Tra RC auto, carburante, bollo e meccanico, guidare sarà sempre più caro. E i diesel pagheranno il conto più salato.

Nel 2026, il costo per mantenere un’auto in Italia salirà ulteriormente, con una media che si avvicinerà ai 4.500 euro annui. A pesare di più sarà la RC auto, la cui impennata è legata a modifiche normative e nuovi aggravi fiscali. Un emendamento alla legge di Bilancio introduce infatti una maggiorazione dell’Irap per le compagnie assicurative e un forte incremento dell’aliquota sulla garanzia “infortuni conducente”, che passerà dal 2,5% al 12,5%. Il provvedimento si applicherà a tutte le polizze stipulate o rinnovate a partire dal 1° gennaio.
Secondo le stime, circa 1,5 milioni di automobilisti potrebbero subire aumenti consistenti, in un mercato dove il premio medio RC ha già superato i 480 euro, con un balzo di oltre il 30% rispetto al 2022. Chi ha avuto sinistri nel 2025 rischia di pagare di più, mentre per chi guida senza incidenti la parola d’ordine sarà una sola: confrontare le offerte, analizzando franchigie e garanzie accessorie. La concorrenza tra le compagnie è alta, e fermarsi alla prima proposta potrebbe costare caro.
Carburanti: addio vantaggio fiscale per il diesel
Dal prossimo gennaio cambieranno le regole del gioco anche sul fronte dei carburanti. Benzina e gasolio avranno la stessa accisa, fissata a 672,9 euro ogni mille litri, eliminando lo storico vantaggio per i diesel. Risultato? Un lieve calo del prezzo alla pompa per la benzina (circa 4 centesimi in meno al litro) e un aumento speculare per il gasolio, che graverà soprattutto su chi percorre molti chilometri o utilizza veicoli commerciali leggeri.
Oggi, la componente fiscale pesa per circa il 60% sul prezzo della benzina e oltre il 56% su quello del gasolio. Con l’allineamento delle accise, la scelta del tipo di alimentazione diventa ancora più cruciale. In termini pratici, un pieno da 50 litri potrebbe costare fino a 3 euro in più per chi guida un diesel.
Sul fronte bollo auto, non si prevedono scossoni: gli importi continueranno a dipendere da potenza e classe ambientale. Tuttavia, mantenere vetture datate e inquinanti diventa economicamente sempre meno sostenibile. E chi possiede più di un’auto potrebbe iniziare a fare i conti: tra micro-aumenti su bollo, revisione e manutenzione, il bilancio domestico rischia di soffrire.
Manutenzione e riparazioni: costi in salita, e l’elettronica complica tutto
Anche il meccanico incide sempre di più sul bilancio annuo. Per le auto a combustione, la manutenzione ordinaria — che comprende tagliandi, filtri, olio e piccole riparazioni — costa in media tra 300 e 800 euro l’anno, a seconda del chilometraggio e del modello. Le associazioni dei consumatori segnalano aumenti superiori all’inflazione: +3-4% l’anno per la manutenzione e circa +2,5% per i ricambi.
E poi ci sono le spese straordinarie: secondo le proiezioni, nel 2024 la spesa media per guasti, sostituzioni e carrozzeria si aggira intorno ai 390 euro l’anno, cifra destinata a salire nel 2026. Il motivo? L’elettronica, sempre più presente a bordo, rende le riparazioni più complesse e costose, mentre la reperibilità dei pezzi resta problematica.

Elettriche più economiche (forse), ma attenzione alla batteria
Chi punta sull’elettrico può beneficiare di una struttura di costi diversa. Meno parti soggette a usura significano manutenzione più economica, con una spesa annua stimata tra 130 e 300 euro. Tuttavia, resta il nodo della batteria: un componente fondamentale e costoso, che nel medio-lungo periodo potrebbe rappresentare una vera stangata.
In questo scenario, mantenere un’auto in Italia nel 2026 costerà in media tra 4.000 e 4.500 euro all’anno, cifra che può sfondare i 5.000 euro per chi percorre 20.000-25.000 km annui, considerando carburante, assicurazione, bollo, revisione, parcheggi e pedaggi. Una nuova normalità, con pochi margini di risparmio.
Come limitare i costi: tre strategie per non affondare
Difendersi dai rincari è possibile, ma serve una strategia. Le soluzioni principali sono:
- Confrontare con attenzione le polizze assicurative, evitando rinnovi automatici e valutando le coperture accessorie;
- Scegliere veicoli meno energivori o con alimentazioni alternative, come l’elettrico o l’ibrido;
- Considerare il noleggio a lungo termine, che per chi percorre molti chilometri può rivelarsi vantaggioso: RC, manutenzione ordinaria e talvolta pneumatici sono inclusi in un canone fisso, che permette di tenere sotto controllo la spesa.
Chi guida, insomma, è chiamato a fare i conti non solo con il traffico, ma anche con un bilancio sempre più stretto.

