Lo sviluppo della COMIT fino ai nostri giorni

Scritto da: Ferdinando Merisi - Categoria: Prestiti, Storia

Introduzione

Fedele a una tradizionale linea di attività, la Banca Commerciale Italiana presta, tra il 1945 e il 1948, i propri servizi per il collocamento degli aumenti di capitale di ben 67 importanti società. Si tratta sostanzialmente di quelle con cui aveva intrattenuto fitti rapporti di affari nei decenni precedenti (tra esse figurano la Fiat, Edison, Montecatini, Sip e l’Ilva). Il ritorno al mercato da parte delle imprese si traduce anche in nuovi collocamenti di prestiti obbligazionari per i quali la banca offre la propria assistenza. Alle esigenze della raccolta si fa fronte con un programma di apertura di nuove filiali e agenzie di città. La Comit partecipa, inoltre, alla riammissione dell’Italia ai mercati internazionali, riallacciando a poco a poco i propri tradizionali rapporti con l’estero. Le sedi di Londra e New York, liquidate nel 1940 e nel 1941, vengono provvisoriamente sostituite da uffici di rappresentanza.

 

Nuova apertura all’economia internazionale

Nel 1947, a seguito dell’adesione al Fondo Monetario Internazionale, l’Italia accetta di avviarsi su una strada di libero scambio per quel che riguarda le relazioni economiche anzitutto con l’Europa e poi con gli Stati Uniti. Molto importante, in questo senso, è l’adesione all’Organizzazione Economica per la Cooperazione Europea. La Banca Commerciale mantiene comunque e rinnova il proprio primato nelle operazioni con l’estero, per la netta preferenza che le viene accordata in questo campo dagli operatori italiani e stranieri. La Comit costituisce, quindi, in questi anni, un importante fattore nel processo di reinserimento dell’Italia nell’economia internazionale: fondamentali sono le ammissioni di titoli italiani alla quotazione presso la Borsa di New York (la prima di queste operazioni, per la Montecatini, va in porto nel febbraio 1957). Dopo la creazione della Cee, la banca si fa anche promotrice di numerosi accordi di collaborazione tra istituti di credito dei paesi firmatari del Trattato di Roma. Per riuscire in queste operazioni, gli strumenti di presenza sulle piazze straniere vengono rafforzati in maniera progressiva; alle consociate estere viene concessa forte autonomia nel promuovere il proprio sviluppo. Comitfrance e Sudameris, ricapitalizzate, estendono la loro attività oltre le consuete aree tradizionali.

 

Sostegno allo sviluppo industriale

L’enorme sviluppo realizzato tra la fine della ricostruzione e la metà degli anni Sessanta è da molti definito come “miracolo economico italiano”. La Banca Commerciale è una dei principali attori di una crescita che, senza essere poi così miracolosa, è comunque senza dubbio eccezionale e fonda le basi di una prosperità sino ad allora impensabile. In questi anni, gli impieghi Comit rappresentano circa il 13% del sistema bancario italiano.

Il sostegno allo sviluppo industriale si articola lungo quattro direttrici fondamentali: la direttrice internazionale, Mediobanca, l’assistenza e la partecipazione ai collocamenti azionari e obbligazionari, la concessione di crediti nelle più diverse forme tecniche con una sempre maggiore attenzione anche alle media e piccola impresa. L’aumento della raccolta prosegue sostenuto, anche se forse non al ritmo desiderato dalla banca, che lamenta come le autorizzazioni ad aprire nuovi sportelli vengano concesse col contagocce.

 

Gli anni Settanta

In questo decennio, la gestione della banca è caratterizzata da un lavoro di rafforzamento e di sviluppo che produce frutti visibili nel lungo periodo. L’espansione all’estero esplode proprio in questi anni, con nuove filiali a Singapore, Chicago, Il Cairo, Abu Dhabi e Hong Kong. Si procede inoltre a riorganizzare nuovamente tutto il lavoro dell’istituto con l’impiego di calcolatori di terza generazione. Gli anni Settanta sono comunque anche caratterizzati da eventi come la stagflazione e la ristrutturazione industriale. In questo quadro la banca assume una posizione critica nei confronti delle crescenti distorsioni del mercato del credito: anche l’attività internazionale viene resa più difficile dal fatto che il mercato italiano rimane chiuso agli investimenti di portafoglio all’estero. Tuttavia, la forte base internazionale principale consente di conquistare e mantenere un primato tra le banche italiane nel campo delle euro-obbligazioni.

 

Gli anni Ottanta

Gli anni Ottanta sono caratterizzati da una vera e propria rivoluzione finanziaria, successivamente rafforzata da innovazioni normative che consentono la nascita di nuovi prodotti e di intermediari non bancari. La Comit affronta la disintermediazione, introducendo per prima tra le banche italiane i certificati di deposito; dopo l’approvazione della legge sui fondi comuni di investimento (1983) crea in joint venture con le Assicurazioni Generali, il fondo GenerComit e potenzia le gestioni patrimoniali fiduciarie. All’estero, vengono rafforzate le posizioni in Francia e in Lussemburgo.

 

Gli anni Novanta

Gli anni Novanta si aprono anch’essi con molti mutamenti: il mercato unico europeo, le nuove norme volte a regolare l’esercizio del credito e le privatizzazioni. La Banca Commerciale è ancora una volta protagonista di questi cambiamenti finanziari; lo è, espandendo le proprie attività all’estero, ma soprattutto potenziando la propria posizione di banca universale. In una solida situazione patrimoniale e reddituale, la cessione da parte dell’Iri del pacchetto di maggioranza Comit detenuto sin dal 1934, completa, con un altro ritorno alle origini, il ciclo secolare della storia di questa banca. La privatizzazione, tuttavia, si realizza non nella forma originaria, basata su pochi importanti azionisti, ma in quella più moderna dell’azionariato diffuso.

 

 

 

SIMONE RICCI

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