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Bonus IRPEF e NASpI: come recuperare il trattamento integrativo con il modello 730

Bonus IRPEF e NASpI: come recuperare il trattamento integrativo con il modello 730
Photo by delphinmedia – Pixabay
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Chi percepisce l’indennità di disoccupazione può avere diritto a un credito fiscale spesso trascurato. Ecco come funziona il bonus, quando spetta davvero e perché la dichiarazione dei redditi può fare la differenza tra un rimborso e una restituzione inattesa.

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Molti beneficiari della NASpI non sanno di poter recuperare un importo che, in alcuni casi, può arrivare fino a 1.200 euro l’anno. Il punto centrale è uno solo: verificare con attenzione il proprio reddito complessivo e capire se il trattamento integrativo è già stato erogato oppure no. Per chi ha alternato periodi di lavoro e disoccupazione, la gestione fiscale può diventare più complessa del previsto. E proprio qui entra in gioco il modello 730, che spesso si rivela decisivo per chi vuole evitare errori, conguagli pesanti o la perdita di somme spettanti di diritto.

La questione, infatti, non riguarda soltanto chi riceve l’indennità di disoccupazione, ma anche chi ha avuto più rapporti di lavoro nello stesso anno o altre entrate fiscali. In questi casi, il calcolo iniziale può essere provvisorio e non sempre perfettamente allineato al reddito finale. Da qui nasce la necessità di controllare bene la Certificazione Unica e di non dare mai per scontato che l’importo riconosciuto mese per mese dall’INPS sia quello corretto. Un piccolo dettaglio trascurato oggi può trasformarsi in un conguaglio sgradito domani.

Che cos’è il bonus IRPEF per chi prende la NASpI

Il cosiddetto bonus IRPEF NASpI è l’evoluzione di una misura conosciuta in passato come Bonus Renzi. Si tratta di un trattamento integrativo pensato per sostenere i redditi da lavoro dipendente e alcune prestazioni sostitutive, tra cui proprio l’indennità di disoccupazione. L’importo può arrivare a 100 euro al mese, per un totale massimo di 1.200 euro all’anno. Una cifra tutt’altro che irrilevante, soprattutto per chi si trova in una fase di transizione economica e cerca di far quadrare le spese familiari.

Per i lavoratori dipendenti, il meccanismo è spesso automatico e si traduce in un accredito diretto in busta paga. Per chi percepisce la NASpI, invece, la situazione può essere meno lineare. L’INPS, infatti, agisce come sostituto d’imposta e può erogare il beneficio insieme all’indennità, ma il calcolo avviene sulla base delle informazioni disponibili in quel momento. È proprio questa approssimazione iniziale che rende necessario un controllo finale a consuntivo, soprattutto quando nel corso dell’anno ci sono stati cambiamenti lavorativi o ulteriori redditi.

Soglie di reddito e verifiche da non sottovalutare

Il trattamento integrativo non spetta a tutti indistintamente. La normativa lo collega infatti a precise soglie di reddito. La regola generale prevede il riconoscimento pieno per chi ha un reddito complessivo non superiore a 15.000 euro. In questa fascia, il contribuente può ottenere l’intero importo, a condizione che l’imposta lorda risulti superiore alle detrazioni da lavoro dipendente.

Esiste però anche una fascia intermedia, compresa tra 15.000 e 28.000 euro, nella quale il bonus può ancora essere riconosciuto, ma solo se si verificano determinate condizioni. Qui il calcolo si fa più articolato, perché entrano in gioco altre detrazioni fiscali, come quelle per familiari a carico, spese sanitarie, mutuo, ristrutturazioni edilizie e altre agevolazioni. In questa zona “di confine”, la capienza fiscale diventa un elemento decisivo. In altre parole, non basta guardare il reddito in modo astratto: bisogna valutare l’intero quadro tributario.

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Il modello 730 come strumento per recuperare o regolarizzare il credito

Per molti percettori di NASpI, il modello 730 rappresenta il passaggio chiave. In alcuni casi consente di recuperare il trattamento integrativo non pagato mese per mese; in altri, invece, serve a sistemare la posizione fiscale se il bonus è stato percepito in misura superiore al dovuto. Il punto è che il risultato finale non dipende solo da quanto ha versato l’INPS, ma dal reddito complessivo dichiarato nell’anno.

Può accadere, ad esempio, che l’INPS non abbia erogato il bonus per prudenza. Oppure che il cittadino abbia scelto di non riceverlo mensilmente, preferendo attendere la dichiarazione dei redditi per evitare il rischio di restituzioni. È una strategia comprensibile: meglio rinunciare temporaneamente a un accredito che trovarsi poi a dover restituire tutto in un’unica soluzione. In sede di 730, il sistema ricalcola l’intera posizione fiscale e, se i requisiti ci sono, trasforma il trattamento integrativo in un credito d’imposta rimborsabile.