Home » Economia » Tassa sui pacchi extra UE: cosa cambia dal primo dicembre 2026

Tassa sui pacchi extra UE: cosa cambia dal primo dicembre 2026

Tassa sui pacchi extra UE: cosa cambia dal primo dicembre 2026
Photo by romeosessions – Pixabay
Lettura: 4 minuti

Il governo ha deciso di posticipare l’entrata in vigore del contributo italiano per le spedizioni internazionali di basso valore.

Tassa sui pacchi extra UE: cosa cambia dal primo dicembre 2026
Photo by romeosessions – Pixabay

Se sei solito fare acquisti su siti stranieri, probabilmente ti sarai chiesto come cambieranno i costi doganali nei prossimi mesi. Il calendario per l’introduzione di una nuova tassa sui pacchi ha subito un ulteriore slittamento, spostando la data di avvio dal primo ottobre al primo dicembre 2026.

Il dettaglio della nuova tassa in arrivo

La misura riguarda in modo specifico le spedizioni che arrivano da Paesi fuori dall’Unione Europea, a patto che abbiano un valore complessivo non superiore ai 150 euro. Su questi piccoli pacchi, il consumatore si troverà a fare i conti con due diversi contributi aggiuntivi che, sommati, potrebbero pesare sul portafoglio per un totale di 5 euro.

Il primo balzello è di natura comunitaria ed è pari a 3 euro, attivo già dallo scorso luglio. Questo importo serve a coprire parte dei costi di gestione doganale che l’Europa ha deciso di uniformare per tutti i Paesi membri. Si tratta di una spesa ormai consolidata, che non è stata minimamente toccata dai recenti rinvii decisi dal nostro Governo.

A questi 3 euro si sommano i 2 euro previsti dalla normativa italiana, introdotti per finanziare le attività di controllo dei nostri uffici doganali. Sebbene la cifra possa sembrare contenuta, la sua applicazione va a incidere su ogni singolo collo, rendendo di fatto più costoso l’acquisto di piccoli oggetti online. La buona notizia per i consumatori è che questo contributo nazionale non scatterà prima di dicembre, dando più tempo per gestire le operazioni di logistica.

Perché ci sono due importi separati

Molti utenti pensano che si tratti di un unico balzello, ma è importante distinguere bene la natura dei due prelievi. Non siamo davanti a una doppia tassazione, ma a due contributi indipendenti nati per finalità amministrative diverse. Mentre il primo risponde a direttive comunitarie, il secondo è stato inserito direttamente nella Legge di Bilancio 2026 dal nostro esecutivo.

La finalità del contributo italiano è puramente tecnica: coprire i costi sostenuti per le verifiche doganali, un’attività che è aumentata vertiginosamente negli ultimi anni. Il pagamento di questo importo ricade formalmente sull’importatore, ma nella realtà quotidiana il costo viene spesso scaricato sul consumatore finale. Spesso, infatti, le piattaforme di e-commerce preferiscono adeguare i prezzi o le spese di spedizione per compensare questo esborso extra.

I rischi di una tassa disomogenea in Europa

Il rischio principale di avere contributi così frammentati è quello di creare differenze profonde tra gli Stati membri. Se l’Italia decidesse di mantenere fisso questo balzello, mentre altri Paesi europei adottassero una linea molto più morbida, il mercato logistico potrebbe subire uno shock. Le merci potrebbero infatti arrivare in Europa attraverso rotte alternative, danneggiando la competitività dei nostri aeroporti e porti nazionali.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha affrontato il tema proprio per cercare di fare ordine in questo groviglio di regole. Il Governo sta valutando come coordinarsi meglio con gli altri partner europei per evitare che i consumatori italiani siano penalizzati ingiustamente rispetto agli altri cittadini dell’UE. Il confronto è aperto e non è escluso che, da qui a dicembre, arrivino nuove modifiche legislative importanti.

Tassa sui pacchi extra UE: cosa cambia dal primo dicembre 2026
Photo by jackmac34 – Pixabay

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Sebbene il decreto del 16 settembre 2026 confermi il rinvio, il percorso della tassa non è scolpito nella pietra. Il Governo ha ancora margine per intervenire e cambiare le carte in tavola prima della scadenza invernale. La situazione resta dunque in una fase di attesa, con la possibilità concreta di ulteriori rinvii o eliminazioni totali della misura.

Il consiglio per chi acquista online è di monitorare bene le condizioni di vendita dei vari siti, prestando attenzione alle eventuali note sulle spese di sdoganamento. Non farti ingannare dalle scadenze iniziali, poiché il quadro normativo è ancora in piena evoluzione e le decisioni politiche potrebbero cambiare drasticamente in tempi brevi. Continueremo a seguire la vicenda per aggiornarti non appena ci saranno novità concrete da parte dell’Agenzia delle Dogane