Chi percepisce la NASpI e svolge un lavoro dipendente, autonomo o di collaborazione deve comunicare il reddito presunto per evitare blocchi, ricalcoli e sospensioni dell’indennità.

Il mese di marzo rappresenta uno spartiacque decisivo per chi beneficia del sostegno al reddito e intende mantenere la continuità dei pagamenti. L’istituto di previdenza richiede trasparenza assoluta riguardo alle entrate extra derivanti da attività lavorative saltuarie o continuative, al fine di calcolare l’esatto ammontare dell’indennità. Trascurare questo appuntamento burocratico non è un’opzione, poiché i sistemi automatizzati dell’ente previdenziale sono programmati per interrompere l’erogazione dei fondi in assenza di dati aggiornati sul reddito presunto dell’anno solare.
Marzo è un mese cruciale per molti beneficiari dell’indennità di disoccupazione. Per chi riceve la NASpI e, nello stesso tempo, ha iniziato o proseguito un’attività lavorativa, scatta un adempimento preciso: comunicare all’INPS il reddito presunto dell’anno in corso. Non si tratta di un passaggio secondario né di una formalità da rimandare: è una verifica indispensabile per evitare blocchi nei pagamenti, ricalcoli successivi e possibili recuperi di somme non dovute.
NASpI-Com: chi deve presentarlo e perché è obbligatorio
L’adempimento riguarda tutti coloro che percepiscono la NASpI e svolgono contemporaneamente un’attività di lavoro subordinato, autonomo oppure di collaborazione. La comunicazione va effettuata tramite il modello NASpI-Com, strumento con cui il beneficiario informa l’INPS del reddito presunto dell’anno solare in corso.
Questa dichiarazione è necessaria perché l’indennità di disoccupazione può convivere con alcune attività lavorative, ma solo entro limiti ben precisi. L’INPS, quindi, utilizza i dati forniti per ricalcolare l’importo mensile spettante, evitando sia un’erogazione eccessiva sia futuri conguagli da restituire. In altre parole, il modello serve a mantenere allineata la prestazione con la reale situazione lavorativa del cittadino.
L’obbligo non riguarda soltanto chi ha un contratto di lavoro dipendente. Deve fare attenzione anche chi possiede una Partita IVA attiva o opera con forme di collaborazione coordinata e continuativa. Persino quando il reddito previsto è pari a zero, la comunicazione resta comunque dovuta. Perché? Perché l’INPS deve poter verificare in modo costante la posizione del beneficiario e accertare se sussistano o meno le condizioni per mantenere il trattamento.
Focus sulla Partita IVA e la Gestione Separata
Molti contribuenti ignorano che l’apertura di una Partita IVA, anche se silente o con guadagni minimi, genera l’obbligo automatico di invio del modello NASpI-Com. La mancata segnalazione del reddito professionale entro il 31 marzo di ogni anno successivo a quello di inizio attività comporta la decadenza definitiva dal beneficio. Anche chi è iscritto alla Gestione Separata per collaborazioni occasionali che superano i 5.000 euro deve prestare estrema cautela a questa scadenza.

Limiti di reddito: quando la NASpI si riduce e quando si perde
Per conservare il diritto alla NASpI, è fondamentale restare dentro soglie reddituali specifiche, che cambiano a seconda del tipo di lavoro svolto. Nel caso del lavoro dipendente o parasubordinato, il riferimento è la soglia dei 8.145 euro annui, corrispondente alla cosiddetta no tax area.
Se il reddito previsto rimane entro questo tetto, l’indennità non viene cancellata, ma subisce una riduzione: l’assegno mensile viene abbassato di un importo pari all’80% del reddito presunto. Quando invece il limite viene superato, il diritto alla prestazione decade, salvo una particolarità importante. Se il contratto ha una durata inferiore a sei mesi, la NASpI viene sospesa per il periodo di lavoro e poi riattivata automaticamente alla fine del rapporto.

