Dal 6 giugno termina la quarta proroga degli sconti generalizzati sui carburanti. Il Governo prepara una nuova strategia: aiuti mirati alle famiglie con redditi più bassi e una possibile rete di protezione contro nuovi rialzi alla pompa.

La fase degli sconti universali sulla benzina e sul gasolio sta per chiudersi. Con la scadenza fissata al 6 giugno, l’esecutivo si trova davanti a un passaggio decisivo: continuare a sostenere il prezzo dei carburanti per tutti oppure cambiare impostazione e intervenire solo dove il peso dei rincari rischia di diventare insostenibile. La direzione, ormai, sembra abbastanza chiara. Il nuovo modello punta meno alla riduzione diffusa dei listini e più alla tutela selettiva dei nuclei familiari più fragili, cercando di tenere insieme equità sociale e sostenibilità dei conti pubblici.
La fine degli sconti generalizzati sui carburanti
Per mesi, i provvedimenti straordinari hanno attenuato l’impatto dell’aumento dei prezzi internazionali alla pompa. Lo hanno fatto con tagli uniformi, applicati a tutti i carburanti e quindi a tutti gli automobilisti, indipendentemente dal reddito. Una scelta utile nelle fasi più delicate della crisi energetica, quando il rischio era quello di vedere benzina e diesel correre troppo velocemente verso livelli record. Ma questa soluzione, per quanto immediata, ha anche un costo elevatissimo per lo Stato.
Ogni proroga ha richiesto risorse importanti, sottraendo margini di manovra ad altri capitoli di spesa pubblica. In pratica, lo sconto generalizzato ha funzionato come un tampone, non come una cura. Ha attenuato l’urto, certo, ma ha anche eroso entrate fiscali preziose e reso sempre più difficile sostenere un meccanismo pensato per durare oltre l’emergenza. Ecco perché il 6 giugno rappresenta molto più di una semplice scadenza amministrativa: è il punto in cui l’Italia si prepara a cambiare rotta.
Il nuovo bonus carburante per chi ha un ISEE basso
La risposta del Governo non sembra essere un ritorno ai ribassi indiscriminati, ma la costruzione di un aiuto più mirato. L’idea su cui si sta lavorando è il bonus carburante, una misura pensata per alleggerire il peso dei rincari sui redditi più bassi e per evitare che il ripristino della tassazione ordinaria colpisca in modo eccessivo chi ha meno strumenti per assorbire l’aumento dei costi.
L’ipotesi più concreta prevede un contributo una tantum da 100 euro, destinato a compensare almeno in parte la crescita della spesa per il rifornimento. Non si tratterebbe però di un beneficio automatico per tutti. Il criterio di accesso più accreditato è legato all’ISEE: il sostegno sarebbe riservato a chi non supera la soglia dei 15.000 euro annui. In questo modo il bonus si trasformerebbe da misura orizzontale a intervento selettivo, con un impatto più contenuto sulle finanze pubbliche e una destinazione più precisa.

Accise mobili: la seconda protezione contro i rincari
Accanto al bonus per le famiglie più fragili, resta sul tavolo un altro strumento: le accise mobili. Si tratta di un meccanismo già noto che permette di modificare in modo dinamico le imposte sui carburanti, intervenendo quando le oscillazioni dei mercati internazionali diventano troppo forti. In sostanza, è una valvola di sicurezza pronta ad attivarsi se il costo del greggio dovesse impennarsi per motivi geopolitici o per tensioni improvvise lungo la catena energetica globale.
Il principio è semplice. Quando il prezzo della materia prima sale, lo Stato incassa più IVA su ogni acquisto effettuato dai consumatori. Quell’extragettito può essere usato per ridurre in modo corrispondente l’accisa fissa sul litro di carburante. Il risultato? Un alleggerimento parziale del prezzo finale alla pompa, ma senza creare squilibri nei conti pubblici. In altre parole, il sistema prova a compensare una parte dell’aumento, sterilizzando almeno in parte gli effetti più pesanti sui automobilisti.

