Il governo studia un piano per riaprire le serrande abbassando la tassazione sui canoni commerciali.

Si torna a parlare di cedolare secca sui negozi in vista della prossima Legge di Bilancio, con l’obiettivo di dare nuova vita ai locali rimasti vuoti. La proposta punta a rendere meno gravoso il peso fiscale per i proprietari che scelgono di affittare le proprie botteghe, favorendo così la ripresa del commercio di vicinato.
Il ricordo del 2019 e il limite dei locali
Non è la prima volta che si discute di questa misura, dato che nel 2019 era già stata introdotta una formula simile per gli immobili di categoria catastale C/1. In quell’occasione, chi affittava un negozio o una bottega di superficie fino a 600 metri quadrati poteva scegliere l’aliquota fissa del 21% al posto della normale tassazione Irpef. Si trattava di un sistema semplice e vantaggioso per molti proprietari che gestivano immobili al di fuori di un’attività d’impresa professionale.
Oggi però quella possibilità non esiste più e i redditi derivanti dagli affitti commerciali finiscono dritti nel calderone dell’Irpef, seguendo gli scaglioni previsti dalla legge. Con la Manovra 2027, l’idea è quella di ripescare quel modello, magari apportando delle modifiche sostanziali per renderlo più efficace. Si parla infatti di ridurre il limite di metratura, puntando su locali più piccoli che vanno dai 250 ai 300 metri quadrati, ideali per le classiche attività di quartiere.
Perché il Fisco guarda alle vetrine vuote
Il cuore del problema risiede nel calcolo di convenienza che ogni proprietario deve fare prima di mettere un annuncio di affitto. Oltre ai rischi legati alla morosità, ci sono le tasse sugli immobili che spesso rendono l’affitto poco remunerativo rispetto all’impegno richiesto. Quando un locale rimane chiuso, il proprietario non incassa nulla, ma continua comunque a dover pagare le imposte patrimoniali come l’IMU, rendendo il periodo di sfitto un vero salasso.
L’introduzione di un’imposta sostitutiva, simile a quella che già conosciamo per gli appartamenti, offrirebbe una tassazione chiara e prevedibile fin dal momento della firma del contratto. Questo cambiamento permetterebbe di separare il reddito da locazione da quello complessivo del proprietario, evitando che l’affitto faccia saltare l’interessato verso aliquote Irpef più alte. È proprio su questo punto che si gioca la partita delle coperture finanziarie, visto che lo Stato dovrà trovare i soldi per compensare il minor gettito garantito oggi dall’attuale sistema.
La proposta di Confcommercio e il nodo canoni
Tra le varie opzioni sul tavolo, quella avanzata da Confcommercio spicca per la sua visione pratica orientata al rilancio reale delle attività commerciali. L’idea è quella di legare il beneficio fiscale a una riduzione concreta del canone di locazione concordato con il negoziante. In questo modo, lo Stato rinuncerebbe a una parte delle tasse, ma il proprietario sarebbe incentivato ad abbassare l’affitto per il commerciante, rendendo il negozio più competitivo sul mercato.
Questo meccanismo a due vie avrebbe un doppio effetto positivo: da un lato il proprietario ottiene un rendimento netto più interessante grazie alla tassazione ridotta, dall’altro il commerciante riesce a sostenere meglio le spese fisse mensili. È un tentativo di far incontrare la domanda e l’offerta in zone dove oggi, a causa degli affitti troppo elevati, le vetrine restano spente per anni. Il successo della misura dipenderà tutto da come verranno scritti i decreti attuativi e da quanto sarà effettivamente conveniente per entrambe le parti coinvolte nel contratto.

Cosa sappiamo per certo sulla Manovra
Al momento è importante chiarire che non c’è nulla di definito, nessuna aliquota ufficiale o soglia minima di superficie blindata. La discussione è ancora in una fase preliminare e quello che leggiamo sui giornali rappresenta una direzione politica che deve ancora passare attraverso i tavoli tecnici del Ministero dell’Economia. Non bisogna dimenticare che il fisco italiano è una macchina complessa e ogni nuova agevolazione deve essere bilanciata da tagli o entrate altrove.
Chi spera in una svolta immediata dovrà attendere l’autunno, quando il testo definitivo della Legge di Bilancio prenderà una forma concreta. Per i proprietari, questa potrebbe essere la vera chiave di volta per decidere di rimettere a reddito locali che oggi rappresentano solo un costo di mantenimento. Resta da capire se il governo avrà lo spazio economico necessario per trasformare questa proposta in una realtà concreta e duratura, capace davvero di riaccendere le luci nelle strade delle nostre città.

