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Decreto Omnibus e partite IVA: cosa cambia sui controlli fiscali per il regime forfettario

Decreto Omnibus e partite IVA: cosa cambia sui controlli fiscali per il regime forfettario
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Lo schema del Decreto correttivo Omnibus riscrive le regole sui tempi di accertamento: per i professionisti e i piccoli imprenditori in regime forfettario arriva la fine del “premio” legato alla fatturazione elettronica, con un ritorno ai termini ordinari per i controlli fiscali.

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Il sistema tributario italiano continua a cambiare passo, e questa volta il focus riguarda da vicino migliaia di titolari di partita IVA. Con lo schema del Decreto correttivo Omnibus, il Governo interviene su un meccanismo che finora aveva premiato chi aveva scelto la fatturazione elettronica, riducendo i tempi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate per gli accertamenti. Una scelta che, oggi, viene archiviata per effetto della nuova normalizzazione degli adempimenti digitali.

Il tema non è secondario. Parliamo infatti di controlli fiscali che interessano professionisti, autonomi e microimprese, soprattutto nel regime forfettario. E quando si modifica la durata dei termini di decadenza, cambiano anche le strategie di conservazione dei documenti, la gestione amministrativa e, in molti casi, il livello di attenzione da mantenere per anni. Ma perché questo bonus è stato eliminato? E da quando scatteranno le nuove regole?

Dallo sconto sui controlli al nuovo quadro normativo

Per capire la portata della modifica bisogna partire dall’origine del beneficio. Quando la fatturazione elettronica è stata introdotta come obbligo per gran parte dei contribuenti, i soggetti in regime agevolato inizialmente avevano beneficiato di una fase transitoria. In quella fase, il legislatore aveva pensato a un incentivo per favorire l’adozione volontaria degli strumenti digitali anche tra i piccoli operatori.

Chi decideva di emettere soltanto fatture elettroniche poteva contare su una riduzione di un anno dei termini entro cui l’amministrazione finanziaria poteva procedere con gli accertamenti. In pratica, il periodo di controllo passava da cinque a quattro anni. Un vantaggio concreto, pensato per incoraggiare la transizione digitale e, allo stesso tempo, alleggerire per i contribuenti l’orizzonte temporale in cui conservare prove, registrazioni e documentazione utile a dimostrare la correttezza della propria posizione fiscale.

Perché il Governo ha cancellato il beneficio

La decisione non nasce da una volontà punitiva nei confronti delle partite IVA minori. Al contrario, il provvedimento si inserisce in una logica di coordinamento tra norme ormai cambiate rispetto al momento in cui il bonus era stato introdotto. All’epoca, infatti, la riduzione dei termini era giustificata dal fatto che la fatturazione elettronica rappresentasse una scelta facoltativa, da incentivare con un vantaggio concreto.

Oggi però lo scenario è completamente diverso. Dal 1° gennaio 2024, la fatturazione elettronica è diventata obbligatoria per tutti i contribuenti in regime forfettario, senza distinzione legata al volume di ricavi o compensi. L’obbligo riguarda quindi anche le attività più piccole, comprese quelle sotto la soglia dei 25.000 euro annui.

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Quando scatteranno i nuovi termini e cosa devono fare i contribuenti

Un punto decisivo, soprattutto per chi opera in regime forfettario, riguarda la decorrenza della misura. La cancellazione del beneficio non avrà effetti retroattivi. Questo significa che le annualità già maturate non verranno toccate dalle nuove disposizioni.

In concreto, per i periodi d’imposta 2024 e 2025, i contribuenti che hanno rispettato gli obblighi di tracciabilità e fatturazione elettronica continueranno a beneficiare del termine ridotto a quattro anni. Il passaggio ai tempi ordinari, quindi a cinque anni per gli accertamenti, scatterà solo per le attività svolte dal 2026 in poi.