NOVITA’ SUL FEDERALISMO FISCALE

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Scritto da: Antonio Tirm - Categoria: Finanza

Si delineano i primi tratti del federalismo fiscale, disegnato dal decreto legge approvato circa due settimane fa dal Governo italiano. Voluto fortemente dalla Lega il neonato federalismo fiscale muove i primi passi e si fissano in termini legislativi le tasse ed i contributi che dovranno provvedere al sostentamento degli enti locali. In un quadro di riduzione, o in alcuni casi eliminazione, del contributo nazionale la discussione e aperta su come le regioni, le province ed i comuni dovranno provvedere al quasi auto sostentamento. A livello provinciale si è gia deciso che i tagli dei trasferimenti dalle regioni saranno compensati da una compartecipazione provinciale agli introiti del bollo auto. Tale misura ha però effetti positivi solo in alcune realtà territoriali. Il gettito garantito dal bollo auto è infatti fortemente influenzato dal parco locale delle autovetture, e non da particolari politiche regionali o locali. Pertanto realtà metropolitane come Roma, Milano o Napoli saranno in grado di attutire il mancato trasferimento regionale (il quale assicura 4,4 miliardi di euro ogni anno agli enti locali), grazie all’elevato numero di vetture circolanti nella provincia, mentre le province della Basilicata, Molise o Val d’Aosta difficilmente riusciranno a reperire risorse finanziarie sufficienti a supplire ai mancati trasferimenti. Tale disparità, come previsto dall’approvato decreto, dovrebbe essere in parte compensata da un fondo perequativo previsto a livello nazionale. Purtroppo tale fondo, che ricordiamo dovrà essere modulato nel dettaglio, difficilmente potrà riportare le somme al livello originario sia perché le dotazioni finanziarie sono scarse sia perché è previsto già dal legislatore che la perequazione debba avere un effetto di riduzione delle distanze tra i territori, senza cancellarle.

In sintesi le province appartenenti alle regioni piu’ popolose come Lombardia, Veneto e Lazio possono pensare di fare tranquillamente a meno dei trasferimenti regionali, mentre le province Lucane, Pugliesi e Liguri difficilmente potranno fare fronte autonomamente senza le necessarie risorse. In questo quadro un ruolo fondamentale potranno quindi averlo sia la possibilità di aumentare l’ RC auto sino ai 2,5 punti percentuali sia la possibilità di aumentare sino ad un massimo del 30 % l’ imposta provinciale di trascrizione. Ai presidenti provinciali spetterà quindi la scelta se rincarare o meno le spese di gestione o di trascrizione dell’autovettura. Sino ad adesso su 111 province pochissime hanno rinunciato ad ad aumentare ai livelli massimi l’ IPT, e quasi tutte le province virtuose sono localizzate nel Nord Italia. Piu’ della metà delle province ha invece portato l’ IPT al massimo possibile. Per quanto riguarda l’imposta sull’ RC auto rimarrà fissa al 12,5 % per ora, mentre potrà arrivare al 15 per cento dal 2015.
Quindi il Governo di fatto sembra porre un vincolo alle sempre crescenti spese provinciali, riportando in auge il tema della soppressione delle Province, sempre ripreso da ogni governo ma mai completamente attuato.

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