Introduzione
All’inizio della rivoluzione industriale, le banche ebbero un ruolo piuttosto debole e marginale. Nella prima metà del XIX secolo, infatti, esse finanziarono soprattutto il commercio internazionale e il collocamento dei prestiti governativi. Il sistema bancario si fondava sostanzialmente sulle banche centrali (in particolare la Banca d’Inghilterra e la Banca di Francia) e su alcune banche di stampo privato. Le prime, le quali erano controllate da pochi ricchi azionisti, andavano a praticare soprattutto il risconto (si tratta della quota di costo o di ricavo di competenza dell’esercizio successivo che però ha già avuto la sua manifestazione finanziaria), svolgevano il ruolo di “banche delle banche” e, inoltre, praticavano dei consistenti anticipi allo Stato, per mezzo di un privilegio di emissione di biglietti in un’area circoscritta, il cui ammontare era di solito limitato a un plafond. Le banche provinciali, invece, andavano a scontare le tratte dei commercianti e dei piccoli industriali. Le grandi banche private di Londra e di Parigi, non molto attratte dal credito commerciale, si dedicavano all’accettazione delle cambiali e alla sottoscrizione dei prestiti di tipo pubblico; esse non provvedevano a concedere comunque alcun prestito a lungo termine agli industriali che ne facevano richiesta. Tra l’altro, un tentativo poco fortunato di sostegno diretto alle attività degli imprenditori fu quello effettuato da Jacques Laffitte (banchiere e uomo politico francese) sotto il regno di Luigi Filippo.
L’evolversi del ruolo delle banche
Via via che procedeva l’industrializzazione a livello europeo, il sempre più crescente bisogno di credito commerciale e industriale non poté più essere soddisfatto da un semplice sistema come quello che abbiamo appena descritto. Nacquero pertanto delle nuovissime istituzioni bancarie, le quali andavano a rastrellare i capitali dei piccoli risparmiatori con innovative tecniche di raccolta (ad esempio, i depositi a vista o a scadenza, ma anche i conti correnti) e li prestavano poi ad un interesse più alto rispetto a quello che veniva corrisposto normalmente ai depositanti. Nella tipologia delle banche per azioni che si imposero con convinzione sulle grandi banche private si distinguevano, senza dubbio, la banca di deposito (l’esempio più lampante è quello del Crédit Lyonnais) e la banca d’affari, come lo era in questo periodo la Banque de Paris et des Pays Bas. In pratica, rispetto alle risorse (passivo di bilancio), la banca di deposito disponeva di mezzi davvero ingenti, forniti soprattutto dai depositi a vista e da quelli a breve termine, e di una importante rete di filiali; la banca d’affari, al contrario, non poteva contare sulla presenza delle filiali sul territorio e le sue risorse provenivano essenzialmente dai depositi a medio e lungo termine dei ricchi capitalisti o delle società e, in proporzione, più da mezzi propri (capitale versato e riserve).
Le differenze da paese a paese
L’evoluzione dei sistemi bancari e creditizi variò a seconda dei paesi. L’Inghilterra, per esempio, poteva contare su pochissime banche d’affari. La forza del suo mercato bancario e finanziario stava nella progressiva specializzazione delle funzioni: accepting houses, discount houses, banche di deposito si andavano a concentrare in un ambito molto limitato dal punto di vista territoriale che esse conoscevano praticamente alla perfezione. Dal 1826 si potevano inoltre creare delle banche per azioni che sviluppavano la pratica dello chéque per rimediare all’offerta anelastica di moneta fiduciaria da parte della Banca d’Inghilterra. Poco per volta le banche private vennero assorbite dalle banche per azioni o si fusero direttamente tra di loro. Nel 1914 cinque banche (le cosiddette “big five”) di Londra, spesso di origine provinciale, controllavano la maggior parte dei sistemi finanziari. In Francia, invece, la specializzazione era meno pronunciata. Le banche di deposito si svilupparono durante il Secondo Impero. Il Crédit Lyonnais, dopo qualche insuccesso nel credito industriale, adottò una linea di prudenza gestionale limitandosi al credito a breve termine e partecipando, assieme alle banche private e a quelle d’affari, alla sottoscrizione di prestiti governativi. I fratelli Pereire, fondatori del Crédit Mobilier, puntarono a una società in accomandita dell’industria che controllasse tutti i capitali investiti in certi settori (ferrovie, compagnie marittime, miniere, industrie pesanti…), ma il disegno venne vanificato dal peso dei debiti a breve termine che in occasione della crisi del 1866-1867 non poterono essere liquidati, vista la forte immobilizzazione di capitali nelle operazioni a lunga scadenza. In Germania, infine, vi fu un legame molto stretto tra banca e industria: le Kreditbanken come la Disconto Gesellshaft di Berlino, la Berliner Handelsgesellshaft e specialmente la Deutsche Bank erano insieme banche commerciali che davano credito a breve termine che banche d’investimento.
SIMONE RICCI


Data: 03 marzo 2010



