Le teorie della storia economica

Scritto da: Ferdinando Merisi - Categoria: Storia

Gli stadi di Rostov

Nello studio delle fasi e delle dinamiche dello sviluppo si è passati da una prospettiva di integrale imitazione del modello inglese alla verifica di importanti differenze per le quali si è cercato di fornire delle spiegazioni generalizzanti. L’intento era quello di trovare un comune denominatore ai cambiamenti economici dell’Europa contemporanea, analizzandoli in maniera comparativa, mostrando come nessuna nazione potesse considerarsi un caso unico, ma rientrasse nello spettro di un modello o nell’articolazione di una teoria della crescita. Nella costruzione di questi modelli si distinsero durante gli anni Sessanta Walter Rostow e Alexander Gerschenkron che, partendo dalle problematiche della crescita economica, tesero a edificare una vera e propria teoria della storia economica. Essi rigettarono l’uso di modelli ciclici, proponendo invece delle interpretazioni incrementali dello sviluppo. Un ulteriore elemento che li accomunò fu l’accentuazione degli aspetti della discontinuità e della rottura che dovrebbero caratterizzare la fase iniziale dei processi di crescita delle economie. La prima importante teorizzazione storico-economica venne proposta da Rostow nel suo “The stages of Economic Growth” del 1960. La sua teoria degli stadi ha proposto un processo di crescita basato su cinque stadi attraverso i quali ogni nazione sarebbe dovuta passare per raggiungere uno sviluppo economico completo: la società tradizionale, il formarsi di condizioni preliminari al decollo, il decollo (take off), il progredire verso la maturità (drive to maturity) e infine l’era del consumo di massa. Vediamoli uno ad uno.

 

I cinque stadi della storia economica

1)La società tradizionale. Punto di partenza è una situazione pre-industriale, le cui caratteristiche sono una debole produttività del lavoro umano, una preponderanza schiacciante dell’agricoltura, una correlazione stretta tra popolazione e risorse, una società chiusa ed esposta ad epidemie e carestie. Nelle società tradizionali il tasso di investimento è dello stesso ordine del tasso di incremento demografico; in tal modo, il reddito pro capite non può aumentare, anzi spesso diminuisce. Perché questa società si evolva si devono creare le condizioni per un aumento dei tassi di investimento, cioè della parte di produzione sottratta al consumo e destinata alle infrastrutture. 2)La transizione (precondizioni al decollo). Si tratta di un periodo di cambiamento, di formazione di imprenditorialità, di accumulazione di capitali che si caratterizza per: una trasformazione con incremento della produzione e della produttività dell’agricoltura (o delle miniere), che permetta di indirizzare lavoro e capitali verso le attività industriali; un processo di accumulazione di capitale economico (infrastrutture, luoghi di scambio…), di capitale sociale ed imprenditorialità (nelle infrastrutture e nei trasporti, lo Stato gioca un ruolo essenziale, dato che l’iniziativa privata non può fornire la quantità di capitali necessaria, tanto più che la loro redditività è differita nel tempo e spesso indiretta); lo sviluppo di industrie di servizio e in particolare di un efficiente sistema bancario; un uso efficiente delle materie prime locali o la loro importazione; l’esportazione di prodotti manifatturati.

 

Il take off (il decollo)

3)Il decollo, o take off, è un processo di accelerazione economica spontaneo o indotto che nel corso di due o tre decadi trasforma in modo permanente l’economia, portandola stabilmente a un livello produttivo molto più elevato di quello di partenza. Incomincia un percorso di accumulazione di capitale e incremento della produttività che si autoalimentano con tassi di crescita della produzione e del reddito mai conosciuti prima. Si tratta di un cambiamento rapido e decisivo delle strutture economiche, caratterizzato da alti investimenti e dallo sviluppo di industrie sussidiarie (come, ad esempio, l’industria estrattiva o il settore meccanico). 4)Maturità. Il processo di crescita industriale si estende, le innovazioni tecnologiche e organizzative si diffondono a settori sempre più numerosi, nuove industrie di punta trasmettono il loro dinamismo quando rallenta la crescita dei settori trainanti nel periodo precedente. Il volume degli investimenti rappresenta ormai dal 10 al 20% del reddito nazionale, la produzione supera notevolmente l’incremento demografico e l’aumento dei redditi pro-capite conosce una crescita regolare senza precedenti nella storia. La crescita regolare trasforma le economie dal punto di vista strutturale; quando calano le necessità/opportunità di investimento e il ritmo dell’innovazione tecnologica si cominciano a destinare maggiori risorse ai consumi. 5)L’età dei consumi di massa. Fra gli stadi è quello che meno si presta a una descrizione analitica. Si tratta di una conclusione conformata al modello americano di sviluppo: è la fase in cui la distribuzione di una crescente quota del potere d’acquisto per i consumi spinge le imprese produttrici ad investire in processi di standardizzazione della produzione per abbassare i costi e allargare il mercato dei beni di consumo, il quale diventa fondamentale per il mantenimento del tasso di crescita del sistema. Il modello di Rostow ha incontrato tanta fortuna quante critiche: esso ha presentato una visione a 360 gradi dell’economia europea, ha analizzato l’inizio della crescita, ha elaborato importanti concetti come quello di decollo o di età dei consumi di massa, ha messo in luce i passaggi verso la modernizzazione industriale, rendendo possibile identificare l’esperienza di diverse nazioni all’interno delle varie fasi.

 

 

 

SIMONE RICCI

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