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Fisco, buste paga e tredicesime: le ipotesi del governo per alleggerire il peso delle tasse

Fisco, buste paga e tredicesime: le ipotesi del governo per alleggerire il peso delle tasse
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Il governo studia una revisione strutturale dell’Irpef con un focus preciso sul ceto medio: taglio delle aliquote, possibile intervento sulle tredicesime e nuovi correttivi per contrastare l’effetto dell’inflazione sui redditi.

Fisco, buste paga e tredicesime: le ipotesi del governo per alleggerire il peso delle tasse
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Il confronto sulla riforma fiscale entra in una fase sempre più concreta. Al centro del dibattito non c’è solo il tema delle aliquote, ma soprattutto la necessità di restituire forza ai salari e sostenere i consumi delle famiglie italiane. In un contesto segnato dall’aumento del costo della vita, l’idea che prende corpo è quella di un alleggerimento mirato sulle buste paga, capace di dare beneficio soprattutto al ceto medio, la fascia che più ha avvertito la pressione dell’inflazione.

La direzione è chiara: ridurre il peso dell’Irpef sui redditi da lavoro dipendente e assimilati, così da lasciare più risorse nelle tasche dei contribuenti. Ma la partita è tutt’altro che semplice. Le ipotesi sul tavolo sono diverse e ciascuna ha implicazioni economiche, politiche e sociali rilevanti. Per questo il dossier resta aperto, con tecnici e governo impegnati a trovare un equilibrio tra sollievo fiscale e sostenibilità dei conti pubblici.

Taglio Irpef e nuova soglia per il ceto medio

Il primo fronte riguarda la revisione degli scaglioni Irpef, in particolare della seconda fascia di reddito. Oggi il sistema prevede un’aliquota del 23% fino a 28.000 euro, del 35% tra 28.000 e 50.000 euro, e del 43% oltre questa soglia. L’ipotesi più discussa punta a ridurre l’aliquota intermedia dal 35% al 33%, un cambiamento che produrrebbe un risparmio graduale per milioni di contribuenti.

La vera novità, però, sarebbe l’estensione dello scaglione agevolato. Alcune proposte prevedono di alzare il tetto della fascia intermedia fino a 60.000 euro lordi annui, ampliando così la platea dei beneficiari. In questo modo potrebbero rientrare non solo lavoratori dipendenti, ma anche quadri e professionisti, cioè quei profili che spesso sostengono consumi più stabili e contribuiscono in modo significativo alla domanda interna.

Tredicesime più leggere: l’ipotesi della flat tax

Accanto alla revisione dell’Irpef ordinaria, il governo guarda anche a un intervento sulle tredicesime. L’idea è quella di introdurre una forma di flat tax oppure una detassazione parziale sulla mensilità aggiuntiva, che ogni anno rappresenta una voce decisiva per i bilanci di lavoratori e pensionati.

Si tratta di una misura dal forte impatto non solo economico, ma anche simbolico. La tredicesima, infatti, viene spesso utilizzata per coprire spese concentrate nel periodo natalizio, per affrontare le utenze o per gestire acquisti rinviati durante l’anno. Tuttavia, oggi una parte rilevante di quell’importo viene assorbita dalla tassazione ordinaria, riducendo il netto effettivamente disponibile.

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Fiscal drag, coperture e ostacoli politici

Nel dibattito rientra con forza anche il tema del fiscal drag, cioè il drenaggio fiscale che si verifica quando gli aumenti nominali degli stipendi finiscono per spingere i lavoratori in scaglioni più alti, senza che il loro potere d’acquisto migliori davvero. È un meccanismo noto, ma spesso poco percepito nell’immediato. In pratica, l’aumento dei prezzi e la crescita nominale delle retribuzioni possono tradursi in un maggiore prelievo fiscale, con un vantaggio automatico per lo Stato. Le stime parlano di circa 3,3 miliardi di euro l’anno di gettito extra.

Ed è proprio qui che si inserisce la logica della riforma: correggere una distorsione che, in presenza di inflazione elevata, erode il salario reale. Ridurre il peso delle imposte e rimodulare gli scaglioni significherebbe restituire ai contribuenti una parte di quanto perso lungo il percorso, evitando che gli aumenti nominali si trasformino in un vantaggio solo apparente.