American System of manufacturing


 

Introduzione

Il processo di industrializzazione europea e internazionale per quel che concerne il XIX secolo e le conseguenti “rivoluzioni industriali” furono resi possibili anche e soprattutto dagli importanti e innovativi progressi che furono realizzati in parallelo e in conseguenza a questi specifici sviluppi nel settore delle macchine utensili (come lo erano, ad esempio, i torni, le frese, le mole, le lime, le smerigliatrici e le rettificatrici) le quali permettevano di ottenere delle parti metalliche con i requisiti meccanici e di progettazione indispensabili al buon funzionamento delle macchine che con esse si andavano a costruire e di fabbricare degli oggetti standardizzati.

 

Gli innovatori di questo periodo

Con l’introduzione delle macchine utensili, le operazioni divennero molto più rapide e soprattutto precise. A differenza di altri innovatori, quelli che andarono ad operare in questo comparto appartenevano ad un’èlite professionale abbastanza chiusa, la quale si riproduceva in una sorta di genealogia tecnologica (da James Bramah veniva Henry Nasmyth, che si mise in proprio e formò altri tre innovatori: James Nasmyth, Joseph Whitworth e Richard Roberts). Tra le molteplici invenzioni vanno sicuramente menzionate la standardizzazione delle filettature da parte di Whitworth, ma anche la messa a punto del maglio a vapore da parte di Nasmyth e l’invezione di una perforatrice multipla che era controllata sostanzialmente da un meccanismo basato sulla logica binaria, in tutto e per tutto simile al telaio Jacquard da parte di Roberts, al quale si dovette l’introduzione della cosiddetta “self-acting mule”.

 

L’American System of Manufacturing.

Furono Eli Whitney, John Hall, Simon North e Thomas Blanchard a porre i presupposti e le basi, negli Stati Uniti, per quello che fu poi definito come American System of Manufacturing. Di cosa si trattava esattamente? La denominazione venne data in occasione dell’Esposizione Universale di Londra del 1851: si trattava, in pratica, di un sistema basato sulla standardizzazione del prodotto e sull’intercambiabilità delle varie parti che lo componevano. Esso consisteva nel produrre dei meccanismi composti di parti che si adattavano ed interagivano tra di loro con tale precisione che si poteva inserire un componente di uno in un altro simile senza procedere ad alcun tipo di aggiustamento. Delle macchine utensili specializzate vennero a essere applicate ad una sequenza di operazioni in modo da ottenere una maggiore velocità operativa e di movimentazione dei materiali. L’adozione dei pezzi intercambiabili si ebbe dapprima, ma con qualche esitazione di troppo per le difficoltà di realizzazione, nella fabbricazione delle armi (in questo caso spiccano i celebri nomi di Colt e Remington); in seguito, poi, la diffusione si ebbe soprattutto in relazione alla realizzazione di macchine agricole (McCormick fu il produttore più importante in questo senso), delle macchine da cucire (Singer, intorno al 1850), delle pentole (Waltham) e delle serrature (Yalenelle). Immediatamente dopo la conclusione della guerra di Secessione, poi, i metodi di produzione di massa si diffusero in maniera molto rapida, anzitutto nella produzione delle armi e poi in quella di molti altri prodotti dei più diversi settori. La loro diffusione in Europa fu invece molto più lenta, visto che la qualità dei prodotti americani era più bassa di quelli costruiti con i tradizionali metodi europei e perché comportavano, ragione assolutamente non secondaria, l’eliminazione di quegli operai che erano specializzati nei vari processi della produzione. La propensione alla qualità, la sofisticazione dei consumi e la resistenza operata da parte degli operai furono i fattori che avrebbero ritardato la diffusione nel continente europeo dei metodi di produzione di massa, almeno fino all’insorgere della Prima Guerra Mondiale.

 

Le altre innovazioni.

La cooperazione internazionale tra i francesi e i tedeschi portò in Europa alla diffusione dell’illuminazione a gas, una delle innovazioni più importanti dal punto di vista sociale. Essa venne sollecitata, in particolare, sia dalle esigenze della vita urbana sia dalla necessità di illuminare le grandi fabbriche cittadine più accentrate, anche per permettere il lavoro di notte. Gli inglesi furono i primi ad utilizzare in maniera davvero estesa l’illuminazione a gas a Londra, in modo da illuminare il Pall Mall, ma anche le fabbriche di Manchester poterono beneficiare dell’innovazione. il modello energetico instauratosi in Inghilterra durante l’industrializzazione era del tutto peculiare e plasmato sulla dotazione di risorse del paese: energia idraulica relativamente diffusa, la quale poteva fornire però solo delle potenze molto modeste, e abbondanza di energia fossile trasformabile in energia meccanica grazie a dei convertitori adeguati. La meccanizzazione tessile utilizzò la forza idraulica, mentre le miniere e le ferriere necessitavano di una intensità di energia molto superiori. Solo grazie ai miglioramenti di inizio ‘800, il vapore divenne maggiormente conveniente e fu adottato nelle attività più diverse. Era invece di origine francese l’invenzione del pallone aerostatico, vale a dire la mongolfiera, sperimentata e sviluppata per la prima volta dai fratelli Montgolfier il 21 novembre del 1783: tale innovazione riuscì nell’intento di diffondere presso il grande pubblico “la leggenda del nuovo Prometeo tecnologico” che si accingeva ad accompagnare la rivoluzione industriale.

 

 

 

SIMONE RICCI




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