Ancora sul periodo 1922-1925
Nell’industria tessile riesce ad affermarsi una nuova produzione che conta molto sulle importazioni di seta artificiale. Nel periodo 1922-1925 l’Italia diventa la seconda produttrice di questo tipo di seta dopo gli Stati Uniti: la Snia Viscosa assume i contorni di una grande concentrazione industriale nel tessile e in questa fase viene incentivata in modo generoso. Per quel che riguarda invece l’industria automobilistica, la Fiat è la terza fabbrica italiana durante la Prima Guerra Mondiale, tanto che riesce a produrre i motori destinati all’aviazione del nostro paese; inoltre, essa risente poco della riconversione da guerra a pace, visto che ha una produzione molto differenziata. Le automobili non sono ancora un bene di largo consumo e si punta molto sulle esportazioni, in particolar modo verso i Balcani.
La situazione monetaria
Riguardo alla situazione monetaria, l’inflazione è ancora molto presente nel dopoguerra e il cambio si deprezza. La lira debole, però, avvantaggia le esportazioni, consentendo all’inflazione di accentuarsi, congiuntamente ai salvataggi effettuati dalla Banca d’Italia. Al deprezzamento del cambio corrisponde inoltre la stabilità dei prezzi interni, agevolata, nel 1925, dalla svolta del regime autoritario. Dopo l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti (10 giugno 1924), si assiste alla liquidazione definitiva dell’opposizione politica, così come dei sindacati. Tutto ciò viene contemplato nel Piano di Palazzo Doni, provvedimento in cui i sindacati vengono addirittura dichiarati fuorilegge. Al posto della Cgil vi sono i Sindacati Fascisti, gli unici che possono parlare con la Confindustria. Nel 1925 avviene la svolta fascista, visto che Giuseppe Volpi diventa il nuovo ministro delle Finanze, anche perché De Stefani aveva emanato una legge che non era piaciuta agli industriali (siamo in una fase speculativa): questa legge aveva aumentato il tasso di sconto dal 5 al 7%, provocando l’ira degli industriali e la nomina di Volpi, nome gradito a Confindustria e alieno da pregiudizi liberisti. La tendenza fino al 1925 era stata improntata alla stabilizzazione monetaria, un fattore che rafforza le valute straniere e fa deprezzare ulteriormente la lira (siamo ancora in un regime di cambi fissi). Ma in tal modo si compromette gravemente la bilancia dei pagamenti italiana. È in questo contesto che il governo deve affrontare la stabilizzazione monetaria: si tratta del problema maggiore che Volpi ha nella sua agenda, anche se l’inflazione non era da meno. La decisione storica è quella di avviare una svolta protezionistica in Italia, con le imprese che vengono sostenute grazie alla produzione nazionale (una fase autarchica che verrà accentuata nel 1934).
Gli anni successivi al 1925
Nel 1925-1926 viene varata la cosiddetta “battaglia del grano”, con l’obiettivo preciso di ridurre l’importazione dei cereali, la principale causa del disavanzo commerciale. Ci sono aumenti dei dazi doganali e provvedimenti volti alla cerealicultura intensiva; si intensificano le grandi opere di bonifica a discapito dell’agricoltura specializzata (produzione di olio, viticoltura…). Inoltre, si cerca di favorire la produzione di altre materie prime, in particolare nel settore chimico. Molto importante è la produzione di derivati del petrolio e, dunque, maturano le imprese sorte nell’800, come la Montecatini, la Carlo Erba e la Schiapparelli. Nel 1926 viene fondata l’Agip (Agenzia Generale Italiana Petroli) col compito di sondare la presenza di giacimenti petroliferi in Italia e all’estero: i contratti sono a minor costo, visto che si vuole raggiungere a tutti i costi l’autosufficienza. Un altro requisito per la stabilizzazione è la ripresa dei crediti esteri, necessari perché le rimesse sono scarse. Gli Stati Uniti volevano che l’Italia tornasse ai cambi fissi e risolvesse i debiti di guerra: nel 1926, Volpi e Pirelli partirono per Washington in modo da raggiungere un accordo col segretario del Tesoro americano. Il debito complessivo venne ridotto e dilazionato in più rate (l’ultima era stata fissata per il 1987) di piccolo importo. Altri vantaggi internazionali vengono ottenuti nelle rate con l’Inghilterra. Tutto ciò rappresenta un’indubbia premessa per nuovi investimenti esteri in Italia. La stabilizzazione monetaria era necessaria anche per questo. Il 18 agosto 1926 Mussolini pronuncia il famoso discorso di Pesaro, in cui si impegna a difendere la lira a ogni costo (“battaglia della lira”). Il cosiddetto “Quota 90” sancisce l’ingresso dell’Italia nel Gold Exchange Standard: le valute nazionali sono convertibili in dollari e sterline, a loro volta convertibili in oro. Quota 90 fu denominato in questo modo proprio perché si andava a fissare il rapporto di cambio in maniera innovativa (90 lire per una sterlina e 18 lire per un dollaro; in tal modo, si andò a rivalutare la valuta nazionale, la quale, in realtà, all’epoca valeva assai meno (1:125). Ciò nonostante, il rafforzamento della lira creò delle difficoltà nelle esportazioni e quindi vennero provocati fenomeni di deflazione per la caduta dei prezzi interni. Nel sistema bancario, infine, il ruolo di prestatore di ultima istanza della Banca d’Italia diventa più complesso dopo la svolta del 1925; le politiche di salvataggio sono in contraddizione con l’economia del governo e, con la legge bancaria del 1926, la stessa Banca d’Italia diventa l’unico istituto che può emettere moneta, in quanto l’emissione viene revocata ai due banchi meridionali.
SIMONE RICCI