La dimensione economica dell’informatica
L’esame degli scenari applicativi dell’informatica ha, come logica premessa, una valutazione del peso che, nei paesi in cui vige un’economia di mercato, ha ormai assunto l’industria informatica e del computer. L’incidenza della spesa informatica rispetto al prodotto nazionale lordo, ma anche il rapporto tra il numero di elaboratori installati e popolazione attiva si sono nettamente evoluti nel tempo e non poteva essere altrimenti: tra l’altro, i dati e le statistiche che impressionano di più vengono dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Un punto di vista diverso, ma forse ancora più significativo di quello poc’anzi visto, è quello che riguarda l’investimento sostenuto dalle organizzazioni pubbliche o private, manifatturiere o di servizio, al fine di attrezzare tecnologicamente il singolo posto di lavoro dedicato al trattamento delle informazioni. È ovvio che esistono diverse caratteristiche a seconda della particolare organizzazione che si va a considerare. Esistono, cioè, delle organizzazioni che, per elezione o per necessità, tendono ad assumere un atteggiamento di anticipazione nei confronti della tecnologia stessa (o per dire meglio, dei suoi risultati attesi) e altre che, invece, preferiscono e hanno la possibilità di seguire una strategia più cauta, limitandosi ad applicarla ne caso in cui essa sia stata già collaudata a sufficienza. Chiaramente, i primi (i cosiddetti “leader“) sono quelli che corrono i rischi più grandi, ma godono comunque anche delle maggiori opportunità, mentre i secondi (si tratta dei cosiddetti “followers“, ovvero coloro che inseguono) tendono a privilegiare il fattore sicurezza. Sempre ragionando in via teorica, una determinata organizzazione può scegliere di caso in caso, per ragioni contingenti, se essere leader o follone, ma in realtà l’atteggiamento dell’organizzazione nei riguardi dell’innovazione tecnologica è più che altro dettato dallo stile del suo management, a sua volta condizionato dalla competitività del mercato. In tal modo, l’organizzazione che opera in condizioni di mercato protetto potrà godere di un management tendenzialmente orientato all’atteggiamento del follone, mentre quella che opera in una situazione fortemente concorrenziale sarà portata maggiormente a vedere il problema con gli occhi del leader e, come tale, ad affrontarlo anche nei suoi aspetti di innovazione organizzativa e di comportamento.
L’importanza informatica nell’economia
Una delle più importanti conseguenze delle considerazioni che abbiamo fatto sinora è di certo il profondo cambiamento che si sta verificando, da alcuni anni a questa parte, nelle strutture degli investimenti fissi lordi effettuati dalle aziende manifatturiere. Questo tipo di cambiamento vede infatti un’accelerata riduzione della quota di investimento che è destinata ad ampliare la capacità produttiva in senso lato a favore di quella rivolta a razionalizzare e rendere flessibile il processo di produzione e a estendere la gamma dell’offerta. Si tratta di una trasformazione di tipo strategico che sta investendo in maniera contemporanea tutti i paesi industrializzati e che riporta l’attenzione sulla portata dell’innovazione informatica e sulle sue conseguenze economiche e sociali.
L’informatica e i cicli economici
L’informatica non ha una storia lunghissima; tuttavia, come si è visto in precedenza, la sua valenza economica è diventata via via tale da giustificare l’interesse sul ruolo che, in una visione di lungo periodo, essa è destinata ad assumere ancora di più. Per rispondere bisogna, prima di tutto, sapere e capire dove si sta dirigendo l’economia nel suo complesso ed è appunto a questo scopo che è stata elaborata la cosiddetta e famosa “teoria dei cicli economici“. Questa teoria, proposta negli anni settanta dall’economista sovietico Nickolaji Kondriateff, è stata poi anche ripresa dall’austro-americano Shumpeter. Il suo ambito di applicazione è senza dubbio l’economia di mercato, vale a dire l’economia di quei paesi le cui attività economiche si svolgono in un regime di tipo capitalistico (privato, pubblico o misto). La tesi è che l’indice dello sviluppo economico segue un andamento ondulatorio il cui periodo di durata è variabile tra i 40 e i 60 anni, durante i quali alla fase di prosperità succedono fasi di recessione, depressione e di ripresa: tali cicli vengono denominati 1°, 2°, 3° e 4° Kondratieff. L’aspetto che qui ci interessa è quello che associa l’innovazione a determinate fasi del ciclo economico. L’ipotesi è che, nelle fasi di declino del ciclo economico, si possa verificare un accumulo di innovazioni scientifico-tecnologiche; tali innovazioni darebbero pertanto luogo all’apertura di nuovi mercati ad alto tasso di crescita ( a fronte di quelli tradizionali che presentano un andamento stazionario) che innescano di nuovo la fase di ripresa. Si può dimostrare in maniera agevole come le industrie che, nelle fasi di crescita di ogni ciclo, operano nei settori tecnologici dominanti, presentano tassi di sviluppo da 3 a 10 volte superiori a quelli medi;esse inoltre svolgono un ruolo di traino per l’intera economia. Dal 1960 ad oggi l’andamento delle installazioni di computer presenta un profilo a ondate successive che riflette l’immissione sul mercato di nuove categorie di prodotto con miglior rapporto prezzo/prestazione. Ciò che preme sottolineare e rilevare è che il nuovo mercato non va a sostituire il precedente, ma si somma ad esso quando il suo tasso di crescita tenda a diventare stazionario.
SIMONE RICCI