Un’anomalia nei modelli fiscali trasmessi dall’INPS sta creando discrepanze sulle addizionali regionali e comunali. Il risultato? Per oltre 270mila pensionati potrebbe scattare un conguaglio errato nel 730 precompilato.

La stagione della dichiarazione dei redditi si apre con una criticità tutt’altro che secondaria per molti contribuenti italiani, in particolare per i pensionati. Un problema tecnico nei sistemi informatici dell’INPS ha infatti generato errori nelle Certificazioni Uniche, con effetti diretti sulle addizionali locali trattenute durante l’anno. In pratica, somme già prelevate dai cedolini mensili rischiano di non risultare correttamente nei documenti fiscali inviati all’Agenzia delle Entrate. E quando i dati ufficiali non coincidono con quanto effettivamente versato, il pericolo è evidente: un calcolo sbagliato delle imposte e, nei casi peggiori, un doppio prelievo.
Il nodo della Certificazione Unica e il ruolo dell’INPS
L’INPS, com’è noto, agisce come sostituto d’imposta per i titolari di pensione. Questo significa che l’istituto deve calcolare, trattenere e versare non solo l’Irpef, ma anche le addizionali regionali e comunali dovute dal contribuente. A fine anno, tutte queste informazioni devono confluire nella Certificazione Unica, il documento che fotografa redditi e ritenute subite nel corso dell’anno fiscale.
Ed è proprio qui che si è aperta la falla. A causa di un disallineamento nei sistemi centrali, alcune Certificazioni Uniche risultano incomplete: le addizionali, pur essendo state regolarmente trattenute mese dopo mese, non compaiono nei modelli trasmessi all’Anagrafe Tributaria. Un’assenza tutt’altro che banale, perché i dati arrivati al sistema fiscale diventano parziali e non rappresentano più la situazione reale del contribuente. Chi controlla solo il documento online, senza fare verifiche approfondite, rischia di fidarsi di informazioni che non corrispondono agli estratti dei propri pagamenti.
270mila pensionati coinvolti: perché il rischio è concreto
Il numero dei contribuenti interessati dall’anomalia è significativo: si parla di oltre 270mila pensionati su scala nazionale. Una cifra che rende il problema tutt’altro che marginale. Il rischio nasce soprattutto nel momento in cui questi dati confluiscono nel modello 730 precompilato. Il sistema dell’Agenzia delle Entrate, infatti, elabora la dichiarazione sulla base delle informazioni ricevute dagli enti previdenziali. Se la base è incompleta, anche il risultato finale sarà inevitabilmente distorto.
In pratica, il software fiscale può interpretare le addizionali regionali e comunali come se non fossero mai state versate. Il contribuente si ritrova così a risultare debitore di imposte già pagate alla fonte. È questo il cuore del problema: un doppio addebito sullo stesso presupposto fiscale. E non si tratta soltanto di una questione contabile. Un errore di questo tipo può alterare anche il calcolo di detrazioni e benefici collegati al reddito, con conseguenze economiche che, per alcuni nuclei familiari, possono arrivare a pesare per centinaia di euro.

Come difendersi dall’errore e correggere i dati
La prima regola, in situazioni come questa, è non agire d’impulso. Serve controllare con attenzione la propria posizione e verificare se la Certificazione Unica disponibile sia davvero aggiornata. Il passaggio più utile consiste nell’accedere al cassetto previdenziale sul sito dell’INPS e scaricare l’ultima versione del documento. L’istituto, infatti, sta procedendo all’invio di flussi correttivi per sanare le anomalie emerse, ma non tutti i modelli potrebbero essere stati ancora allineati.
Una volta ottenuta la certificazione, è indispensabile confrontarla con i cedolini della pensione relativi ai mesi dell’anno precedente. Bisogna controllare voce per voce le ritenute fiscali, soprattutto quelle legate alle addizionali regionali e comunali. Se il documento continua a non riportare gli importi già trattenuti, gli esperti consigliano di non accettare il 730 precompilato così com’è. Farlo significherebbe, in molti casi, confermare un’imposizione errata e pagare somme non dovute.

