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Pignoramento automatico dello stipendio: cosa cambia con la riforma della riscossione

Pignoramento automatico dello stipendio: cosa cambia con la riforma della riscossione
Photo by geralt – Pixabay
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Dal 2025 entra in vigore una novità che preoccupa molti lavoratori pubblici: trattenute automatiche in busta paga per chi ha debiti fiscali. Ecco come funziona.

Pignoramento automatico dello stipendio: cosa cambia con la riforma della riscossione
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Le cartelle esattoriali restano uno dei temi più caldi nel rapporto tra cittadini e fisco. La rottamazione quinquies, introdotta per alleggerire la pressione fiscale su milioni di contribuenti, ha rappresentato una boccata d’ossigeno. Ma accanto a questa misura, la riforma della riscossione 2025 ha introdotto anche strumenti più incisivi per recuperare i crediti, tra cui spicca il pignoramento automatico dello stipendio.

Questa misura non è legata alla rottamazione, ma rientra in un più ampio piano di semplificazione e automazione delle procedure esecutive da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. L’obiettivo? Rendere più diretti ed efficaci i meccanismi di riscossione nei confronti dei debitori.

Come funziona il nuovo pignoramento

Il pignoramento presso terzi non è una novità in sé: da tempo, infatti, è possibile per il fisco ordinare a banche, enti previdenziali o datori di lavoro di trattenere somme dovute a contribuenti debitori. Ma finora questo passaggio richiedeva un iter preciso, comprensivo di notifica e tempistiche di opposizione.

Con la riforma 2025 cambia tutto, almeno per una parte dei lavoratori: il meccanismo diventa automatico. In particolare, riguarda i dipendenti della Pubblica Amministrazione: gli enti pubblici, in qualità di datori di lavoro, hanno ora l’obbligo di controllare ogni mese se il dipendente ha cartelle esattoriali superiori alla soglia prevista. Se il debito è confermato, la trattenuta in busta paga scatta automaticamente, senza necessità di notifica preventiva.

A chi si applica e quali sono le condizioni

Il pignoramento automatico non riguarda tutti, ma si attiva solo al verificarsi di due condizioni:

  • l’ammontare del debito fiscale supera i 5.000 euro;
  • lo stipendio netto mensile del dipendente è superiore a 2.500 euro.

Al di sotto di queste soglie, la procedura automatica non viene applicata. Inoltre, per garantire comunque una tutela al lavoratore, non è pignorabile l’intera retribuzione, ma solo una quota: la trattenuta massima prevista è pari a 1/7 dello stipendio mensile.

Questa percentuale viene applicata ogni mese fino a quando il debito viene saldato. Un meccanismo pensato per garantire continuità al recupero del credito, ma anche per non compromettere del tutto il reddito disponibile del contribuente.

Cosa cambia per i contribuenti e cosa attendersi

Pignoramento automatico dello stipendio: cosa cambia con la riforma della riscossione
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Il nuovo sistema di pignoramento automatico rappresenta un cambio di passo significativo nell’approccio alla riscossione fiscale. Da una parte c’è l’intento di rendere il recupero dei crediti più efficiente, soprattutto nei confronti di soggetti che risultano da tempo inadempienti. Dall’altra, si crea una pressione maggiore sui dipendenti pubblici che rientrano nei requisiti.

È quindi importante, per chi ha pendenze con il fisco, monitorare la propria situazione e valutare le possibilità offerte dalla rottamazione quinquies, laddove applicabile. La riforma non si applica, almeno per ora, ai lavoratori del settore privato, ma non è escluso che in futuro misure simili vengano estese anche ad altri ambiti.