Via libera alla rottamazione dei veicoli in fermo amministrativo e al nuovo database sulle auto richiamate ma mai riparate: le novità annunciate da Federcarrozzieri incidono su milioni di automobilisti italiani.

Si possono demolire
Quattro milioni di veicoli oggi bloccati da un fermo amministrativo potranno essere finalmente radiati e avviati alla rottamazione. Tra questi, circa un milione sono vere e proprie carcasse destinate alla demolizione, ferme da anni su strade e terreni. A ricordarlo è Federcarrozzieri, l’associazione delle autocarrozzerie italiane, alla luce dell’entrata in vigore della legge 14/2026 (DDL n. 1431), pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 5 febbraio e operativa dal 20 febbraio.
Il provvedimento introduce “Modifiche al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, e altre disposizioni in materia di cancellazione dai pubblici registri dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo amministrativo”. Una svolta attesa da anni.
Cosa cambia per chi ha un’auto in fermo amministrativo

Finora i veicoli sottoposti a fermo restavano di fatto “congelati”: inutilizzabili, ma impossibili da cancellare dai registri pubblici. Il risultato? Un accumulo progressivo di mezzi abbandonati, con effetti evidenti sul decoro urbano e sull’ambiente. Con la nuova norma, gli enti locali potranno procedere alla rimozione e alla demolizione anche in presenza di fermo amministrativo. Resta però un punto fermo: i proprietari non avranno accesso a incentivi o agevolazioni pubbliche per l’acquisto di un nuovo veicolo e il debito con lo Stato non verrà annullato. Una misura che punta a liberare spazi e ridurre il degrado, senza trasformarsi in un condono mascherato.
Arriva il database delle auto richiamate ma non riparate
La seconda novità riguarda la sicurezza stradale. Con un decreto del direttore generale della Motorizzazione civile è stato istituito l’elenco telematico previsto dall’articolo 80 bis del nuovo Codice della strada. Le case automobilistiche dovranno inserire nel database i dati dei veicoli che, trascorsi 24 mesi dall’avvio di una campagna di richiamo, non siano stati portati in officina per gli interventi correttivi.
L’elenco diventerà pienamente efficace entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto del 19 dicembre, quindi entro il 17 febbraio, e sarà consultabile tramite il Portale dell’automobilista o un’app dedicata.
Si tratta di una novità molto importante sul fronte della sicurezza stradale
– continua Galli –
Oggi i richiami delle case costruttrici si moltiplicano anche in virtù di auto sempre più tecnologiche e dai componenti sofisticati, ma spesso le informazioni rese agli automobilisti non sono efficaci né puntuali, con la conseguenza che migliaia di proprietari circolano a loro insaputa su vetture potenzialmente pericolose. Grazie a questo database cittadini e organi di polizia potranno verificare se un veicolo non è stato sottoposto alla prevista campagna di richiamo, e per i trasgressori sono previste salate sanzioni: fino a 60mila euro per i costruttori per ciascuna misura non adottata, 173 euro per i proprietari che circolano con un’auto inserita nell’elenco.
Carcasse e inquinamento: l’allarme degli esperti ambientali

Le auto abbandonate non occupano soltanto spazio. La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) le definisce «bombe» ecologiche, capaci di rilasciare nel tempo oli minerali, carburanti residui, liquidi refrigeranti, metalli pesanti e acidi delle batterie.
Le auto abbandonate sono “bombe” ambientali e rappresentano vere e proprie fonti diffuse di inquinamento: nel tempo infatti rilasciano nel suolo e nelle acque oli minerali, carburanti residui, liquidi refrigeranti, metalli pesanti e acidi delle batterie, con un rischio concreto di contaminazione delle falde, soprattutto nelle aree non impermeabilizzate
afferma il presidente Sima, Alessandro Miani.
Il rischio non è solo cronico ma anche immediato: incendi accidentali o dolosi possono sprigionare sostanze altamente nocive, con effetti diretti sulla qualità dell’aria. In Europa il fenomeno dei “missing vehicles” — mezzi che sfuggono ai canali ufficiali di radiazione e demolizione — genera una perdita stimata in 2,9 miliardi di euro e ostacola le procedure di depollution obbligatorie. Recuperare e trattare correttamente questi veicoli significa ridurre l’impatto ambientale e riportare sotto controllo un problema rimasto irrisolto troppo a lungo.

