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Rivalutazione assegno unico: Cosa cambia nel 2026

Rivalutazione assegno unico: Cosa cambia nel 2026
Photo by 5317367 – Pixabay
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L’adeguamento al costo della vita e le nuove soglie ISEE ridisegnano le fasce reddituali, ampliando l’accesso ai benefici per molte famiglie italiane.

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A partire da marzo, per continuare a ricevere l’Assegno Unico secondo la propria fascia di reddito, è necessaria una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU). Se l’aggiornamento non viene effettuato entro il 29 febbraio, l’INPS erogherà automaticamente l’importo minimo legale, anche a chi merita una cifra maggiore. Tuttavia, presentando l‘ISEE aggiornato entro il 30 giugno, si potrà ricevere il pagamento retroattivo a partire da marzo. Superata questa data, però, le differenze non saranno più recuperabili. Per evitare intoppi e riduzioni temporanee del beneficio, è consigliabile anticipare i tempi, visto l’alto volume di richieste ai CAF all’inizio dell’anno.

Rivalutazione 2026: Come si trasformano gli importi?

Ogni anno, l’Assegno Unico viene adeguato al costo della vita, tenendo conto dell’indice FOI che misura i prezzi al consumo. Questo aggiornamento garantisce che il potere d’acquisto delle famiglie rimanga stabile, in un contesto economico che spesso pesa sui bilanci domestici. L’aumento non si limita alla quota per ogni figlio, ma include anche variabili come le famiglie numerose, le madri under 21 e i nuclei con figli disabili. Anche le soglie ISEE vengono ritoccate verso l’alto, permettendo che aumenti nominali di reddito non compromettano l’accesso alle fasce più vantaggiose.

Soglie di reddito e importi per il 2026

Nel 2024, la soglia ISEE per ricevere l’importo massimo è stata innalzata a circa 17.090 euro, mentre il limite per ricevere solo la quota minima ha superato i 45.500 euro. Questi aggiustamenti ampliano la platea di chi può beneficiare delle fasce più alte. Per ogni figlio minore, la cifra massima può superare i 199 euro mensili nelle famiglie con ISEE più basso, mentre la quota minima si attesta intorno ai 57 euro. Per i giovani tra i 18 e i 21 anni, gli importi sono minori, seguendo comunque una logica progressiva. La precisione nei dati della DSU è fondamentale: errori o omissioni possono portare a conguagli a debito.

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Maggiorazioni, tempistiche di pagamento e controlli necessari

L’Assegno Unico varia in base alla composizione familiare: aumentano dal terzo figlio in poi e ci sono integrazioni se entrambi i genitori lavorano, per favorire la conciliazione tra lavoro e cura familiare. Per i figli disabili non ci sono limiti di età e le maggiorazioni variano annualmente. Le madri sotto i 21 anni ricevono una quota fissa aggiuntiva. Di solito, i pagamenti vengono effettuati nella seconda metà del mese, ma durante gli aggiornamenti possono esserci variazioni. Controllare regolarmente il fascicolo previdenziale sul portale INPS è utile per evitare sorprese. Non è necessaria una nuova domanda a meno che non ci siano cambiamenti nel nucleo familiare, come una nascita o la raggiunta maggiore età di un figlio. Un controllo periodico assicura che tutto l’importo dovuto venga effettivamente ricevuto.