Il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita potrebbe riportare in avanti i requisiti per la pensione di vecchiaia già dal 2027, con effetti anche sull’assegno sociale e sulle scelte di migliaia di contribuenti italiani.

Il sistema previdenziale italiano si prepara a un nuovo passaggio delicato. Dopo una fase in cui l’età pensionabile è rimasta sostanzialmente stabile, nei prossimi anni potrebbe tornare a muoversi verso l’alto, seguendo l’andamento della speranza di vita rilevata dall’Istat. Per molti lavoratori questo significa una prospettiva concreta: il traguardo dei 67 anni, oggi considerato il riferimento principale per la pensione di vecchiaia, potrebbe non bastare più. Bastare per cosa? Per lasciare il lavoro, presentare domanda all’INPS e iniziare finalmente una nuova fase della propria vita.
Si tratta di un cambiamento che non nasce da una decisione politica improvvisa, ma da un meccanismo tecnico ormai consolidato. E proprio per questo, anche se l’aumento previsto non sarà probabilmente enorme, il suo impatto sarà tutt’altro che marginale. Per chi è vicino alla pensione, infatti, anche pochi mesi possono modificare piani economici, tempistiche familiari e scelte personali.
Ritorno agli adeguamenti Istat: perché l’età pensionabile può salire
Alla base di tutto c’è il sistema di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. In termini semplici, ogni due anni i parametri vengono rivisti in base ai dati Istat sulla longevità media a 65 anni. Se le persone vivono più a lungo, il sistema chiede anche una permanenza più estesa nel mondo del lavoro. È una logica pensata per mantenere in equilibrio i conti della previdenza pubblica e garantire la tenuta dell’INPS nel lungo periodo.
Negli ultimi aggiornamenti, la corsa dell’età pensionabile si era fermata. La pandemia aveva infatti inciso sulle statistiche della longevità, rallentando temporaneamente la crescita e determinando una fase di pausa nei requisiti anagrafici. Ora però il quadro sembra cambiare di nuovo. Le proiezioni più recenti indicano una ripresa del trend positivo e, di conseguenza, un possibile ritocco verso l’alto dell’età per la pensione di vecchiaia a partire dal 2027.
Assegno sociale più lontano: cosa succede a chi non ha contributi sufficienti
L’effetto dell’adeguamento non riguarda soltanto la pensione di vecchiaia in senso stretto. A essere toccato sarà anche l’assegno sociale, la prestazione assistenziale destinata a chi si trova in condizioni economiche difficili e non ha i requisiti contributivi necessari per una pensione ordinaria. Anche questa misura segue infatti gli stessi criteri anagrafici della pensione di vecchiaia.
Oggi l’accesso all’assegno sociale è fissato a 67 anni. Dal 1° gennaio 2027, però, la soglia potrebbe spostarsi in avanti fino a 67 anni e due o tre mesi. Un dettaglio solo in apparenza contenuto, ma che per le famiglie più fragili può tradursi in un’attesa pesante. Chi vive già con margini economici ridotti potrebbe trovarsi costretto a coprire un periodo scoperto con risorse alternative, prestiti, aiuti familiari o soluzioni temporanee non sempre facili da sostenere.

Nati nel 1960 sotto osservazione: chi rischia di dover aspettare di più
I lavoratori maggiormente interessati dal possibile slittamento sono i nati nel 1960. Si tratta infatti della generazione che, in modo naturale, raggiungerà i 67 anni proprio nel 2027, cioè nell’anno in cui potrebbe scattare l’adeguamento. In pratica, chi compirà 67 anni nei primi mesi di quell’anno potrebbe non poter presentare domanda immediata all’INPS, ma dover attendere ancora qualche settimana o qualche mese, fino alla primavera o all’inizio dell’estate.
Naturalmente esistono margini di incertezza, perché il valore definitivo dipenderà dalla certificazione ufficiale. La normativa prevede un meccanismo di salvaguardia: se la speranza di vita dovesse scendere, l’età pensionabile non verrebbe ridotta, ma resterebbe ferma al livello precedente. Per il biennio 2027-2028, tuttavia, questa ipotesi appare poco probabile. Le stime odierne vanno nella direzione opposta e rendono più plausibile un allungamento dei tempi di accesso.

