Introduzione
L’espressione che di solito si utilizza in questo senso, vale a dire “mercato del lavoro”, può avere più significati. Secondo il significato letterale, per mercato del lavoro si intende, in un dato momento storico, il quadro dell’offerta di lavoro (da parte dei lavoratori) e della domanda di lavoro (da parte degli imprenditori), senza far caso all’influenza che l’equilibrio o lo squilibrio tra le due componenti esercita sui salari. In modo più scientifico, si definisce mercato del lavoro il complesso dei meccanismi e delle cause che vanno a governare il rapporto tra la domanda e l’offerta di lavoro appunto.
L’evoluzione del mercato del lavoro
Nel momento attuale in cui ci troviamo, il mercato del lavoro non viene più regolato come un tempo dal solo ed esclusivo rapporto di forze tra il datore di lavoro e il lavoratore, oppure solamente dalla legge della domanda e dell’offerta; in effetti, esso viene più che altro condizionato da alcuni fattorie esterni (come possono essere, ad esempio, le leggi e i contratti collettivi di lavoro) volti soprattutto ad assicurare dei minimi salariali sempre più elevati e altre garanzie di tipo non pecuniario (assicurative, assistenziali, di tutela del posto di lavoro e della sicurezza nel lavoro). Dunque, vale sempre la pena tentare di riassumere le principali tappe evolutive dei criteri che hanno portato nel corso del tempo a caratterizzare la retribuzione e il mercato del lavoro. A)Il mondo greco-latino. In questo caso non esisteva alcun tipo di mercato del lavoro, ma soltanto dei mercati in cui far lavorare gli schiavi: dunque, ci troviamo di fronte a una pura e semplice compravendita di braccia da utilizzare per il lavoro. B)Il mercato incontrollato del lavoro. Si tratta di una legge pura e semplice della domanda e dell’offerta: sin dal periodo medioevale, il lavoratore tende a offrirsi al prezzo minimo per vincere la concorrenza degli altri lavoratori, mentre sono in pochi a restare disoccupati, ma tutti lavorano comunque ai limiti della normale sopravvivenza. C)Teoria mathusiana. Robert Malthus, economista inglese vissuto tra ‘700 e ‘800, elaborò una teoria molto innovativa per l’epoca. Se i lavoratori riescono a guadagnare più di quanto è loro necessario per sopravvivere, allora tendono a creare famiglie sempre più numerose e la popolazione di conseguenza cresce. In questo modo, le ricchezze che vengono normalmente prodotte non sono più sufficienti per tutti e i prezzi crescono in maniera inevitabile. Per tale motivo, se si vogliono mantenere dei guadagni abbastanza alti ed essere anche certi che le risorse siano sufficienti per tutti, occorre limitare il numero dei figli generati.
Le altre teorie tra ‘800 e ‘900
1)Teoria milliana. John Stuart Mill, economista britannico dell’800, elaborò questa importante teorizzazione. In questo caso, non si può lasciare il destino dei lavoratori in balia delle teorie di Malthus e Ricardo, le quali sono contro natura e contro la libertà della persona. Occorre piuttosto educare e istruire il popolo, favorire la piccola proprietà e le cooperative. Mill, però, si dimostra poco concreto quando suggerisce di “inviare nelle colonie la popolazione eccedente”, nell’ipotesi in cui tutti gli altri provvedimenti non abbiano prodotto risultati soddisfacenti. 2)Teoria marxiana. Secondo Marx, la miseria dei salari non deriva dall’applicazione in sé della legge della domanda e dell’offerta, ma dalla legge del massimo profitto che viene imposta dai datori di lavoro. La soluzione, per la classe lavoratrice, sta nell’impossessarsi dei mezzi di produzione (materie prime e capitali), in modo da restituire tutto il profitto al lavoro. 3)Le cinque leggi di Marshall o, come anche vengono definite, teoria neoclassica. In questo caso, il lavoratore vende il suo lavoro, ma non la sua persona, il lavoro viene considerato una merce che non può essere spostata secondo le leggi del mercato; inoltre, sempre in base a questa teoria, del lavoro non si possono costituire le riserve, altro motivo per cui il lavoro non si può considerare una merce. È falso ritenere che vi possano essere dei momenti di equilibrio tra offerta e domanda di lavoro: i lavoratori (offerta) sono sempre in numero maggiore di fronte alla domanda. Infine, l’orientamento professionale viene considerato dallo stesso Alfred Marshall, economista inglese vissuto tra il 1842 e il 1924, una vera e propria utopia, vista anche l’imprevedibilità dell’economia a livello mondiale.
SIMONE RICCI


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Data: 18 aprile 2010



