Introduzione
Due dei principali elementi combinati del flash trading, vale a dire la possibilità di andare a individuare il prezzo massimo (grazie soprattutto al fatto che gli stessi flash traders possono nascondere le loro offerte, visto che tendono ad offrire un servizio al pubblico) e la velocità con la quale eseguono la compravendita, consentono agli operatori del mercato di creare una sorta di “corto circuito” per quel che riguarda l’efficienza del mercato stesso.
L’operatività dei market maker
In una certa misura, si può dire che i market maker del flash trading sono molto più rapidi degli altri operatori del mercato, anche perché i server dei loro computer si trovano presenti in maniera fisica all’interno della Borsa, ed è proprio questa vicinanza fisica in senso letterale, e per la quale essi provvedono a pagare peraltro un affitto generalmente molto esoso, a fornire loro un indubbio vantaggio, quello della rapidità e non una tecnologia più avanzata. Il cambiamento che è stato espressamente proposto dalla Sec (US Securities and Exchange Commission) impedirebbe ai flash trader di emettere delle offerte nascoste. Il flash trading è tuttavia solo una delle innumerevoli conseguenze dannose della compravendita effettuata in maniera totalmente elettronica dei titoli azionari. Un’altra tra le peggiori è sostanzialmente dovuta al fatto che la maggior parte delle Borse pagano un vero e proprio rimborso a chiunque abbia immesso un ordine nella Borsa in questione. Colui che trasmette un’offerta di acquisto o di vendita per cento azioni, ad esempio, riceverà circa un quarto di cent di dollaro per azione, perché andando ad avviare un’operazione di trading il soggetto sta aggiungendo della liquidità alla Borsa. Quest’ultima, inoltre, farà pagare alla controparte della transazione dell’offerta iniziale un importo che è leggermente superiore al quarto di centesimo di dollaro, per il fatto essenziale che essa sta sottraendo appunto della liquidità.
La realizzazione dei profitti
Ecco dunque come si riesce a realizzare un profitto in questo contesto di flash trading: quando uno specifico algoritmo comincia ad immettere degli ordini di acquisto a 20 dollari (ovviamente per fare un esempio in questo senso), un altro algoritmo ancora, vale a dire quello per il trading che può guadagnare dai rimborsi delle Borse, individua che a immettere quell’ordine è stato un altro algoritmo. L’algoritmo del trading sui rimborsi borsistici allora provvede a immettere un ordine di vendita a 20,01 dollari, intascando così un quarto di cent per essere stato quello che ha posto inizio alla transazione. In un momento immediatamente successivo, questo stesso algoritmo offre di vendere le azioni all’algoritmo che le vuole acquistare per 20,01 dollari intascando un altro quarto di cent per azione, per il fatto di aver iniziato questa compravendita.
Considerazioni conclusive
Una terza conseguenza altrettanto dannosa del trading elettronico è l’accresciuta volatilità del prezzo delle azioni. Quasi la metà di tutti gli ordini immessi con algoritmi da parte di istituzioni finanziarie seguono in meccanismo del NBBO, vale a dire il National Best Bid or Offer, ossia la migliore offerta disponibile per un soggetto che non è un market maker. Un algoritmo predatore funziona in questo modo: quando individua che un altro algoritmo sta immettendo una serie di ordini di acquisto può rapidamente inserirsi e immettere ordini di acquisto a prezzi sempre più alti (quindi facendo salire la quotazione), per poi vendere allo scoperto (ossia vendere azioni che non si possiedono in attesa che il prezzo crolli per riacquistarle a un prezzo più basso). Questa aumentata volatilità implica anche una sostanziale crescita del valore delle informazioni che una Borsa vende e, inoltre, fa salire il prezzo delle opzioni cosa che, a sua volta, comporta il fatto che tutti i fondi pensione che proteggono le proprie posizioni con altre operazioni che prevedono opzioni, dovranno pagare un prezzo più alto per portare avanti la propria attività. Il modo più semplice per ridurre il danno di questi algoritmi predatori dovrebbe prevedere due cambiamenti. Il primo è quello di rendere validi per almeno un secondo tutti gli ordini di acquisto e di vendita. Ciò costringerebbe i flash trader, trader molto più veloci, a mostrare le proprie carte. Il secondo sarebbe quello di rimettere in vigore i limiti a una variazione troppo veloce del prezzo di un’azione, perché è quando le azioni si muovono troppo velocemente che gli algoritmi predatori possono cominciare a sfruttare il mercato. C’è da dire che senza dubbio tutto ciò andrebbe contro l’interesse delle Borse, ma si tratterebbe di un beneficio assolutamente enorme per tutto il pubblico coinvolto.
SIMONE RICCI




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Data: 25 febbraio 2010



