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Bollette della luce in Europa: differenze fino al 400% tra i Paesi UE

Bollette della luce in Europa: differenze fino al 400% tra i Paesi UE
Photo by neelam279 – Pixabay
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Tra crisi energetica, mix di produzione diverso da Stato a Stato e regole di mercato che possono sembrare controintuitive, il prezzo dell’elettricità in Europa resta un tema centrale per famiglie e competitività. Dall’Irlanda alla Bulgaria, ecco perché le tariffe variano così tanto.

Bollette della luce in Europa: differenze fino al 400% tra i Paesi UE
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L’energia continua a pesare in modo significativo sul bilancio delle famiglie europee. Anche se la fase più violenta della crisi dei prezzi sembra ormai alle spalle, il conto finale in bolletta resta alto in molti Paesi dell’Unione. La media europea si aggira oggi attorno a 0,29 euro per chilowattora (kWh), ma questo dato racconta solo una parte della storia. Dietro la media, infatti, si nasconde un’Europa frammentata, dove il costo dell’elettricità può cambiare in modo drastico da un confine all’altro. E il divario non è banale: in alcuni casi arriva a sfiorare il 400%.

Per le famiglie, questo significa avere un potere d’acquisto diverso a seconda del Paese in cui si vive. Per le imprese, invece, la questione tocca direttamente la competitività. Non sorprende, quindi, che lo studio dei prezzi dell’elettricità in Europa sia diventato uno degli indicatori più osservati per capire la tenuta economica del continente.

Dove l’elettricità costa di più in Europa

L’analisi dei mercati nazionali mostra una frattura netta tra l’Europa occidentale e settentrionale, da una parte, e il resto del continente, dall’altra. In testa alla classifica dei Paesi più cari c’è l’Irlanda, dove le famiglie pagano in media 0,40 euro per kWh. Subito dietro compare la Germania, con una tariffa di 0,39 euro per kWh, seguita dal Belgio a 0,35 euro.

A ridosso delle prime posizioni ci sono poi Danimarca e Austria, entrambe a 0,33 euro per kWh, mentre la Repubblica Ceca si attesta su 0,32 euro. Si tratta di valori che, letti uno accanto all’altro, confermano quanto il mercato elettrico europeo sia tutt’altro che omogeneo. Possibile che, in un’Unione così integrata, la stessa materia prima costi così diversamente? La risposta è sì, e dipende da più fattori: fiscali, infrastrutturali, regolatori e geopolitici.

Perché alcuni Paesi pagano meno: il ruolo della regolazione

Sul versante opposto della classifica si collocano gli Stati dove la tariffa elettrica è più contenuta. Ungheria, Malta e Bulgaria figurano tra i mercati con i prezzi più bassi dell’Unione Europea. Ma attenzione: questo non significa necessariamente che abbiano sistemi più efficienti o risorse più abbondanti. Molto spesso, la spiegazione va cercata nelle politiche pubbliche.

In questi Paesi, infatti, il governo interviene in modo diretto sui prezzi dell’energia, con l’obiettivo di proteggere i consumatori più esposti. È una scelta che può garantire sollievo immediato alle famiglie, soprattutto in periodi di inflazione elevata, ma che nel medio e lungo periodo può avere un costo. Il contenimento artificiale delle tariffe può tradursi in maggiori oneri per lo Stato, oppure frenare gli investimenti privati necessari per aggiornare reti e infrastrutture. Insomma, il prezzo più basso in bolletta oggi non sempre coincide con il sistema più sostenibile domani.

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Il paradosso tedesco e le sfide della transizione energetica

Il caso della Germania è uno dei più interessanti. Negli ultimi mesi il Paese ha registrato una produzione da fonti rinnovabili senza precedenti, arrivando a coprire circa il 59% del proprio fabbisogno energetico complessivo con energia pulita. Solare ed eolico, da soli, hanno garantito quasi il 45% della generazione totale. Numeri importanti, che farebbero pensare a una discesa delle tariffe per i cittadini. E invece no.

Qui entra in gioco il funzionamento del mercato elettrico europeo, regolato dal principio del Merit Order. In sostanza, il prezzo finale all’ingrosso viene determinato dalla fonte più costosa tra quelle necessarie a soddisfare la domanda in un dato momento. Questo significa che, anche se gran parte dell’energia viene prodotta da impianti rinnovabili a costo marginale quasi zero, nelle ore di picco possono entrare in funzione centrali a gas o carbone, e sarà proprio il loro costo a fissare il prezzo per tutti. È un meccanismo che, per molti cittadini, appare quasi paradossale.