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Nuova tassa sui pacchi: la svolta di luglio

Nuova tassa sui pacchi: la svolta di luglio
Photo by romeosessions – Pixabay
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Dal primo del mese scatta il dazio europeo fisso da tre euro sulle spedizioni extra-UE inferiori ai 150 euro. La misura punta a ridimensionare il boom dei marketplace asiatici low-cost, salvaguardando il commercio interno e la sicurezza.

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L’universo degli acquisti online a basso costo si appresta a subire una profonda metamorfosi. Dal primo luglio, chi riempie il carrello sulle piattaforme extra-UE dovrà fare i conti con un quadro normativo inedito. L’introduzione di una nuova tassa sui pacchi rappresenta uno spartiacque per l’e-commerce, cancellando le storiche esenzioni doganali. Una misura strutturale che modificherà radicalmente le dinamiche della logistica globale e le tasche dei consumatori.

Calcolo della nuova imposta

La vera svolta introdotta dal recente Regolamento europeo risiede nel superamento definitivo della storica franchigia doganale che esentava dai dazi tutte le merci importate con un valore intrinseco inferiore ai 150 euro. Fino ad oggi, i piccoli ordini transfrontalieri transitavano liberamente senza alcun aggravio tariffario aggiuntivo, alimentando un flusso incessante e ipertrofico di spedizioni low-cost. La nuova impostazione comunitaria azzera questa esenzione stabilendo un dazio europeo fisso di tre euro per l’ingresso nel mercato unico. Tuttavia, l’errore interpretativo più diffuso tra i consumatori è l’idea radicata che questa cifra si applichi in modo univoco al pacco inteso come collo fisico ricevuto a casa dal corriere.

In realtà, la tariffa non è legata all’involucro o alla singola scatola di cartone della spedizione, bensì viene calcolata in modo analitico sulla base della natura e del numero dei beni inseriti nell’ordine. Se un consumatore decide di completare un acquisto cumulativo contenente prodotti eterogenei, la cifra finale della tassa sui pacchi può lievitare in modo esponenziale. Questo meccanismo impone una riflessione accurata sulle strategie di shopping online, spingendo gli utenti a ponderare bene la composizione del carrello prima di procedere al pagamento, poiché l’impatto delle spese accessorie rischia di superare il prezzo stesso degli oggetti economici desiderati.

Il criterio della riga merceologica

Per comprendere appieno l’effettivo funzionamento della tassa sui pacchi è essenziale esaminare il criterio della cosiddetta riga merceologica utilizzato dagli uffici doganali. Nel linguaggio burocratico delle importazioni, un articolo corrisponde a un insieme di beni che condividono la medesima classificazione e codice tariffario. Se in un unico ordine si inseriscono un paio di scarpe, un vestito e un piccolo accessorio elettronico, la dogana registrerà tre distinte voci. Di conseguenza, il dazio fisso di tre euro verrà applicato separatamente per ognuna di esse, determinando un incremento complessivo di nove euro sull’ordine totale, a prescindere dal fatto che arrivino racchiusi in una sola scatola.

Le linee guida operative emanate direttamente dalla Commissione europea hanno chiarito la rigidità di questa applicazione fiscale. Nemmeno l’utilizzo del sistema IOSS (Import One-Stop Shop), la piattaforma digitale che consente di versare l’IVA al momento della transazione online per velocizzare lo sdoganamento, mette al riparo dal nuovo balzello doganale. Lo IOSS si limita infatti alla gestione dell’imposta sul valore aggiunto, senza interferire con le nuove disposizioni sui dazi. Spetterà quindi ai grandi marketplace asiatici e internazionali riorganizzare i propri sistemi di fatturazione, integrando automaticamente l’onere tariffario all’atto del pagamento o ricalcolando i costi di spedizione per evitare frizioni al momento della consegna.

Sospensione del balzello nazionale

A rendre lo scenario italiano ancora più complesso si era aggiunta l’ombra di un raddoppio delle tasse dovuto a una disposizione introdotta nell’ultima Legge di Bilancio nazionale. Il governo italiano aveva infatti pianificato il lancio concomitante di una tariffa di gestione da due euro, la cosiddetta handling fee, pensata per coprire le ingenti spese di sdoganamento, smistamento e movimentazione merci sostenute dagli hub logistici nazionali. Se le due scadenze avessero coinciso, i clienti avrebbero dovuto subire un sovrapprezzo immediato di cinque euro più IVA su ciascun micro-pacco proveniente da aree extra-europee, colpendo duramente la propensione all’acquisto.

Per evitare un tracollo immediato dei volumi commerciali e accogliere le forti proteste sollevate dalle associazioni di categoria della logistica, che intravedevano gravi perdite economiche e operative per il sistema Paese, il Consiglio dei ministri ha approvato una proroga dell’ultimo minuto. L’applicazione dell’handling fee nazionale da due euro è stata ufficialmente posticipata all’inizio di ottobre. Questo rinvio strategico evita la temuta sovrapposizione estiva dei due dazi, concedendo una parziale tregua al mercato interno, ma sposta semplicemente la risoluzione definitiva del problema all’autunno, quando l’esecutivo dovrà armonizzare il contributo locale con il dazio dell’Unione Europea.

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Motivazioni e sicurezza commerciale

La decisione strategica di Bruxelles non risponde unicamente a un’esigenza di cassa o alla necessità di generare nuove entrate pubbliche, ma rappresenta uno strumento di politica commerciale volto a riequilibrare il mercato. Negli ultimi anni si è assistito a un’esplosione incontrollata di micro-spedizioni, spinte soprattutto da note piattaforme asiatiche. La stragrande maggioranza di questi articoli immessi nel mercato europeo, in particolare nei comparti della cosmesi, dei giocattoli e dell’elettronica low-cost, presentava gravissimi difetti di conformità rispetto ai severi standard di sicurezza europei, minacciando la salute degli acquirenti e violando sistematicamente le norme sulla proprietà intellettuale.

Accanto ai temi legati alla sicurezza e alla salute pubblica, la nuova tassa sui pacchi mira a ristabilire una concorrenza leale nei confronti dei commercianti e delle imprese che operano stabilmente sul territorio europeo. I negozianti locali e gli e-commerce europei affrontano quotidianamente costi operativi elevati, adempimenti burocratici rigidi e tassazioni ordinarie che i venditori extra-UE riuscivano sistematicamente ad aggirare sfruttando le pieghe della franchigia doganale. Non va trascurato, inoltre, il pesante impatto ecologico generato dalla logistica di massa transcontinentale, caratterizzata da un abuso di materiali da imballaggio e trasporti aerei ad elevata intensità di emissioni di carbonio per spostare merci dal valore irrisorio.