Limiti di categoria del portafoglio

Scritto da: Ferdinando Merisi - Categoria: Finanza

Introduzione

Tutte le categorie dei fondi comuni, con l’eccezione dei flessibili, prevedono limiti massimi e/o minimi per l’investimento in determinate classi di strumenti finanziari o per la duration complessiva del portafoglio. Tali limiti si riferiscono ad un portafoglio che include gli effetti che l’investimento in strumenti finanziari derivati ha sul rischio complessivo del fondo. Tale inclusione va effettuata calcolando per ogni derivato detenuto il corrispondente impegno sintetico nel titolo sottostante e compensando opportunamente le eventuali posizioni simmetriche rispetto al rischio su uno stesso strumento. In analogia a quanto previsto per il trattamento dei derivati, ai fini del rispetto dei limiti di categoria, la parte del portafoglio investita in fondi viene considerata come se fosse investita negli strumenti finanziari da questi detenuti (“look through”). Il calcolo della duration può essere eseguito con uno dei metodi prevalenti (“duration semplice” oppure “modified duration”); ai fini del rispetto dei limiti di categoria tali metodi sono considerati equivalenti. Con riferimento al calcolo della duration dei titoli a cedola variabile (floater) è stato deciso di attribuire loro una duration convenzionale pari alla vita della cedola (per un CCT, ad esempio, duration convenzionale di 6 mesi).

 

Limiti di categoria e valorizzazione del portafoglio

Tale decisione riflette due punti problematici. Il primo è che una formula corretta di duration per un floater, oltre ad essere tuttora oggetto di analisi teorica, è troppo complessa per essere calcolata ai fini del rispetto dei principi di classificazione. Il secondo è che nonostante i floater possano avere vita residua anche molto lunga, non si ritiene di escluderli dai fondi di liquidità (per i quali il vincolo di duration massima è pari a 6 mesi) in quanto il mercato finanziario domestico non offre strumenti monetari diversificati e i CCT restano uno strumento imprescindibile anche con vita residua elevata.

 

La classificazione dei fondi pensione

Le linee di investimento dei fondi pensione aperti vengono classificate in sette categorie ognuna delle quali si caratterizza per una percentuale minima e/o massima di titoli azionari detenibili in portafoglio. 1)Azionari: azioni in portafoglio per almeno il 70%; 2)Bilanciati Azionari: azioni in portafoglio comprese tra 50% e 90%; 3)Bilanciati: azioni in portafoglio comprese tra 30% e

70%; 4)Bilanciati obbligazionari: azioni in portafoglio comprese tra 0% e 50 %; 5)Obbligazionari: nessun investimento azionario, duration minima di portafoglio pari a 1 anno; 6)Monetari: nessun investimento azionario, duration massima di portafoglio pari a 2 anni; 7)Flessibili: azioni in portafoglio da 0% a 100% come da regolamento del fondo. Per quanto riguarda le regole per la valorizzazione del portafoglio ai fini del rispetto dei limiti di categoria vale quanto stabilito

per i fondi comuni.

 

La classificazione delle gestioni patrimoniali

È Assogestioni a classificare i contratti di gestione su base individuale di portafogli di investimento per conto terzi (gestioni patrimoniali) in sette categorie ognuna delle quali si caratterizza per una percentuale minima e/o massima di titoli azionari detenibili in portafoglio. 1)Azionarie: azioni in portafoglio per almeno il 70%; 2)Bilanciate azionarie: azioni in portafoglio comprese tra 50% e 90%; 3)Bilanciate: azioni in portafoglio comprese tra 30% e 70%; 4)Bilanciate obbligazionarie: azioni in portafoglio comprese tra 0% e 50%; 5)Obbligazionarie: nessun investimento azionario; 6)Monetarie: nessun investimento azionario, duration massima di portafoglio pari a 2 anni; 7)Flessibili: azioni in portafoglio da 0% a 100% Alle gestioni patrimoniali si possono applicare le seguenti ulteriori qualificazioni della politica di investimento: la Gestione etica, la Gestione a capitale protetto, la Gestione a capitale garantito e la Gestione indicizzata.

 

La definizione di alcune qualificazioni dei prodotti del Risparmio Gestito.

È sempre la solita Assogestioni (si tratta della associazione italiana dei gestori del risparmio e rappresenta la maggior parte delle società di gestione del risparmio italiane e straniere operanti nel nostro Paese, oltre a società attive nella gestione individuale e collettiva del risparmio) a proporre una definizione di particolari caratteristiche (dette anche qualificazioni) delle politiche di investimento dei fondi comuni con l’obiettivo di agevolare l’identificazione di informazioni che per la loro natura non possono trovare posto nella struttura della classificazione ma che ciò nonostante possono risultare di interesse sia per le società di gestione sia per il pubblico degli investitori. Si noti che le qualificazioni sono indipendenti dalla classificazione e quindi non costituiscono un’ulteriore suddivisione delle categorie esistenti e nemmeno nuove categorie. Esse semplicemente si affiancano alle categorie Assogestioni e ne integrano il contenuto informativo. Le definizioni delle qualificazioni sono integrate dalle seguenti due condizioni: anzitutto, la denominazione del fondo deve contenere i termini che richiamano esplicitamente le qualificazioni che la società di gestione dichiara; poi, il regolamento del fondo deve illustrare con precisione quali sono i vincoli applicati alla politica di investimento che giustificano le qualificazioni dichiarate. Si qualifica come etico un fondo che sulla scorta di una propria definizione operativa del concetto di eticità e che ha una politica di investimento che vieta l’acquisto di un insieme di titoli e/o privilegia l’acquisto di titoli sulla base di criteri diversi dalla sola massimizzazione del rendimento atteso.

 

 

 

 

SIMONE RICCI

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