La ricostruzione economica postbellica

Voto medio: 4 (1 voto)
Scritto da: - Categoria: Storia

Introduzione

Gli orrori e le distruzioni della seconda guerra mondiale superarono abbondantemente quelli della prima. Viceversa, l’instabilità e la crisi dell’economia mondiale del periodo compreso tra le due guerre non ebbero nessuna eco nel secondo dopoguerra. Giusto all’opposto, dopo una veloce ricostruzione economica, il mondo, e non solo l’Occidente, si vide spronato alla maggiore crescita economica mai sperimentata. Com’è possibile che le conseguenze della seconda guerra mondiale fossero tanto diverse o, per meglio dire, opposte a quelle della prima, quando quella risultò molto più costosa e devastatrice di quest’ultima? Il paradosso è solo apparente e ha una facile spiegazione. A differenza di trent’anni prima, infatti, il secondo dopoguerra mondiale venne affrontato con una ferma volontà di cooperazione economica da parte dei governanti dei paesi occidentali, e principalmente dagli Stati Uniti, da una parte, e dalla Gran Bretagna dall’altra.

 

I nuovi scenari postbellici

L’esplosione della seconda guerra mondiale provocò un capovolgimento dell’atteggiamento dei responsabili politici delle principali potenze alleate occidentali su come dovevano svilupparsi le relazioni economiche tra i paesi in tempo di pace. L’intreccio della Grande Depressione con il conflitto bellico scosse le coscienze dei governanti delle democrazie minacciate, che impararono in quel duro frangente le lezioni della storia. Non avrebbero dovuto reclamare i debiti di guerra, al fine di evitare l’asfissia delle economie languenti degli stati belligeranti. Gli Stati Uniti non avrebbero dovuto cadere di nuovo nell’errore di ripiegarsi e rimanere indifferenti di fronte alle necessità di aiuto finanziario dei paesi in ricostruzione. Infine, sarebbe stato necessario stabilire alcune regole del gioco accettabili ed accettate da tutti, che scongiurassero il pericolo di una ripetizione delle politiche di “impoverire il vicino”, vale a dire una combinazione di protezionismo esagerato con svalutazioni competitive tipica degli anni Trenta del ‘900.

 

Gli accordi di Bretton Woods

La sfida rese necessario che la comunità internazionale si dotasse di una nuova architettura istituzionale, che potesse garantire un commercio multilaterale e un sistema di pagamenti internazionali stabile e capace di assorbire gli squilibri esterni dei paesi. Almeno, così la pensavano gli Stati Uniti e il Regno Unito, i due leader dell’economia internazionale e baluardi del blocco alleato. Perciò, dal 1941, lavorarono al modello del sistema economico del dopoguerra; giunsero a un accordo sul progetto tre anni più tardi ed esortarono gli altri paesi ad aderirvi. A tale fine, convocarono una conferenza economica internazionale, che si celebrò nel giugno del 1944 nella località nordamericana di Bretton Woods. La cornice istituzionale allora approvata ebbe eccezionale importanza e non perché, a partire da quel momento, si conformassero ad essa le relazioni economiche internazionali.

Benché il nuovo ordine finanziario e commerciale non fosse servito a risolvere i perentori problemi di bilancia dei pagamenti che presentavano i vari paesi nell’immediato dopoguerra, ebbe certamente il pregio di definire l’ambiente nel quale avrebbero dovuto operare idealmente il commercio, i movimenti di capitale e i pagamenti esteri. Tanto è vero che Bretton Woods fissò un orizzonte verso il quale dovevano incamminarsi le politiche commerciali e cambiarie, orizzonte che, con alcuni cambiamenti, ancora oggi continua a essere pienamente vigente.

 

Le istituzioni di Bretton Woods

Gli accordi di Bretton Woods si fondarono sulla creazione di tre nuove istituzioni sovranazionali: l’Organizzazione per il Commercio Internazionale (Oci), la Banca Mondiale (Birs) e il Fondo Monetario Internazionale (Fmi). La prima aveva come missione il rafforzamento di un commercio libero e non discriminatorio. Tuttavia, questo si rivelò ben presto un compito titanico. Infatti, l’Oci non arrivò a nascere e si dovette colmare il vuoto mediante un accordo, più flessibile e con competenze delimitate, vale a dire l’Accordo Generale sulle Tariffe e sul Commercio (General Agreement on Tariffs and Trade – GATT) che è rimasto in vita fino alla recente creazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Tale accordo favorì, attraverso successivi round di negoziato, una progressiva liberalizzazione del commercio mondiale. Per quanto la riguardava, la Birs aveva per oggetto l’obiettivo di contribuire al finanziamento di quel tipo di investimenti a lungo termine, strategici per lo sviluppo economico, che non sono di solito presi in considerazione dal capitale privato, oltre che di cooperare alla ricostruzione economica delle nazioni devastate dalla guerra. Il suo impegno fu, alla prova dei fatti, smisurato in questo secondo campo, e molto modesto nel primo, sebbene andasse acquisendo importanza con il passare del tempo. Tuttavia, l’elemento fondamentale dell’impalcatura costruita a Bretton Woods era sicuramente l’Fmi, che si occupò della difesa di un sistema cambiario a tassi fissi, benché regolabili. Perciò, il Fondo poteva prestare, in forma condizionata, assistenza finanziaria ai paesi che soffrivano deficit nei loro conti esteri, per evitare così il facile ricorso all’alterazione del tasso di cambio per guadagnare immediata competitività all’estero e migliorare, attraverso l’aumento delle esportazioni, le bilance commerciali e di conto corrente. Coloro che concepirono l’impalcatura istituzionale di Bretton Woods concepirono il Fondo Monetario Internazionale come lo strumento che avrebbe permesso di combinare ottimamente il rigore (i cambi fissi e la convertibilità delle valute) con la flessibilità.

 

 

 

 

SIMONE RICCI

Ti consigliamo di leggere anche:
GALLERY
ATUTTONET NETWORK
PANNELLO ADMIN
Login
ARCHIVIO
  • 2013
  • 2012
  • 2011
  • 2010
  • 2009
  • 2008
  • CANALE VIDEO