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Bonus ISCRO 2026: requisiti e importi per partite IVA

Bonus ISCRO 2026: requisiti e importi per partite IVA
Photo by geralt – Pixabay
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L’ammortizzatore sociale per autonomi iscritti alla Gestione Separata sostiene chi subisce un forte calo del reddito, senza chiudere l’attività e con importi aggiornati all’inflazione.

Bonus ISCRO 2026: requisiti e importi per partite IVA
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Il mondo del lavoro autonomo ha da tempo un alleato strutturale per affrontare i periodi di forte contrazione economica. Il Bonus ISCRO si conferma una delle misure più importanti per tutelare i professionisti che, pur mantenendo attiva la propria attività, registrano un calo drastico delle entrate rispetto agli anni precedenti. Questo ammortizzatore, pensato appositamente per chi non gode delle classiche tutele del lavoro dipendente, rappresenta una boccata d’ossigeno finanziaria e non richiede la cessazione della partita IVA per essere ottenuto, favorendo la continuità operativa.

Destinatari e requisiti per le partite IVA

Per poter beneficiare del Bonus ISCRO, i lavoratori autonomi devono soddisfare precisi requisiti anagrafici e previdenziali stabiliti dalla normativa vigente. La platea dei beneficiari è composta esclusivamente dai liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS che esercitano per professione abituale un’attività di lavoro autonomo. Sono quindi esclusi gli artigiani, i commercianti e tutti i professionisti iscritti alle casse previdenziali private ordinistiche, come ad esempio avvocati, ingegneri o commercialisti, che dispongono di sistemi di welfare interni.

Un altro elemento fondamentale riguarda l’anzianità contributiva e la regolarità della posizione previdenziale. Chi presenta la richiesta deve avere la partita IVA attiva da almeno tre anni per la medesima attività che ha dato origine all’iscrizione alla Gestione Separata. Inoltre, è indispensabile risultare in regola con il versamento dei contributi obbligatori, una condizione attestata tramite il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC). L’assenza di trattamenti pensionistici diretti e la mancata percezione di altre indennità di disoccupazione completano il quadro dei requisiti di compatibilità.

Limiti di reddito e calo del fatturato

I parametri economici per accedere alla misura combinano una soglia massima di guadagno e una percentuale netta di perdita finanziaria. Il professionista deve aver prodotto, nell’anno precedente alla presentazione della domanda, un reddito da lavoro autonomo inferiore al 70% rispetto alla media dei redditi ottenuti nel biennio precedente. Questo significa che viene premiata la stabilità storica del lavoratore, colpita da un evento eccezionale o da una flessione di mercato nell’ultimo periodo. Parallelamente, il reddito annuale complessivo dichiarato non deve superare il tetto massimo rivalutato annualmente in base agli indici ISTAT, fissato a 12.749,18 euro per l’anno in corso.

Importi minimi e massimi del sussidio

L’indennità economica non viene corrisposta in forma fissa o uguale per tutti, ma varia in base ai guadagni storici del singolo richiedente. Il sussidio mensile è pari al 25% della media dei redditi da lavoro autonomo dichiarati nei due anni precedenti all’anno che precede la domanda, parametrato su base semestrale. La normativa prevede comunque dei paletti rigidi per garantire un sostegno dignitoso e, al contempo, sostenibile per le casse dello Stato: l’importo mensile erogato non può essere inferiore a 255,53 euro e non può eccedere la cifra massima di 817,69 euro.

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Il pagamento del sussidio viene effettuato direttamente dall’INPS per sei mensilità consecutive, partendo dal giorno successivo a quello di inoltro della domanda. Bisogna tenere conto del fatto che questa somma concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini IRPEF, ma non prevede l’accredito di alcuna contribuzione figurativa utile ai fini pensionistici. La prestazione non può essere richiesta nel biennio successivo a quello in cui si è già usufruito del beneficio, configurandosi come un aiuto straordinario e non come un sussidio a lungo termine.

Un meccanismo pratico di simulazione

Per comprendere al meglio come si determina la cifra mensile, è utile fare una simulazione numerica concreta. Immaginiamo un professionista che nei due anni di riferimento abbia dichiarato rispettivamente 14.000 euro e 12.000 euro di reddito imponibile, registrando poi una forte contrazione nell’anno successivo. La media aritmetica dei due anni precedenti è pari a 13.000 euro. Su base semestrale, questa media corrisponde a 6.500 euro. Calcolando il 25% su questa base semestrale, si ottiene un totale di 1.625 euro per l’intero periodo di sei mesi. Dividendo questa somma per le sei mensilità previste, l’importo mensile dell’assegno spettante al professionista sarà esattamente di 270,83 euro. Qualora invece il calcolo matematico superi la soglia massima stabilita per legge, l’ente previdenziale applicherà automaticamente il tetto di 817,69 euro mensili.

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Invio della domanda sul portale INPS

I termini per la presentazione della richiesta si aprono ufficialmente a partire da metà giugno, offrendo una finestra temporalmente ampia per raccogliere i dati fiscali necessari. La domanda deve essere trasmessa esclusivamente in via telematica attraverso i canali ufficiali dell’INPS. I professionisti possono accedere autonomamente all’area riservata del portale utilizzando le proprie credenziali digitali, come lo SPID di livello 2 o superiore, la Carta Nazionale dei Servizi (CNS) o la Carta d’Identità Elettronica (CIE). In alternativa, è sempre possibile farsi assistere da un intermediario abilitato o da un patronato per evitare errori nella compilazione.