La Legge di Bilancio 2026 introduce un sostanziale incremento del bonus dedicato alle madri, passando da 40 a 60 euro mensili. Tuttavia, l’atteso esonero contributivo, più volte rimandato, non farà il suo debutto neanche quest’anno.

Tra le principali novità del pacchetto famiglia della recente manovra c’è il potenziamento del bonus per le mamme. Sebbene il contributo annuale massimo salga da 480 a 720 euro, l’esonero contributivo che avrebbe dovuto accompagnare questa misura è ancora assente. L’attesa decontribuzione parziale, destinata alle lavoratrici madri con almeno due figli, rimane in sospeso, seguendo le orme del progetto sperimentale del 2024, che aveva promesso una versione totale dell’agevolazione.
Questo incremento nell’importo mensile risulta dunque una buona notizia, ma fa anche emergere la costante procrastinazione delle promesse originali. Le linee guida operative, attese già da gennaio 2025, non sono ancora state consolidate, facendo così slittare di un altro anno i piani iniziali.
Dettagli sul bonus mamme e le reali aspettative

Il bonus mamme, un supporto fondamentale per le lavoratrici con redditi fino a 40.000 euro, è stato introdotto dal Decreto Legge n. 95 del 2025. Quest’ultimo ha posticipato la realizzazione dell’esonero contributivo. Per il 2026, lo schema rimane pressoché invariato, con una modifica sostanziale: l’aumento del contributo mensile, che sarà disponibile per donne dipendenti, a tempo determinato o indeterminato, autonome e professioniste, che rispondono a criteri specifici legati al numero e all’età dei figli.
Nonostante l’incremento del contributo sia una notizia positiva, resta evidente la discrepanza tra quanto promesso e ciò che realmente si concretizza. Un anno fa, le lavoratrici madri aspettavano con speranza un esonero contributivo parziale per un massimo di 3.000 euro. L’obiettivo iniziale era sostenere chi avesse tre figli e un contratto a tempo indeterminato.
La difficoltà di tradurre in pratica queste promesse è stata palese, con la dotazione finanziaria che è salita da 300 a 480 milioni di euro per fronteggiare la crescita delle richieste. Tuttavia, nonostante questi sforzi, le risorse si sono rivelate insufficienti a coprire l’intera misura.
Il futuro del bonus mamme: tra promesse e sfide di attuazione
Per le madri con almeno tre figli, l’agevolazione contributiva rimane fissata al 100% della quota dei contributi previdenziali legati a invalidità, vecchiaia e superstiti, con un limite massimo annuo di 3.000 euro, suddiviso mensilmente. Nonostante questo accenno di generosità, le differenze tra la teoria e la pratica permangono.
A fronte di una nuova definizione del bonus, che si preannuncia meno vantaggiosa ma più diffusa, le continue difficoltà nel reperire risorse sufficienti per un contributo massimo di 480 euro sollevano preoccupazioni sull’implementazione. Per il secondo anno consecutivo, il tanto atteso esonero rimane un miraggio, sollevando dubbi sulla necessità di ulteriori modifiche normative e di un’eventuale nuova proroga a causa delle difficoltà pratiche.
L’anno prossimo parte con una previsione di 300 milioni di euro stanziati, tuttavia, garantire il nuovo importo da 60 euro richiederà almeno 630 milioni di euro, creando incertezze sulle reali possibilità del Governo di mantenere le promesse.

