Entro la fine del mese di ottobre è possibile richiedere il nuovo contributo statale destinato a coprire metà del canone di locazione.

La fine di un matrimonio genera sfide emotive e profondi stravolgimenti finanziari. Rimodulare il bilancio familiare diventa un passaggio obbligato, specialmente quando si deve cercare e mantenere una nuova sistemazione abitativa. Per arginare questa pressione economica contingente, le istituzioni hanno sbloccato un sussidio specifico dedicato a chi paga una mensilità dopo aver lasciato la casa all’ex partner. Il bonus affitto genitori separati si inserisce proprio in tale scenario, fornendo un fondamentale ossigeno ai portafogli di chi si trova improvvisamente a dover gestire spese mensili duplicate, divise tra obblighi di mantenimento e rincari delle utenze.
Importo e limiti del sussidio
L’intervento finanziario governativo è stato appositamente tarato per dimezzare l’esborso strutturale legato al canone di locazione, garantendo di fatto una copertura del cinquanta per cento della quota mensile richiesta dal proprietario di casa. Il legislatore ha tuttavia inserito un tetto massimo di spesa pari a seimila euro all’anno, che si traducono matematicamente in un aiuto effettivo di cinquecento euro al mese. Questo cuscinetto si rivela prezioso per assorbire lo shock delle uscite impreviste, ma è bene precisare che l’accredito non seguirà scadenze mensili regolari. Lo Stato procederà infatti con una singola erogazione annuale che raggrupperà l’intera somma maturata dal beneficiario.
Per sfruttare per intero il potenziale del fondo, il contratto di affitto intestato all’inquilino deve prevedere un costo di almeno mille euro mensili; con un affitto più contenuto, ad esempio di ottocento euro, il rimborso scenderà proporzionalmente a quattrocento euro mensili, per un totale di quattromilaottocento euro complessivi all’anno. I fondi messi a disposizione ammontano a venti milioni, ripartiti su base regionale.
Requisiti reddituali e immobiliari
Una particolarità estremamente interessante di questo strumento finanziario è l’assenza totale del classico indicatore ISEE, da sempre considerato il pilastro fondamentale del welfare italiano. Il vero faro per stabilire l’idoneità del cittadino è rappresentato dal reddito individuale, che non deve per nessuna ragione oltrepassare la barriera dei trentacinquemila euro annui dichiarati all’autorità fiscale. Questa specifica scelta tecnica allarga in modo evidente e strategico il bacino d’utenza, includendo di fatto anche professionisti o impiegati che si ritrovano in forte difficoltà dopo il divorzio pur potendo contare su stipendi considerati medi.
I paletti di natura immobiliare risultano invece molto più severi e restrittivi, poiché chi invia la richiesta non può vantare alcuna proprietà destinata a uso abitativo nel comune in cui risiedeva prima o nei centri limitrofi situati entro un perimetro di cinquanta chilometri. A questa ferrea regola sfugge soltanto l’eventuale percentuale di possesso riferita proprio alla ex residenza coniugale contesa, la quale non blocca in alcun modo il diritto al sussidio ministeriale.

Criteri per le graduatorie
L’innovativo meccanismo di distribuzione non premia in alcun modo chi invia la pratica prima degli altri, azzerando le ben note e stressanti dinamiche tipiche del “click day”. Il dicastero preposto elabora infatti in maniera completamente automatizzata una graduatoria regionale fondata su un rigido sistema di punteggi che mira a valorizzare le reali e tangibili necessità dei richiedenti. Il peso specifico più consistente lo fornisce proprio la fascia di reddito dichiarata telematicamente: chi si ferma sotto i quindicimila euro incassa immediatamente quindici punti vitali, chi si posiziona fino alla soglia dei venticinquemila ne ottiene tredici, per poi calare drasticamente a dieci punti per chi rasenta il tetto massimo consentito. Ulteriori fondamentali maggiorazioni vengono poi calcolate moltiplicando il numero dei figli a carico, con un riconoscimento extra davvero rilevante nel caso in cui siano presenti disabilità formalmente certificate all’interno del nucleo.
Anche il fattore geografico e residenziale incide profondamente sul posizionamento finale: abitare stabilmente in metropoli congestionate con oltre duecentomila residenti, oppure in specifiche zone classificate ad altissima tensione abitativa, garantisce una spinta decisiva nell’elenco degli aventi diritto al rimborso.

