L’exscursus del Federalismo


Introduzione

Come è stato evidente, ripercorrendo il pensiero di molti teorici e politici degli scorsi due secoli, Carlo Cattaneo non è stato assolutamente una voce isolata in fatto di tematiche federaliste. Cattaneo rappresenta di sicuro un anello importante di una grande tradizione nella quale si ritrovano il grande liberalismo, il miglior socialismo di stampo non marxista e la grande tradizione cattolico-liberale. Una lunga catena che, se lo vogliamo, possiamo, nella nostra epoca, far nascere e sviluppare dai Federalisti e che non è mai finita del tutto, essendo sempre a rischio, come lo è al giorno d’oggi, e minacciata in forma sempre più intensa dai portatori di una visione che vede la rinascita di neostatalismi e neototalitarismi, sia pur mascherati sotto altre forme.

 

L’excursus storico e normativo

Questo excursus storico che si è fatto finora riesce a rendere più agevole le conclusioni sui temi che sembrano attualmente i più importanti e più attuali del federalismo promosso e studiato da Cattaneo. Sono essenzialmente cinque i temi principali in questo senso. Visualizziamoli meglio. 1)Il federalismo è uno strumento per unire e non per dividere (come spesso si intende in alcuni propositi attuali), per la pace e non per la guerra, per facilitare la tenuta e la ricostruzione del tessuto socio-politico e non per inserire nello stesso delle nuove lacerazioni. 2)Il federalismo non è solamente un meccanismo istituzionale, ma è soprattutto uno strumento per la garanzia delle libertà civili e politiche. Può quindi essere considerato come una sorta di fede nella libertà, nella responsabilità individuale, nell’autonomia che anima il federalismo stesso. La meta che intende raggiungere per l’appunto Cattaneo non è il federalismo in sé e per sé, ma quella di ottenere la maggior libertà possibile, civile, economica, politica ed il federalismo rappresenta la formula che meglio aiuta a perseguire questo specifico obiettivo. 3)Il nucleo fondante del federalismo sono sostanzialmente i comuni, vale a dire la particella prima del tessuto sociale e democratico. I comuni sono la nazione: sono, per essere più precisi, la nazione nel più intimo asilo della sua libertà; il comune inoltre può essere  pensato come uno Stato elementare, permanente e indissolubile. È proprio grazie alla ricchezza e alla molteplicità delle sue città che l’Italia è da considerarsi federale dal punto di vista storico e fisico. 4)Il diritto federale è un diritto che appartiene ai popoli. L’unità senza libertà è senza dubbio un falso indirizzo. E dietro questi falsi indirizzi viene a sviarsi la libertà, dietro le visioni della grandezza, della gloria, del primato viene a essere dimenticato il diritto. 5)Federalismo non vuol dire gretto socialismo. Vuol dire farsi animatori dello sviluppo della vita locale, basato su una solida libertà: tutto ciò, comunque, esiste affinché ognuno di noi sia un soggetto attivo solidamente piantato nel proprio territorio, ma proiettato in uno spazio culturale, civile e politico generale, perché, come già accennato, il federalismo unisce e non separa.

 

I nodi principali da sciogliere oggi

Numerosi emendamenti hanno contraddistinto l’approvazione della legge sul federalismo fiscale nel nostro paese, lasciando aperti ancora dubbi e perplessità sulla sua applicazione. Esaminiamo quindi quali sono i principali nodi ancora da sciogliere e approfondire. A)Il trasporto locale. È stato chiesto in sede di approvazione del federalismo fiscale di inserire tra i livelli essenziali delle prestazioni (conosciuti anche con l’acronimo Lep) il trasporto locale, in modo da garantire e di perequare al 100% questo punto insieme ad altri come i beni culturali intesi come archivi, biblioteche e musei. B)La perequazione. Molti punti di disaccordo hanno riguardato anche la riconduzione sotto l’egida dello Stato delle perequazioni per le spese non essenziali (vale a dire non riferibili ai livelli essenziali delle prestazioni) delle regioni. In effetti, è forte l’esigenza di una maggiore solidarietà verso i territori a bassa capacità fiscale. C)Regioni a statuto speciale. I relatori della legge avevano proposto la cancellazione dell’articolo 25 dedicato appunto a queste regioni, lasciando la semplice previsione che i territori speciali fossero considerati alla pari degli altri per perequazione e rispetto del patto di stabilità dell’Ue. Lo studio più importante riguarda l’ipotesi di applicare anche alle regioni speciali le regole sulle compartecipazioni che sono già previste per quelle a statuto ordinario. D)La road map. C’è una certa tempistica nell’esaminare i passi principali della riforma: se vogliamo stilare una graduatoria, questa può essere, nell’ordine, carta delle autonomie locali, disegno di legge sui livelli essenziali delle prestazioni e numeri sull’impatto della riforma stessa. E)Le risorse dei comuni. Uno dei punti maggiormente da dibattere e approfondire è quello che riguarda la dotazione dei comuni di risorse adeguate ai loro bisogni essenziali. Questo elemento vuol significare, in particolare, la certezza e la garanzia sui rimborsi dei mancati introiti dell’Ici e lo sblocco delle risorse per gli investimenti. Per ora si è partiti gradualmente, alcune regioni hanno già sperimentato il federalismo fiscale in relazione ad alcune voci di bilancio, per il futuro non c’è ancora nessuna certezza.

 

 

 

SIMONE RICCI




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