Attualmente tra gli investitori non si è ancora scelta una strada da percorrere ed il mercato attualmente è in balia più degli speculatori, visto che comunque sia alternano prestazioni esaltanti delle borse a rimbalzi o cadute repentine. Il motivo di tanta indecisione è per la maggior parte dovuto alla verifica degli effetti che avranno sull’ economia irlandese degli aiuti comunitari erogati recentemente. 85 miliardi di euro è una grossa cifra ma sicuramente non è uno degli aiuti più sostanziosi che siano stati offerti, pertanto adesso gli investitori sono alla finestra per capire innanzitutto gli effetti che tale tipo di aiuto avrà e poi per verificare se le situazioni di default possono estendersi anche ad altre nazioni europee. Il problema irlandese era del resto noto da tempo, così come quando scoppiò la bolla dei mutui sub prime che del resto diversi anni prima molte banche avevano rifiutato ad emettere ed avevano messo in guardia sui pericoli di un effetto leverage oramai troppo spinto.
L’ Irlanda a differenza di molti paesi europei ha un rapporto debito pubblico / Pil abbastanza contenuto e del resto anche la prospettive di aumentare gli aiuti pubblici non ha molto effetto sull’ economia irlandese. I problemi maggiori risiedono infatti nel settore privato. Le attività bancarie sono cresciute in maniera spaventosa rispetto al Pil ( basti pensare che il rapporto attività / Pil era arrivato a circa 800 nei periodi ante crisi, e che in Italia tale rapporto a stento raggiunge quota 250 ).
In tale quadro appare doveroso che gli stati destinatari di aiuti avviano una politica di austerità e annuncino tagli a quasi tutte le spese statali, ma è obbligatorio anche rivedere il sistema bancario e le sue politiche di finanziamento e concessione di credito. Infatti recentemente la comunità europea aveva percorso la strada giusta prevedendo vari regolamentazioni e schemi da seguire per le banche europee. Purtroppo la proposta non è stata vista con favore da tutti i membri.




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Data: 02 dicembre 2010



