L’INPS ha aggiornato le tabelle dell’assegno per il nucleo familiare per il periodo 1° luglio 2026-30 giugno 2027. Rivalutazione del +1,4% sull’indice Istat FOI, nuovi limiti di reddito e regole confermate per famiglie senza figli minori.

L’adeguamento degli strumenti di sostegno al reddito resta uno dei passaggi più delicati del sistema di welfare italiano. In un contesto in cui l’inflazione continua a incidere sulla vita quotidiana, anche piccoli ritocchi agli importi possono fare la differenza nel bilancio di molte famiglie. Con la circolare ufficiale n. 61, l’ente previdenziale ha rivisto l’assetto economico dell’assegno per il nucleo familiare, aggiornando sia le quote mensili sia le soglie di reddito utili per accedere al beneficio nel periodo compreso tra il 1° luglio 2026 e il 30 giugno 2027.
Il principio alla base è semplice, ma decisivo: mantenere il sostegno coerente con il costo della vita. Ecco perché le nuove tabelle non rappresentano un cambiamento marginale, bensì un adeguamento pensato per evitare che l’aumento nominale di stipendio o pensione si traduca automaticamente in una perdita del diritto all’aiuto.
Rivalutazione Istat: perché cambiano importi e fasce di reddito
La revisione dell’assegno per il nucleo familiare segue il classico meccanismo di rivalutazione legato all’indice Istat FOI, cioè l’indicatore che misura l’andamento dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi. È questo parametro a stabilire di quanto debbano essere aggiornate le tabelle ogni anno.
Per il nuovo periodo di riferimento, la variazione accertata è pari al +1,4%. Un dato che, nella pratica, comporta due effetti immediati: da un lato aumenta l’importo delle quote mensili spettanti; dall’altro innalza anche i limiti di reddito, così da evitare che un lieve miglioramento economico escluda il nucleo da una fascia all’altra.
Chi può ancora richiedere l’assegno per il nucleo familiare
Non tutti i nuclei familiari rientrano oggi nell’ambito di applicazione della misura. Dopo l’introduzione dell’Assegno Unico e Universale, l’assegno per il nucleo familiare ha cambiato volto e si è ristretto a categorie più specifiche. Non riguarda più, infatti, le famiglie con figli minori o con figli a carico fino ai 21 anni, che sono ormai coperte dal nuovo assegno universale.
Le nuove tabelle si rivolgono invece a situazioni familiari diverse, spesso meno rappresentate nel dibattito pubblico ma comunque centrali sul piano sociale. Tra i destinatari figurano, ad esempio, le coppie sposate senza figli, i nuclei composti da fratelli, sorelle o nipoti conviventi, nonché alcune configurazioni particolari in cui siano presenti superstiti o soggetti maggiorenni con inabilità totale al lavoro.

Reddito, domanda e pagamento: come ottenere il beneficio
Oltre alla composizione del nucleo, il vero filtro per accedere all’assegno resta la natura del reddito familiare. La normativa stabilisce che almeno il 70% del reddito complessivo lordo debba derivare da lavoro dipendente, da pensioni collegate a ex lavoratori dipendenti o da prestazioni sostitutive, come indennità di disoccupazione e cassa integrazione. Questo significa che la misura continua a essere pensata soprattutto per chi vive una condizione reddituale riconducibile al lavoro subordinato o al suo corrispettivo previdenziale.
Sono quindi esclusi i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, che fanno riferimento ad altri strumenti di tutela. La regola è netta e non lascia margini di interpretazione: il sostegno è riservato a nuclei con una forte prevalenza di reddito da lavoro dipendente o da trattamenti assimilati.

