www.borsaedintorni.it/fisco/superbonus-controlli-fisco-sulle-rendite-catastali.php</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Cataldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Agenzia delle Entrate incrocia i dati tra ENEA e Catasto per individuare gli immobili riqualificati che non hanno aggiornato classe, consistenza o valore fiscale dopo i lavori. Dopo la stagione dei bonus edilizi, arriva quella dei controlli. E non si tratta di verifiche marginali. L’attenzione del Fisco si concentra ora sugli immobili che hanno beneficiato [&#8230;]</p>
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<p><em>L’Agenzia delle Entrate incrocia i dati tra ENEA e Catasto per individuare gli immobili riqualificati che non hanno aggiornato classe, consistenza o valore fiscale dopo i lavori.</em></p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6732/6733" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="614" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2889046-1024x614.jpg" alt="Superbonus, controlli Fisco sulle rendite catastali" class="wp-image-6733 lazyload" title="Superbonus, controlli Fisco sulle rendite catastali" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2889046-1024x614.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2889046-1024x614.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2889046-300x180.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2889046-768x461.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2889046.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by QuinceCreative &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<p>Dopo la stagione dei <strong>bonus edilizi</strong>, arriva quella dei <strong>controlli</strong>. E non si tratta di verifiche marginali. L’attenzione del <strong>Fisco</strong> si concentra ora sugli immobili che hanno beneficiato del <strong>Superbonus</strong> e di altri interventi di <strong>riqualificazione</strong>, ma che potrebbero non aver adeguato la <strong>rendita catastale</strong> allo <strong>stato reale</strong> dei lavori eseguiti. In pratica, l’<strong>amministrazione finanziaria</strong> vuole capire se le informazioni presenti nei <strong>registri pubblici</strong> sono ancora coerenti con l’aspetto, il valore e la <strong>consistenza effettiva</strong> delle abitazioni.</p>



<p>Per molti contribuenti questa fase può trasformarsi in una sorpresa poco gradevole. Chi ha concluso i lavori da tempo, magari convinto che bastasse la chiusura del cantiere o l’invio delle <strong>pratiche all’ENEA</strong>, potrebbe ricevere ora richieste di chiarimento. Il messaggio è chiaro: se un immobile è cambiato in modo significativo, anche il <strong>Catasto</strong> va aggiornato. E quando questo passaggio non è stato fatto, il rischio di <strong>accertamenti d’ufficio</strong> è concreto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Obbligo di aggiornamento catastale: cosa prevede la normativa</h3>



<p>Il nodo centrale è l’<strong>aggiornamento catastale</strong>. Ogni volta che un’abitazione subisce modifiche tali da incidere sulla sua <strong>rendita</strong>, sulla <strong>consistenza</strong> o sulla <strong>categoria di appartenenza</strong>, il proprietario deve presentare la <strong>variazione</strong> entro <strong>30 giorni</strong> dalla <strong>fine dei lavori</strong>. Non è un dettaglio tecnico da lasciare in fondo alla lista, ma un passaggio previsto dalla <strong>normativa</strong> e tutt’altro che secondario.</p>



<p>Gli interventi più comuni collegati al <strong>Superbonus</strong>, come il <strong>cappotto termico</strong>, la sostituzione dell’<strong>impianto di climatizzazione</strong> o il <strong>miglioramento energetico</strong> complessivo, possono incidere anche sul <strong>valore fiscale</strong> dell’immobile. Eppure, molti proprietari hanno dato per scontato che la <strong>pratica ENEA</strong> fosse sufficiente a chiudere ogni adempimento. Non è così. L’invio della documentazione energetica e la fine dei lavori non sostituiscono la <strong>procedura Docfa</strong>, che serve proprio ad aggiornare la <strong>rendita catastale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le lettere di conformità e l’incrocio dei dati tra ENEA e Catasto</h3>



<p>La nuova strategia dell’<strong>Agenzia delle Entrate</strong> punta almeno in una prima fase sulla <strong>collaborazione preventiva</strong>. In altre parole, prima di arrivare alla sanzione, l’ente invia comunicazioni ai contribuenti per invitarli a verificare la propria posizione. Si tratta delle cosiddette <strong>lettere di compliance</strong>, che non vanno prese alla leggera. Non sono semplici promemoria, ma segnali chiari di un’<strong>irregolarità potenziale</strong>.</p>



<p>Il meccanismo è basato sull’<strong>incrocio delle banche dati</strong>. Da un lato ci sono le pratiche caricate sul <strong>portale ENEA</strong>, relative ai lavori che hanno dato accesso alle <strong>agevolazioni fiscali</strong>. Dall’altro ci sono i <strong>dati catastali</strong>, compresa la <strong>rendita dell’immobile</strong>. Se a un determinato <strong>codice fiscale</strong> risulta associato un intervento importante di riqualificazione, ma non compare alcun aggiornamento catastale, il sistema può generare una <strong>segnalazione automatica</strong>. A quel punto il proprietario viene invitato a verificare se la sua posizione è in regola.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le conseguenze su IMU, ISEE e vendita dell’immobile</h3>



<p>Un mancato aggiornamento catastale non incide solo sul rapporto con il Fisco in senso stretto. Le ripercussioni possono estendersi anche ad altre voci molto concrete. La <strong>rendita catastale</strong>, infatti, entra nel calcolo di tributi come <strong>IMU</strong> e <strong>TARI</strong>. Se, dopo i lavori, l’immobile avrebbe dovuto essere <strong>riclassificato</strong>, il proprietario potrebbe trovarsi a dover versare <strong>differenze d’imposta</strong> per gli anni precedenti, con l’aggiunta di <strong>interessi</strong> e possibili sanzioni.</p>



<p>C’è poi il fronte dell’<strong>ISEE</strong>, che per molte famiglie è tutt’altro che marginale. Una <strong>rendita più alta</strong> può modificare l’<strong>indicatore economico</strong> complessivo e incidere sull’accesso a <strong>bonus</strong>, <strong>agevolazioni</strong>, borse di studio, contributi scolastici o riduzioni sulle rette sanitarie. Insomma, una variazione catastale non è soltanto un adempimento tecnico: può avere effetti molto più ampi sulla vita quotidiana del nucleo familiare.</p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6732/6734" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="607" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2402711-1-1024x607.jpg" alt="Superbonus, controlli Fisco sulle rendite catastali" class="wp-image-6734 lazyload" title="Superbonus, controlli Fisco sulle rendite catastali" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2402711-1-1024x607.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2402711-1-1024x607.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2402711-1-300x178.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2402711-1-768x455.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2402711-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by Alexas_Fotos &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<h3 class="wp-block-heading">Come regolarizzare la posizione e ridurre i rischi</h3>



<p>Per chi non ha ancora provveduto, la soluzione più prudente è muoversi subito. Il primo passo è rivolgersi a un <strong>tecnico qualificato</strong>, come <strong>geometra</strong>, <strong>architetto</strong> o <strong>ingegnere</strong>, che potrà verificare la situazione reale dell’immobile e stabilire se l’<strong>aggiornamento catastale</strong> sia effettivamente necessario. Se lo è, il professionista dovrà predisporre la <strong>nuova planimetria</strong> e trasmettere la <strong>pratica Docfa</strong> in via telematica.</p>



<p>Agire in modo spontaneo, prima che arrivi un accertamento formale, può fare la differenza. Il <strong>ravvedimento operoso</strong> permette infatti di correggere l’irregolarità contenendo l’esposizione a sanzioni più onerose. Certo, l’adeguamento può comportare un aumento della <strong>fiscalità futura</strong>, perché la rendita potrebbe salire. Ma il costo di una <strong>regolarizzazione tempestiva</strong> è spesso inferiore rispetto a quello di una contestazione avviata dal Fisco.</p>
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		<title>Bonus Colf e Badanti 2025-2026: sgravio totale per le famiglie con anziani non autosufficienti</title>
		<link>https://www.borsaedintorni.it/economia/bonus-colf-e-badanti-2025-2026-sgravio-totale-per-le-famiglie-con-anziani-non-autosufficienti.php</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Cataldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borsaedintorni.it/?p=6675</guid>

					<description><![CDATA[<p> Una nuova misura punta a ridurre il peso dei contributi, favorire i contratti regolari e sostenere le famiglie che assistono anziani over 80 con bisogno di cure continuative. L’assistenza familiare entra in una fase nuova. Con le agevolazioni previste per il biennio 2025-2026, il Governo prova a dare una risposta concreta a due esigenze sempre [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em> Una nuova misura punta a ridurre il peso dei contributi, favorire i contratti regolari e sostenere le famiglie che assistono anziani over 80 con bisogno di cure continuative.</em></p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6675/6676" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/952183-1-1024x683.jpg" alt="Bonus Colf e Badanti 2025-2026: sgravio totale per le famiglie con anziani non autosufficienti" class="wp-image-6676 lazyload" title="Bonus Colf e Badanti 2025-2026: sgravio totale per le famiglie con anziani non autosufficienti" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/952183-1-1024x683.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/952183-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/952183-1-300x200.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/952183-1-768x512.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/952183-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by 27707 &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<p><strong>L’assistenza familiare</strong> entra in una fase nuova. Con le agevolazioni previste per il <strong>biennio 2025-2026</strong>, il Governo prova a dare una risposta concreta a due esigenze sempre più urgenti: sostenere economicamente i nuclei che devono gestire la cura di un <strong>anziano non autosufficiente</strong> e contrastare il <strong>lavoro sommerso</strong> nel settore domestico. Il risultato è un incentivo pensato non solo per alleggerire i costi, ma anche per rafforzare la tutela previdenziale di <strong>colf e badanti</strong>, in un comparto che da anni chiede regole più stabili e più chiare.</p>



<p>In un Paese che invecchia rapidamente, il tema dell’assistenza non riguarda più pochi casi isolati, ma un numero crescente di famiglie. Ecco perché il nuovo impianto di agevolazioni si inserisce in una strategia più ampia di <strong>welfare</strong>: da una parte ridurre la pressione sui bilanci familiari, dall’altra incoraggiare rapporti di lavoro regolari, tracciabili e protetti. Per chi assume una <strong>badante</strong> o un’<strong>assistente familiare</strong> con <strong>contratto a tempo indeterminato</strong>, il beneficio può tradursi in un risparmio significativo e in una maggiore serenità nella gestione quotidiana dell’assistenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esonero contributivo totale</strong>: come funziona il nuovo <strong>bonus</strong></h2>



<p>Il cuore della misura è un <strong>esonero contributivo</strong> molto vantaggioso. In pratica, il datore di lavoro può ottenere uno <strong>sgravio del 100%</strong> sui contributi previdenziali e assicurativi dovuti per il personale impiegato nell’assistenza di persone anziane. Il <strong>tetto massimo</strong> previsto è pari a <strong>3.000 euro l’anno</strong>, con un impatto complessivo che, nel periodo di validità della misura, può superare i 3.600 euro.</p>



<p>Non si tratta di un aiuto generico, ma di un intervento mirato. Il <strong>bonus</strong> è riservato a chi assume, oppure ha già alle proprie dipendenze con <strong>contratto a tempo indeterminato</strong>, un addetto all’assistenza di una persona anziana. La logica è evidente: rendere meno onerosa la cura continuativa e, allo stesso tempo, spingere verso la <strong>regolarizzazione</strong> di un settore in cui il lavoro non dichiarato resta ancora molto diffuso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi può richiederlo: <strong>requisiti anagrafici ed economici</strong></h2>



<p>L’accesso all’agevolazione non è aperto a tutti. La misura è stata costruita per intercettare i casi più fragili, cioè quelli in cui il bisogno di assistenza è più evidente e il margine economico è più ridotto. Il primo requisito riguarda la persona assistita: deve avere almeno <strong>80 anni</strong> ed essere già titolare dell’<strong>indennità di accompagnamento</strong>. Questa condizione serve a individuare situazioni di grave <strong>non autosufficienza</strong>, nelle quali il supporto domestico non è un optional, ma una necessità reale e quotidiana.</p>



<p>Il secondo criterio è legato alla situazione economica della famiglia. Per accedere al bonus, infatti, il nucleo richiedente deve avere un <strong>ISEE non superiore a 6.000 euro</strong> annui. Una soglia molto bassa, certo, ma coerente con l’obiettivo della misura: aiutare le famiglie che si trovano in maggiore difficoltà e che, senza un sostegno pubblico, rischierebbero di rinunciare a una forma di assistenza regolare.</p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6675/6677" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="701" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1545697-2-1024x701.jpg" alt="Bonus Colf e Badanti 2025-2026: sgravio totale per le famiglie con anziani non autosufficienti" class="wp-image-6677 lazyload" title="Bonus Colf e Badanti 2025-2026: sgravio totale per le famiglie con anziani non autosufficienti" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1545697-2-1024x701.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1545697-2-1024x701.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1545697-2-300x205.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1545697-2-768x525.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1545697-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by moritz320 &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<h2 class="wp-block-heading">Contratti, procedura <strong>INPS</strong> e vantaggi concreti per le famiglie</h2>



<p>Per ottenere l’agevolazione, il rapporto di lavoro deve rispettare regole ben precise. Il beneficio si applica solo alle <strong>assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato</strong> effettuate in un periodo definito, che copre una parte significativa del 2024 e del 2025, con effetti estesi anche nel <strong>2026</strong>. Sono esclusi i contratti a termine e le collaborazioni occasionali, perché l’intento del legislatore è chiaro: favorire occupazione stabile e assistenza continuativa.</p>



<p>Un altro punto da tenere presente è la <strong>non cumulabilità</strong> con altri incentivi contributivi già previsti per la stessa tipologia di rapporto. Le famiglie, quindi, devono valutare con attenzione quale misura risulti davvero più conveniente nel proprio caso specifico. Anche la regolarità dei versamenti precedenti e il rispetto delle norme del <strong>contratto collettivo nazionale</strong> sono condizioni essenziali. In mancanza di questi requisiti, si rischia non solo di perdere il beneficio, ma anche di incorrere in sanzioni.</p>
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		<title>2026, pensioni e Assegno Unico: cosa cambia davvero con il rallentamento dell’inflazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Cataldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Normative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inflazione più bassa, rivalutazioni più contenute e nuove soglie ISEE: nel 2026 il quadro per pensionati e famiglie appare più stabile, ma anche meno generoso. Ecco perché il potere d’acquisto rischia di restare sotto pressione. L’economia italiana si prepara a un passaggio delicato. Dopo due anni segnati da forti rincari, il 2026 dovrebbe aprirsi con [&#8230;]</p>
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<p><em>Inflazione più bassa, rivalutazioni più contenute e nuove soglie ISEE: nel 2026 il quadro per pensionati e famiglie appare più stabile, ma anche meno generoso. Ecco perché il potere d’acquisto rischia di restare sotto pressione.</em></p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6671/6672" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="681" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2672195-1-1024x681.jpg" alt="2026, pensioni e Assegno Unico: cosa cambia davvero con il rallentamento dell’inflazione" class="wp-image-6672 lazyload" title="2026, pensioni e Assegno Unico: cosa cambia davvero con il rallentamento dell’inflazione" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2672195-1-1024x681.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2672195-1-1024x681.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2672195-1-300x200.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2672195-1-768x511.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2672195-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by 5317367 &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<p>L’<strong>economia italiana</strong> si prepara a un passaggio delicato. Dopo due anni segnati da forti rincari, il <strong>2026</strong> dovrebbe aprirsi con una fase di maggiore calma sul fronte dei prezzi. Una notizia che, in apparenza, può sembrare positiva. E in parte lo è: <strong>mercati più stabili</strong>, conti pubblici meno esposti a correzioni pesanti, meno corse improvvise per recuperare il <strong>costo della vita</strong>. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Quando l’<strong>inflazione</strong> rallenta, rallentano anche gli <strong>aumenti di pensioni</strong>, assegni e <strong>prestazioni legate al welfare</strong>. Il risultato? Per milioni di italiani la <strong>crescita nominale</strong> degli importi sarà più modesta e, in alcuni casi, quasi impercettibile.</p>



<p>Per <strong>famiglie</strong>, <strong>pensionati</strong> e <strong>lavoratori con redditi medio-bassi</strong>, il nodo non sarà tanto vedere un taglio diretto delle somme, quanto capire se queste saranno davvero sufficienti a sostenere la spesa quotidiana. Bollette, alimentari, sanità e trasporti continuano infatti a seguire dinamiche spesso diverse da quelle degli indici ufficiali. Ed è proprio qui che si gioca la partita più importante: non nell’importo scritto sul cedolino, ma nel <strong>valore reale</strong> di ciò che quel denaro permette di comprare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Pensioni 2026</strong>: <strong>rivalutazione</strong> più bassa e <strong>potere d’acquisto</strong> sotto osservazione</h2>



<p> Il meccanismo della <strong>perequazione automatica</strong> serve proprio a questo: adeguare le pensioni all’andamento del costo della vita, così da evitare che l’inflazione eroda troppo rapidamente gli importi percepiti ogni mese. Negli ultimi tempi, complice la fiammata dei prezzi, gli assegni hanno beneficiato di aumenti molto più consistenti, arrivati in alcuni casi fino a sfiorare l’8%. Per il 2026, però, lo scenario cambia in modo evidente. Le stime parlano di un incremento intorno all’<strong>1,6%</strong>, quindi molto più contenuto.</p>



<p>Tradotto in termini pratici, significa che il <strong>cedolino</strong> crescerà ancora, ma con una spinta decisamente meno incisiva rispetto al recente passato. Per molti pensionati si tratterà di un adeguamento utile, certo, ma non sufficiente a compensare del tutto le spese che pesano di più sul bilancio familiare. E quando si parla di <strong>sanità</strong>, <strong>farmaci</strong>, <strong>energia</strong> o <strong>assistenza</strong>, anche pochi euro di differenza possono fare la differenza tra un equilibrio fragile e una difficoltà concreta.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Assegno Unico</strong> e <strong>ISEE</strong>: soglie più strette e famiglie più esposte </h2>



<p>Il 2026 non porterà novità solo sul fronte previdenziale. Anche l’<strong>Assegno Unico e Universale</strong> entrerà in una fase di verifica importante, perché il suo valore dipende sia dall’andamento dell’inflazione sia dagli aggiornamenti delle <strong>soglie ISEE</strong>. In un contesto di prezzi più stabili, gli aumenti delle <strong>quote base</strong> saranno limitati. E questo potrebbe tradursi in un beneficio meno evidente per molte famiglie, soprattutto per quelle che hanno già margini economici molto ridotti.</p>



<p>Il problema, però, non è soltanto la crescita contenuta degli importi. C’è anche il tema del <strong>passaggio di fascia</strong>. L’<strong>ISEE 2026</strong> si baserà su <strong>redditi e patrimoni del 2024</strong>: un dettaglio tecnico che, nella pratica, può avere effetti rilevanti. Basta un aumento nominale del reddito, o una lieve variazione del <strong>patrimonio immobiliare o finanziario</strong>, per ritrovarsi in una fascia meno favorevole. E così, anche senza miglioramenti reali della condizione economica, il sostegno può ridursi.</p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6671/6673" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1642989-1-1024x683.jpg" alt="2026, pensioni e Assegno Unico: cosa cambia davvero con il rallentamento dell’inflazione" class="wp-image-6673 lazyload" title="2026, pensioni e Assegno Unico: cosa cambia davvero con il rallentamento dell’inflazione" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1642989-1-1024x683.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1642989-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1642989-1-300x200.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1642989-1-768x512.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1642989-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by Alexas_Fotos &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<h2 class="wp-block-heading">Prezzi, tasse e risparmi: il vero banco di prova del 2026</h2>



<p>La domanda che molti si pongono è semplice: quanto si perderà davvero? La risposta, però, non è altrettanto lineare. Gli assegni non diminuiranno, ma il loro peso reale potrebbe farsi sentire di meno. Se i prezzi di beni essenziali e servizi non arretrano con la stessa rapidità con cui cala l’inflazione, il lieve aumento previsto per il 2026 rischia di essere quasi assorbito dal <strong>caro-vita residuo</strong>. È il classico effetto della <strong>viscosità dei prezzi</strong>: quando scendono gli indici, i listini non sempre li seguono con la stessa velocità.</p>



<p>Le <strong>categorie più vulnerabili</strong> restano quelle già sotto pressione oggi: pensionati con assegni bassi e famiglie con figli a carico. Per loro, l’<strong>equilibrio tra entrate e uscite</strong> è spesso molto sottile. Basta poco per incrinarlo. Una bolletta più alta, una spesa sanitaria imprevista o un rincaro sui beni di prima necessità possono cancellare in fretta il beneficio di una rivalutazione modesta.</p>
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		<title>Pensioni in Italia, il divario di genere resta profondo: perché le donne prendono molto meno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonia Cataldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il gender pension gap continua a pesare sul sistema previdenziale italiano. Tra carriere discontinue, part-time e salari più bassi, le pensionate incassano assegni sensibilmente inferiori rispetto agli uomini. L’attuale fotografia della previdenza italiana mostra una distanza ancora molto marcata tra uomini e donne. Non si tratta di una semplice differenza numerica, ma del risultato di [&#8230;]</p>
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<p><em>Il gender pension gap continua a pesare sul sistema previdenziale italiano. Tra carriere discontinue, part-time e salari più bassi, le pensionate incassano assegni sensibilmente inferiori rispetto agli uomini.</em></p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6667/6668" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="663" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1553347-2-1024x663.jpg" alt="Pensioni in Italia, il divario di genere resta profondo: perché le donne prendono molto meno" class="wp-image-6668 lazyload" title="Pensioni in Italia, il divario di genere resta profondo: perché le donne prendono molto meno" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1553347-2-1024x663.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1553347-2-1024x663.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1553347-2-300x194.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1553347-2-768x497.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1553347-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by Alexas_Fotos &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<p>L’attuale fotografia della <strong>previdenza italiana</strong> mostra una distanza ancora molto marcata tra <strong>uomini e donne</strong>. Non si tratta di una semplice differenza numerica, ma del risultato di <strong>percorsi lavorativi</strong> spesso più <strong>fragili, interrotti e meno retribuiti</strong>. Il dato più recente parla chiaro: le <strong>pensioni femminili</strong> risultano mediamente più basse del <strong>30,9%</strong> rispetto a quelle maschili. In pratica, per molte donne l’assegno mensile si ferma intorno ai <strong>1.285 euro</strong>, una cifra che racconta quanto il <strong>mercato del lavoro</strong> abbia inciso sul futuro economico della terza età.</p>



<p>Questa <strong>disparità</strong> non nasce all’improvviso al momento del pensionamento. È il prodotto di anni, spesso decenni, di differenze accumulate lungo tutta la <strong>vita professionale</strong>. Minori opportunità, <strong>interruzioni di carriera</strong>, stipendi più contenuti e una distribuzione sbilanciata dei <strong>carichi familiari</strong> hanno costruito un sistema in cui arrivare alla pensione con un <strong>assegno più debole</strong> è tutt’altro che raro. Ma come si è arrivati a questo punto?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gender pension gap e le sue radici nel lavoro</h2>



<p>Il <strong>gender pension gap</strong> è strettamente legato a ciò che accade prima, durante la vita attiva. Le donne, in molti casi, hanno avuto <strong>carriere più brevi o meno lineari</strong> rispetto agli uomini. Ingresso tardivo nel mondo del lavoro, uscite anticipate, pause legate alla <strong>maternità</strong> o all’<strong>assistenza di familiari anziani</strong>: tutti elementi che, sommati, riducono la <strong>base contributiva</strong> su cui si calcola l’assegno previdenziale.</p>



<p>Il passaggio dal <strong>sistema retributivo</strong> a quello <strong>contributivo</strong> ha reso questa dinamica ancora più evidente. Se in passato il peso del salario finale contava maggiormente, oggi ogni <strong>versamento</strong> ha un impatto diretto sul risultato finale. Questo significa che anche pochi anni di lavoro saltati, o periodi con <strong>contributi più bassi</strong>, possono tradursi in una pensione sensibilmente inferiore. È una differenza che si accumula nel tempo e che emerge con forza proprio quando l’attività lavorativa termina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Part-time, salari più bassi e carriere discontinue: il meccanismo che penalizza le pensionate</h2>



<p>Uno dei fattori più incisivi è il ricorso al <strong>part-time</strong>, spesso non come scelta libera, ma come <strong>soluzione obbligata</strong>. Per molte lavoratrici, ridurre l’orario significa riuscire a <strong>conciliare lavoro e famiglia</strong> in assenza di servizi adeguati. Il problema è che meno ore lavorate equivalgono a uno <strong>stipendio più basso</strong> e, di conseguenza, a <strong>contributi previdenziali ridotti</strong>.</p>



<p>Nel lungo periodo, questo schema produce un effetto molto chiaro: si versa meno e si riceve meno. E il problema non si ferma qui. Se a questo si aggiunge il <strong>gender pay gap</strong>, la distanza si amplia ulteriormente. A parità di mansioni, le donne hanno spesso percepito <strong>retribuzioni inferiori</strong> rispetto agli uomini. Poiché i contributi vengono calcolati in relazione allo stipendio, una <strong>paga più bassa</strong> durante gli anni di lavoro si traduce quasi automaticamente in una pensione meno generosa.</p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6667/6669" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="684" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/550582-1-1024x684.jpg" alt="Pensioni in Italia, il divario di genere resta profondo: perché le donne prendono molto meno" class="wp-image-6669 lazyload" title="Pensioni in Italia, il divario di genere resta profondo: perché le donne prendono molto meno" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/550582-1-1024x684.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/550582-1-1024x684.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/550582-1-300x200.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/550582-1-768x513.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/550582-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by blickpixel &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<h2 class="wp-block-heading">Nord e Sud: una geografia della pensione che amplifica le differenze</h2>



<p>Il divario non è uguale in tutta Italia. La <strong>distribuzione territoriale</strong> delle pensioni mostra differenze significative tra <strong>Nord e Sud</strong>, in linea con la diversa struttura economica del Paese. Dove l’<strong>occupazione femminile</strong> è più stabile e il tessuto produttivo offre maggiori opportunità, gli assegni risultano in media un po’ più alti. Tuttavia, il gap rispetto agli uomini resta comunque evidente.</p>



<p>Nel <strong>Mezzogiorno</strong> la situazione è più delicata. Qui la bassa <strong>partecipazione femminile</strong> al mercato del lavoro, unita a carriere più spesso discontinue e precarie, alimenta <strong>pensioni mediamente più deboli</strong>. In molti casi gli importi si avvicinano ai <strong>livelli minimi di sussistenza</strong>, rendendo la vecchiaia più esposta alle difficoltà economiche. La differenza non è soltanto statistica: si traduce in <strong>qualità della vita</strong>, capacità di far fronte alle spese e <strong>autonomia personale</strong>.</p>
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		<title>Euro, arriva il restyling delle banconote: più sicurezza, più inclusione e nuovi temi scelti dai cittadini</title>
		<link>https://www.borsaedintorni.it/economia/euro-arriva-il-restyling-delle-banconote-piu-sicurezza-piu-inclusione-e-nuovi-temi-scelti-dai-cittadini.php</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Cataldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> La Banca Centrale Europea apre una fase storica per il contante: banconote più moderne, sostenibili e difficili da falsificare, con una novità importante nella scelta dei soggetti grafici. La moneta che usiamo ogni giorno non resterà immutata ancora a lungo. La Banca Centrale Europea ha infatti avviato un percorso di rinnovamento che porterà a una [&#8230;]</p>
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<p><em> La Banca Centrale Europea apre una fase storica per il contante: banconote più moderne, sostenibili e difficili da falsificare, con una novità importante nella scelta dei soggetti grafici.</em></p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6663/6664" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005477-2-1024x683.jpg" alt="Euro, arriva il restyling delle banconote: più sicurezza, più inclusione e nuovi temi scelti dai cittadini" class="wp-image-6664 lazyload" title="Euro, arriva il restyling delle banconote: più sicurezza, più inclusione e nuovi temi scelti dai cittadini" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005477-2-1024x683.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005477-2-1024x683.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005477-2-300x200.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005477-2-768x512.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005477-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by moerschy &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<p>La moneta che usiamo ogni giorno non resterà immutata ancora a lungo. La <strong>Banca Centrale Europea</strong> ha infatti avviato un percorso di <strong>rinnovamento</strong> che porterà a una <strong>nuova generazione di banconote euro</strong>, pensate per essere più <strong>sicure</strong>, più <strong>accessibili</strong> e anche più <strong>attente all’ambiente</strong>. Non si tratta di un semplice ritocco estetico: il progetto punta a ridisegnare il volto del <strong>contante europeo</strong> in modo più coerente con il presente.</p>



<p>Dopo oltre vent’anni dall’arrivo fisico dell’euro, la <strong>BCE</strong> ha deciso di intervenire su <strong>design</strong> e caratteristiche tecniche della <strong>valuta unica</strong>. L’obiettivo è duplice: da un lato rafforzare la <strong>fiducia dei cittadini</strong> nel denaro contante, dall’altro rendere i futuri biglietti più vicini all’<strong>identità culturale</strong> dell’Europa. E questa volta, a differenza del passato, i cittadini avranno voce in capitolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché la BCE vuole cambiare le banconote euro</h3>



<p>Il <strong>restyling</strong> delle banconote nasce da una combinazione di esigenze diverse, ma tutte molto concrete. La prima riguarda la <strong>sicurezza</strong>. I sistemi di <strong>contraffazione</strong> diventano sempre più sofisticati e, per restare un passo avanti, le istituzioni monetarie devono aggiornare continuamente gli strumenti di difesa. Una banconota più difficile da copiare significa maggiore fiducia nel contante, meno rischio di <strong>frodi</strong> e più stabilità per l’intero sistema.</p>



<p>C’è poi il <strong>tema ambientale</strong>. La BCE vuole infatti ridurre l’<strong>impatto ecologico</strong> legato alla produzione delle banconote, intervenendo sui <strong>materiali</strong> e sui <strong>processi industriali</strong>. In altre parole, i futuri biglietti dovranno durare di più, generare meno sprechi e avere un’<strong>impronta più sostenibile</strong> lungo tutto il loro ciclo di vita. È una scelta che risponde a un’esigenza sempre più sentita anche nel settore finanziario.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cittadini protagonisti nella scelta dei nuovi temi grafici</h3>



<p>Uno degli aspetti più interessanti dell’intera operazione è la <strong>partecipazione pubblica</strong>. Per la prima volta nella storia dell’euro, la definizione dei <strong>temi grafici</strong> non è rimasta confinata negli uffici di Francoforte, ma ha coinvolto direttamente i cittadini dell’Eurozona attraverso <strong>consultazioni e sondaggi</strong>. Un segnale importante, perché la banconota non è soltanto uno strumento di pagamento: è anche un <strong>simbolo condiviso</strong>.</p>



<p>Tra le opzioni emerse, due filoni hanno ottenuto particolare attenzione. Il primo è quello dedicato alla <strong>cultura europea</strong>, pensato per valorizzare arti, tradizioni, scoperte e valori che hanno contribuito a costruire l’identità del continente. Il secondo è <strong>“Fiumi e uccelli”</strong>, un tema che richiama la <strong>natura</strong>, la libertà del movimento e l’idea di un’Europa senza barriere, dove il paesaggio attraversa i confini con la stessa naturalezza degli scambi tra le persone.</p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6663/6665" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="660" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005465-1024x660.jpg" alt="Euro, arriva il restyling delle banconote: più sicurezza, più inclusione e nuovi temi scelti dai cittadini" class="wp-image-6665 lazyload" title="Euro, arriva il restyling delle banconote: più sicurezza, più inclusione e nuovi temi scelti dai cittadini" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005465-1024x660.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005465-1024x660.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005465-300x194.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005465-768x495.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/1005465.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by moerschy &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<h3 class="wp-block-heading">Tempi, produzione e che fine faranno i vecchi euro</h3>



<p>Il percorso verso le nuove banconote euro sarà lungo e accurato. Dopo la selezione dei temi nel <strong>2024</strong>, la BCE entrerà nella fase di <strong>progettazione</strong> vera e propria, che richiederà competenze grafiche e tecniche di altissimo livello. I designer dovranno tradurre concetti come cultura, natura, sicurezza e inclusione in immagini concrete, senza rinunciare agli standard richiesti da <strong>filigrane</strong>, <strong>ologrammi</strong> e inchiostri speciali.</p>



<p>La <strong>decisione finale</strong> sul design dovrebbe arrivare entro il <strong>2026</strong>. Da lì in poi prenderà il via la <strong>produzione industriale</strong>, affidata alle stamperie di sicurezza presenti nell’area euro. L’ingresso effettivo in circolazione dei nuovi tagli è previsto <strong>non prima del 2029</strong>, e avverrà in modo <strong>graduale</strong>. Una <strong>transizione lenta</strong> è fondamentale per evitare confusione tra cittadini, esercenti e banche, consentendo a tutti di familiarizzare con le nuove caratteristiche dei biglietti.</p>
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		<title>Modello 730 2026: nuove spese già precompilate e rimborsi Irpef più rapidi</title>
		<link>https://www.borsaedintorni.it/fisco/modello-730-2026-nuove-spese-gia-precompilate-e-rimborsi-irpef-piu-rapidi.php</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonia Cataldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> La dichiarazione dei redditi si prepara a diventare ancora più semplice: più dati inseriti automaticamente, meno errori e tempi più chiari per chi attende il rimborso. La prossima stagione fiscale porterà con sé un’evoluzione importante del Modello 730 2026 precompilato, destinato a rendere la dichiarazione dei redditi più veloce, più intuitiva e soprattutto più precisa. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borsaedintorni.it/fisco/modello-730-2026-nuove-spese-gia-precompilate-e-rimborsi-irpef-piu-rapidi.php">Modello 730 2026: nuove spese già precompilate e rimborsi Irpef più rapidi</a> proviene da <a href="https://www.borsaedintorni.it">Borsa e dintorni</a>.</p>
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<p><em> La dichiarazione dei redditi si prepara a diventare ancora più semplice: più dati inseriti automaticamente, meno errori e tempi più chiari per chi attende il rimborso.</em></p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6659/6660" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="681" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/428331-1-1024x681.jpg" alt="Modello 730 2026: nuove spese già precompilate e rimborsi Irpef più rapidi" class="wp-image-6660 lazyload" title="Modello 730 2026: nuove spese già precompilate e rimborsi Irpef più rapidi" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/428331-1-1024x681.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/428331-1-1024x681.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/428331-1-300x200.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/428331-1-768x511.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/428331-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by jarmoluk &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<p>La prossima stagione fiscale porterà con sé un’evoluzione importante del <strong>Modello 730 2026 precompilato</strong>, destinato a rendere la <strong>dichiarazione dei redditi</strong> più veloce, più intuitiva e soprattutto più precisa. Per milioni di contribuenti si tratta di un cambiamento concreto: meno documenti da recuperare, meno passaggi manuali e una gestione più ordinata delle <strong>spese detraibili</strong>. Il risultato atteso è semplice da immaginare: procedure più snelle e <strong>rimborsi Irpef</strong> gestiti con maggiore puntualità, soprattutto per chi presenta la dichiarazione nei tempi iniziali.</p>



<p>Negli ultimi anni il rapporto tra cittadini e Fisco si è spostato sempre di più verso la <strong>digitalizzazione</strong>. Il 2026, in questo senso, rappresenta un ulteriore salto in avanti. Il <strong>modello precompilato</strong> non sarà soltanto un archivio di dati già noti all’<strong>Agenzia delle Entrate</strong>, ma uno strumento ancora più completo, capace di intercettare nuove informazioni provenienti da <strong>banche</strong>, <strong>assicurazioni</strong>, <strong>strutture sanitarie</strong> e altri soggetti obbligati alla trasmissione dei flussi. Per il contribuente, significa meno margini di errore e una compilazione che assomiglia sempre più a una semplice <strong>verifica finale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dati precompilati e ampliamento delle spese incluse</h2>



<p>Il punto centrale della novità riguarda l’estensione delle spese che compariranno automaticamente nella dichiarazione. Se oggi molti <strong>oneri detraibili</strong> sono già presenti nel prospetto precompilato, con il <strong>Modello 730 2026</strong> l’elenco diventerà ancora più ricco e dettagliato. Saranno quindi più numerosi i costi sostenuti nel corso del 2025 che il sistema riconoscerà senza doverli reinserire manualmente, alleggerendo il lavoro del contribuente e riducendo il rischio di dimenticanze.</p>



<p>Questo ampliamento interessa soprattutto le spese che possono dare diritto alle <strong>detrazioni al 19%</strong>, ormai strettamente legate alla <strong>tracciabilità dei pagamenti</strong>. L’<strong>Agenzia delle Entrate</strong> punta a integrare in modo sempre più preciso i dati relativi agli acquisti e ai servizi pagati con <strong>strumenti elettronici</strong>, così da rendere più semplice il riconoscimento di voci come <strong>spese mediche</strong>, <strong>costi per l’istruzione</strong>, <strong>erogazioni liberali</strong> e <strong>spese veterinarie</strong>. In pratica, il sistema prova a fare da sé ciò che fino a poco tempo fa richiedeva controlli, confronti e una buona dose di pazienza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tracciabilità dei pagamenti e detrazioni fiscali</h2>



<p>La vera chiave di lettura del <strong>Modello 730 2026</strong> resta comunque la <strong>tracciabilità</strong>. Oggi, per ottenere la maggior parte delle <strong>detrazioni fiscali</strong>, non basta aver sostenuto una spesa: è necessario anche dimostrare di averla pagata con <strong>strumenti tracciabili</strong>, come <strong>carte di credito</strong>, <strong>carte di debito</strong>, <strong>bonifici</strong> o altri <strong>sistemi elettronici</strong>. La regola è ormai ben definita e riguarda quasi tutte le voci detraibili, con alcune eccezioni molto precise.</p>



<p>Rimangono infatti detraibili anche i <strong>pagamenti in contanti</strong> per l’acquisto di <strong>medicinali</strong>, <strong>dispositivi medici</strong> e per le <strong>prestazioni sanitarie</strong> rese da strutture pubbliche o private accreditate al <strong>Servizio Sanitario Nazionale</strong>. Per il resto, la direzione è chiara: chi vuole beneficiare degli <strong>sconti fiscali</strong> deve poter dimostrare il passaggio di denaro in modo verificabile. Una scelta che, nel precompilato, sarà valorizzata ancora di più grazie all’<strong>incrocio automatico</strong> tra i dati inviati dai soggetti terzi e quelli raccolti dai sistemi informativi del Fisco.</p>


<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.borsaedintorni.it/galleria/6659/6661" data-wpel-link="internal"><img data-has-syndication-rights="1" data-portal-copyright="Borsa e dintorni" data-licensor-name="Borsa e dintorni" decoding="async" width="1024" height="692" src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2724241-1-1024x692.jpg" alt="Modello 730 2026: nuove spese già precompilate e rimborsi Irpef più rapidi" class="wp-image-6661 lazyload" title="Modello 730 2026: nuove spese già precompilate e rimborsi Irpef più rapidi" data-src="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2724241-1-1024x692.jpg" loading="lazy" data-has-syndication-rights="1" data-licensor-name="Borsa e dintorni" srcset="https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2724241-1-1024x692.jpg 1024w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2724241-1-300x203.jpg 300w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2724241-1-768x519.jpg 768w, https://www.borsaedintorni.it/wp-content/uploads/2026/04/2724241-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Photo by nattanan23 &#8211; Pixabay</figcaption></figure>


<h2 class="wp-block-heading">Calendario dei rimborsi Irpef e controlli da non sottovalutare</h2>



<p>Uno degli aspetti più osservati, ogni anno, riguarda i tempi dei <strong>rimborsi Irpef</strong>. Anche con il <strong>Modello 730 2026</strong>, il mese di luglio resta il momento più atteso per chi ha diritto a un <strong>credito fiscale</strong>. Tuttavia, la <strong>data di presentazione</strong> della dichiarazione continua a essere decisiva. Chi invia il modello nelle prime settimane utili ha più possibilità di ricevere il rimborso già nella <strong>busta paga</strong> di luglio oppure nel rateo della <strong>pensione</strong> dello stesso mese o di agosto.</p>



<p>Il funzionamento è noto ma sempre utile da ricordare. Una volta trasmessa la dichiarazione, l’<strong>Agenzia delle Entrate</strong> elabora il risultato contabile e lo comunica al <strong>sostituto d’imposta</strong>, cioè al <strong>datore di lavoro</strong> o all’<strong>ente previdenziale</strong>. Sarà poi quest’ultimo a erogare materialmente il rimborso. Se invece si aspetta troppo e si presenta il 730 vicino alla scadenza finale, l’accredito slitta più avanti, spesso tra ottobre e novembre. In altre parole, chi punta a ricevere prima il rimborso farebbe bene a muoversi per tempo.</p>
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