La rivoluzione dello zucchero


Introduzione

Delle tante rivoluzioni che vengono identificate dagli storici, solamente una prende il suo nome da un particolare bene. Si tratta della rivoluzione dello zucchero, una vera e propria concatenazione di eventi localizzata nei Caraibi intorno al XVII secolo, con anche alcune ramificazioni nell’area dell’Atlantico. Diversamente dalle tipiche rivoluzioni commerciali della storia economica (come, ad esempio, la rivoluzione industriale, la rivoluzione agricola, la rivoluzione commerciale, la rivoluzione dei prezzi), la rivoluzione dello zucchero puntava soprattutto sul potere di trasformazione di un singolo bene, risultando in quello che è stato spesso definito come “determinismo delle colture”. Influenze determinanti sono state prontamente attribuite ad altre colture (riso, patate, grano…), ma nessuna di queste è riuscita a dare il suo nome alla trasformazione in atto; solo lo zucchero ha raggiunto questa posizione. I sei elementi centrali di questa rivoluzione sono comunemente considerati come un rapido cambiamento dell’agricoltura diversificata alla monocoltura dello zucchero, dalla produzione in piccole fattorie alle grandi piantagioni, dal lavoro libero a quello degli schiavi, dagli insediamenti sparsi a quelli densi, dalle popolazioni bianche a quelle nere e dal prodotto pro capite a basso valore a quello ad alto valore.

 

Effetti e caratteristiche della rivoluzione dello zucchero

In modo più ampio, si è spesso sostenuto che la rivoluzione dello zucchero ha dato il via a cinque effetti: 1)ha generato un forte aumento del commercio degli schiavi nell’Atlantico; 2)ha fornito la spinta per una varietà di commerci “triangolari”; 3)ha alterato la nutrizione e il consumo in Europa; 4)ha accresciuto l’interesse europeo per le colonie tropicali; 5)ha contribuito decisamente alla rivoluzione industriale. Quello che è certo è che la rivoluzione dello zucchero ha rivestito un ruolo di primaria importanza nel cambiamento commerciale internazionale e nell’ambito dell’espansione del colonialismo britannico del ‘600. Lo zucchero era un bene di scambio conosciuto già da tempo: il suo arrivo in Inghilterra fu abbastanza repentino e costituì un’importante impulso alle importazioni dell’impero coloniale. C’è anche da dire che le Indie Occidentali erano in questo senso essenziali ai fini dello sviluppo economico delle colonie statunitensi che non presentavano piantagioni. Alle Barbados vi fu la rivoluzione dello zucchero più evidente: essa costituì un vero e proprio archetipo per lo sviluppo di una delle più grandi economie dell’Indie Occidentali di proprietà britannica. Più propriamente, tale rivoluzione fu un potente stimolo all’avvio di scambi commerciali triangolari e multilaterali. È necessario comunque cominciare a considerare con precisione la definizione di questo concetto. Si è soliti utilizzare tre distinte definizioni in letteratura. A.Anzitutto, la rivoluzione dello zucchero è spesso presa a riferimento come una spinta alla produzione del bene da altre attività economiche (spesso collegate alla crescita delle piantagioni di tabacco). Una concezione simile fa diventare “conseguenze” della rivoluzione dello zucchero o parti coincidenti eventi come i fattori terra e lavoro. B.Alcuni studiosi hanno enfatizzato gli aspetti sociali di questa transizione: soprattutto il cambiamento verso lo schiavismo nero e l’emigrazione della manodopera bianca. C.La terza definizione si riferisce invece agli aspetti più squisitamente economici, demografici, sociali e politici, non solamente legati ai Caraibi ma a tutto l’Atlantico.

 

I metodi di produzione

Uno dei metodi più utilizzati per organizzare la produzione dello zucchero era quello di affittare le piantagioni a determinati soggetti, come è spesso accaduto in Brasile, Cuba e in alcune colonie britanniche dei Caraibi attraverso sistemi di implementazione della canna da zucchero. Fu soprattutto ciò che avvenne alle Barbados ad essere realmente rivoluzionario, perché si trasse ispirazione dai modelli brasiliano e atlantico, trasformando questi prototipi in un modello puro. Una trasformazione di questo tipo non fu soltanto determinata dalla raccolta dello zucchero, dalle dimensioni ridotte delle isole dei Caraibi orientali, o dalla necessità di nuove tecniche intensive di coltivazione, ma più che altro da una serie di presupposti sociali. È stato comunque soprattutto lo zucchero a creare i profitti maggiori per i suoi capitalisti, i quali consumarono un enorme numero di schiavi, crearono società schiavistiche ed economie basate sulle piantagioni. Lo status rivoluzionario di questa transizione verso lo zucchero deve comunque essere giudicato in termini del suo significato strutturale e del suo impatto sulla produzione e il consumo. Per le singole storie dei territori caraibici, la trasformazione sociale ed economica conseguente a questa rivoluzione è stata quindi radicale e fondamentale. Ad esempio, gli effetti sulla struttura della società e dell’economia cubana sono stati di tutta evidenza. Ed è in questo senso che la rivoluzione dello zucchero è collegata ad altri elementi della letteratura, come il concetto di “società degli schiavi”, in cui l’istituzione di schiavi atti a trasportare il bene rappresenta una delle determinanti principali della forza del bene zucchero. C’è anche da dire, in conclusione, che l’ampia e variegata storia economica e sociale dei paesi dell’Atlantico ha visto nascere la rivoluzione dello zucchero come il segnale di una potente ma genuina discontinuità dal punto di vista prettamente storico: si è trattato, in sintesi, di una significativa occasione che ha spinto a indagare su cosa è rimasto di questa transizione e cosa deve essere ancora interpretato in questo senso.

 

 

 

 

SIMONE RICCI




Lascia un commento






Attenzione: i commenti verranno pubblicati solo dopo un controllo da parte della redazione.