Nel 2010 nella maggior parte del mondo industrializzato diversi problemi hanno tenuto banco per quanto riguarda l’ aspetto economico. Innanzitutto la ripresa delle industrie che non è stata controbilanciata da una ripresa dall’ occupazione visto che soprattutto in usa si sono raggiunti livelli di disoccupazione inaccettabili. Le politiche del presidente Obama hanno tentato di porre un freno alla crescente disoccupazione con risultati non sempre esaltanti, infatti in alcuni casi i disoccupati sono anche aumentati.
Tuttavia si è discusso anche di deflazione, un fenomeno che se troppo sostenuto può seriamente compromettere la ripresa economica di una nazione. In europa , giappone ed america i prezzi nel corso del 2010 hanno avuto un calo generalizzato che avrebbe potuto comportare fenomeni di mancata ripresa economica. Le politiche per fermare il fenomeno sembrano abbiano avuto successo in quanto da fine anno si sono registrati aumenti di prezzi generalizzati in un pò tutti i settori economici. Inoltre diversi eventi atmosferici hanno procurato una contrazione della produzione di materie prime e pertanto la scarsità di tale materie ha prodotto un’ innalzamento dei prezzi.
Tale fenomeno inflazionistico è tenuto molto in considerazione dai gestori di portafogli che indicano quali siano i mercati azionari con più probabilità di metter a segno performance positive. Wall street sembra che sia uno dei mercati meglio posizionati, visto che si prevede che in america il fenomeno inflazionistico non comporti significativi aumenti dei prezzi. Diverso è invece il discorso dei cosiddetti Bric, dove sebbene la produzione industriale ed il pil è in costante crescita, preoccupa molto il carovita che ha crescite che arrivano a sfiorare il 10 per cento annuali.
I bric hanno avuto una dinamica simile negli ultimi anni ed anche l’ inflazione sembra confermare questa regola. In particolare il brasile per arginare l’ aumento del caro vita ha aumentato sempre i tassi di inflazione fino a raggiungere l’ 11,25 per cento attuale. Tali aumenti hanno però influenza sulla valuta locale che in genere tende ad apprezzarsi. Tale apprezzamento fa perder di competitività le imprese e quindi l’ export ne risente . Il risultato è che negli ultimi due anni il real ha registrato un aumento del 40 per cento del valore nei confronti del dollaro, suscitando le critiche del governo brasiliano. Gli analisti pertanto consigliano di puntare su cina e brasile nel lungo periodo , mentre nel breve preferiscono economie più normalizzate come turchia e messico.




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Data: 22 gennaio 2011



