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Addio al Bonus giovani under 35 dal 2026: cosa cambia per imprese e lavoratori

Addio al Bonus giovani under 35 dal 2026: cosa cambia per imprese e lavoratori
Photo by neelam279 – Pixabay
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Le nuove indicazioni della Legge di Bilancio ridisegnano il futuro delle assunzioni agevolate. Senza una proroga strutturale del Bonus giovani under 35, dal 2026 le aziende dovranno sostenere costi contributivi più elevati, con possibili ripercussioni sulle strategie di recruiting e sull’occupazione giovanile.

Addio al Bonus giovani under 35 dal 2026: cosa cambia per imprese e lavoratori
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Il sistema delle politiche attive italiane si prepara a una svolta che non passa inosservata. La fine annunciata del Bonus giovani under 35 riaccende il confronto tra imprese, consulenti del lavoro e giovani candidati. La misura, pensata per ridurre il cuneo fiscale e favorire contratti stabili, non sarà rifinanziata oltre il 2025 secondo le attuali previsioni. Una scelta che apre interrogativi sulla tenuta degli incentivi temporanei e sulla loro reale capacità di incidere in modo duraturo sul mercato del lavoro.

Stop agli incentivi dal 2026

Le analisi sulla programmazione economica del Governo convergono su un punto: il Bonus giovani under 35 si fermerà alla fine del 2025. Dal 2026, salvo interventi oggi non previsti, lo sgravio contributivo non sarà più disponibile. L’orientamento politico sembra indirizzato verso una revisione complessiva della spesa, con l’obiettivo di razionalizzare le risorse o redistribuirle su strumenti differenti.

Per molte imprese, soprattutto quelle che avevano pianificato nuove assunzioni contando sull’agevolazione, si tratta di un cambio di scenario netto. Il beneficio consentiva l’azzeramento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro fino a 500 euro mensili. Senza questa leva, il costo di un neoassunto under 35 tornerà a regime, rendendo meno vantaggioso l’inserimento di profili junior rispetto a lavoratori con maggiore esperienza.

Come funziona oggi il Bonus giovani under 35

Attualmente la misura prevede un’esenzione del 100% dei contributi previdenziali per 24 mesi, con un tetto massimo di 6.000 euro annui. Non riguarda soltanto le nuove assunzioni a tempo indeterminato, ma anche le trasformazioni di contratti a termine, favorendo la stabilizzazione dei rapporti di lavoro.

L’accesso allo sgravio contributivo è però subordinato a requisiti stringenti: il lavoratore non deve aver avuto precedenti contratti a tempo indeterminato e l’azienda non deve aver effettuato licenziamenti per giustificato motivo oggettivo nei sei mesi precedenti. Vincoli pensati per evitare sostituzioni strategiche e che resteranno validi fino al termine del 2025, ultima finestra utile per beneficiare dell’agevolazione.

L’impatto sui conti delle imprese

La fine del Bonus giovani under 35 rischia di incidere soprattutto sulle piccole e medie imprese, che rappresentano l’ossatura produttiva italiana. Negli ultimi anni molti imprenditori hanno sfruttato l’incentivo per inserire nuovi talenti, compensando in parte il peso fiscale sul lavoro dipendente.

Dal punto di vista economico, la perdita di 6.000 euro annui per ciascun assunto comporta una revisione dei budget destinati al personale. In un contesto segnato da inflazione variabile e costi energetici ancora instabili, l’aumento del costo del lavoro potrebbe tradursi in scelte più prudenti. Non è esclusa una corsa alle assunzioni entro la fine del 2025, seguita da un possibile rallentamento nei primi mesi del 2026.

Quale futuro per l’occupazione giovanile

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La fine dell’incentivo solleva questioni più ampie sull’occupazione giovanile. L’Italia continua a registrare livelli di disoccupazione tra i giovani superiori alla media europea, e il Bonus giovani under 35 ha rappresentato uno degli strumenti più diretti per favorire ingressi stabili nel mercato del lavoro.

Il Governo punta ora su una riforma più ampia delle aliquote IRPEF e su una riduzione generalizzata del cuneo fiscale, misure che dovrebbero coinvolgere tutte le fasce d’età. Resta però il nodo dell’intervento mirato: senza un incentivo specifico per gli under 35, il rischio è che il divario tra domanda e offerta si ampli ulteriormente. Le misure dedicate al Mezzogiorno o ai settori green e digitali riusciranno a compensare questa assenza? La risposta arriverà con i numeri del prossimo biennio.