Le “Zone 30” stanno trasformando le città italiane, un percorso fatto di riduzione delle velocità, miglioramenti ambientali e risparmi economici che sembra promettere un futuro più sostenibile e sicuro.

Le grande città stanno repensando la loro mobilità e, come un lampo di speranza verde tra i fumi del traffico, emerge Bologna: protagonista del 22° Rapporto Audimob Isfort. Non è affascinante l’idea che qualcosa di semplice come abbassare il limite di velocità possa cambiare tanto? Dal gennaio 2024, Bologna ha iniziato a testare i 30 km/h in alcune aree urbane. I risultati? Peculiarmente positivi. Frenate brusche e accelerazioni anomale sono quasi un ricordo sbiadito, e le emissioni di inquinanti sono calate di un promettente 17%. E il tempo per arrivare a destinazione? Quasi invariato, con differenze minime per tragitti brevi. Il dettaglio forse più sorprendente è l’aspetto economico: una riduzione nei costi sociali di oltre 150 milioni di euro in soli sei mesi, un effetto domino che pochi avrebbero potuto prevedere.
Un nuovo modo di vivere le città: una tendenza globale
Siamo parte di un più ampio movimento globale che riconsidera l’uso dello spazio urbano. Realtà come Barcellona e Parigi stanno guidando questa rivoluzione urbanistica. Queste metropoli non sono solo giochi di parole, come “superillas” o la “ville du quart d’heure”, ma veri e propri modelli che hanno trovato un modo per restituire ai quartieri e ai cittadini il loro spazio. L’approccio di ridurre le velocità medie non è che un tassello di un puzzle più grande che include la riorganizzazione dei sensi di marcia, le corsie ciclabili, e l’urbanismo tattico. Tutto questo non solo per rendere le città più sicure, ma anche per creare angoli urbani a misura di pedone.
L’Italia non è da meno e guarda alla “Vision Zero”, un’iniziativa europea che punta ad azzerare le vittime della strada entro il 2050. Ridurre la velocità è solo l’inizio: ci sono infrastrutture da migliorare, controlli da rafforzare e spazi urbani da reinventare in ottica di sicurezza e sostenibilità. Un obiettivo ambizioso che vede nel 2027 una tappa intermedia fondamentale.
Bologna mostra la via, ma c’è ancora strada da fare

Bologna ha piantato il primo seme, con altre città come Olbia e Cesena che si avventurano nel percorso delle “Zone 30”. Milano, Roma, e Torino non restano indietro, affrontando sperimentazioni su scala minore. I risultati positivi di Bologna, con un traffico più uniforme e una significativa riduzione delle manovre pericolose, stanno spingendo altre città italiane come Firenze e Bergamo a considerare anch’esse l’adozione strutturale del limite dei 30 km/h.
Tuttavia, il terreno non è del tutto livellato. L’auto domina ancora la scena della mobilità, occupando più del 60% degli spostamenti giornalieri e ostacolando l’intermodalità, che languisce al 2,8%. Spostarsi in città resta intricato, soprattutto nei sobborghi e nel sud, dove l’assenza di alternative all’auto continua a perpetuare un modello di mobilità meno flessibile.
Ombre e luce: il problema dei costi

Alla base della mobilità italiana c’è una sfida cruciale: i costi. L’auto, tanto utilizzata quanto dispendiosa, rappresenta una spesa media di 334 euro al mese per famiglia, in un evidente trend di crescita della spesa complessiva. Le auto, intrappolate in un menage à trois con il tempo, sono spesso vecchie e costose da mantenere. Ecco il paradosso: nonostante le stazionamenti prolungati, la loro presenza sembra inamovibile.
Dunque, siamo sulla buona strada verso una mobilità più sostenibile? Le “Zone 30” sembrano essere una risposta positiva, ma restano molti nodi da sciogliere. Sicuramente, però, lo spirito di innovazione è nell’aria e siamo testimoni di un periodo di transizione in cui il cambiamento è non solo possibile, ma necessario.

