Scopri come le nuove accise influiscono sul costo di sigarette, tabacco trinciato e prodotti riscaldati, e le motivazioni dietro queste modifiche

Dal 13 febbraio 2026, il prezzo delle sigarette entra ufficialmente in una nuova era di rialzi, conformemente ai nuovi listini pubblicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM). Questo adeguamento è il risultato delle disposizioni della Legge di Bilancio, che influisce sia sulla parte fissa che su quella variabile delle accise. Per i tabaccai, il cambiamento è immediato. Per i consumatori, invece, la conseguenza è chiara: il prossimo pacchetto costerà di più. Gli incrementi di prezzo non sono uniformi, variando a seconda della fascia di mercato e delle strategie dei singoli marchi. Questo intervento non è un’azione isolata, ma fa parte di un ampio piano di revisione fiscale mirato a incrementare le entrate statali e a influenzare i comportamenti di consumo.
Aumenti per le marche più vendute
I rincari per le sigarette più vendute oscillano, in media, tra i 10 e i 20 centesimi per pacchetto. Sebbene possa sembrare un incremento modesto nell’immediato, l’impatto sul bilancio annuale dei fumatori abituali è significativo. Marchi noti come Marlboro (Gold, Red e 100s), Merit e Chesterfield, insieme a brand storici come Diana e MS, vedono i loro prezzi alzarsi. Questo porta a un progressivo avvicinamento delle soglie psicologiche dei prezzi, con molte referenze che si spingono verso le fasce premium, riducendo le distanze tra segmenti diversi.
Modifiche per tabacco trinciato e prodotti riscaldati
I consumatori di tabacco trinciato, spesso scelto per motivi economici, devono fare i conti con margini di risparmio sempre più ridotti. Le accise minime su questa categoria sono state aggiornate, rendendo meno vantaggioso l’acquisto rispetto alle sigarette tradizionali. Anche il tabacco riscaldato, che aveva beneficiato di un favore fiscale in passato, è colpito da nuove tabelle che ne aumentano il costo unitario. Questa strategia persegue l’obiettivo di armonizzare la tassazione sui prodotti contenenti nicotina, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata.

Le motivazioni economiche e l’impatto sul consumatore
L’aumento delle accise sui tabacchi rimane un efficace strumento per stabilizzare le entrate statali. La domanda di questi prodotti si dimostra infatti poco elastica: i consumatori tendono a non ridurre il consumo in modo significativo, garantendo un gettito continuo per lo Stato. Per il 2026, le risorse aggiuntive contribuiranno a finanziare ulteriori interventi previsti dalla manovra economica. Tuttavia, l’aumento delle tasse non passa inosservato tra i consumatori. Molti iniziano a valutare alternative: riducono il numero di sigarette fumate al giorno, considerano l’idea di smettere, o passano a marchi più economici. Alcuni optano per confezioni più grandi per ridurre il prezzo per unità. Ma con una pressione fiscale in crescita, le possibilità di risparmiare si riducono, facendo del fumo un’abitudine sempre più costosa, inserita in un contesto normativo in costante evoluzione.

