Le obbligazioni bancarie subordinate e strutturate


Introduzione

Le obbligazioni bancarie strutturate sono sostanzialmente dei titoli costituiti da un’obbligazione e da una o più componenti definite “derivative”, vale a dire contratti di acquisto oppure di vendita di determinati strumenti finanziari (come ad esempio indici, azioni, valute…). Si tratta quindi di obbligazioni bancarie vere e proprie, pertanto l’emittente è un istituto di credito che si impegna alla restituzione del capitale investito. Ma il rendimento può anche variare, in alcuni casi di molto, in quanto esso è quantificato sulla base di parametri collegati al verificarsi o meno di certi eventi previsti nel regolamento dell’emissione. Le obbligazioni strutturate sono degli strumenti abbastanza complessi; uno dei rischi più frequenti, in questo senso, è quello di non riuscire a comprendere il loro funzionamento e dunque di fare una scelta che non sia adatta alle proprie esigenze. Il loro acquisto è quindi consigliato solo a quei soggetti che ne hanno compreso in pieno la natura e il grado di rischio. Negli ultimi anni, il forte calo dei tassi di interesse ha spinto, inoltre, molti risparmiatori a ricercare strumenti innovativi con: A.un rendimento che fosse potenzialmente superiore ai titoli di Stato e alle obbligazioni più tradizionali; B.delle caratteristiche diverse dagli strumenti tradizionali a fronte di un livello di rischio ben superiore. Di fronte a tutte queste rinnovate esigenze, le banche hanno prontamente risposto, provvedendo ad emettere molti tipi di obbligazioni strutturate la cui variegata articolazione consente di cogliere le più differenti opportunità messe a disposizione dal mercato.

 

Le obbligazioni bancarie subordinate

Le obbligazioni bancarie subordinate sono anch’esse delle obbligazioni vere e proprie. Anche in questo caso, l’emittente è sempre una banca che si impegna alla restituzione del capitale investito. Nel caso di insolvenza dello stesso emittente, le obbligazioni subordinate vengono rimborsate solamente dopo che è stato fatto lo stesso per le altre obbligazioni. Il soggetto che va a investire in questa tipologia di titoli accetta quindi un rischio maggiore rispetto alle altre obbligazioni, ma può comunque ottenere in cambio un rendimento superiore.

 

Le informazioni chiare sulle obbligazioni strutturare e subordinate.

L’iniziativa informativa è nata in pratica per offrire al risparmiatore che va a investire in strumenti finanziari complessi un’informazione chiara e completa. Per poter accrescere la comprensibilità degli strumenti e dunque la consapevolezza delle scelte questa è la via prescelta. In che modo funziona tale programma? Le banche devono consegnare agli investitori un Foglio Informativo che descrive in maniera dettagliata caratteristiche e i rischi di un’obbligazione. Grazie proprio a questa iniziativa: 1.i fogli informativi sono scritti in modo più chiaro e leggibile; 2.le informazioni chiave sul titolo e i rischi sono spiegati in maniera più esauriente, tramite l’utilizzo di esempi chiari sul possibile rendimento dell’obbligazione; 3.viene redatta anche una nota integrativa che contiene una serie di utili avvertenze per l’uso e una tabella che permette di confrontare in maniera agevole il rendimento e il rischio rispetto a un titolo tradizionale; 4.vengono consegnati all’investitore il glossario e una guida. Riguardo sempre al foglio informativo, esso viene a essere contenuto in massimo 5-6 pagine, usa un linguaggio che è comprensibile anche ai risparmiatori meno esperti, utilizza una veste grafica che rende le informazioni chiare e fruibili, andando a evitare l’uso di caratteri troppo piccoli o troppo fitti, e infine evidenzia ogni termine tecnico con un corsivo o un grassetto, rimandando  per la spiegazione all’apposito glossario. Spostando invece il nostro interesse sulla nota integrativa, cosa c’è da dire? Essa non può occupare più di un foglio ed è composta da quattro paragrafi. Vediamoli nel dettaglio. a)Le avvertenze generali. Esse evidenziano all’investitore che un titolo strutturato (o subordinato con componente derivativa) è uno strumento caratterizzato da un’intrinseca complessità, che rende difficile la valutazione del rischio; che un titolo subordinato presenta il rischio che l’emittente, in caso di insolvenza, rimborsi il titolo solo dopo aver soddisfatto tutti gli altri creditori. La sottoscrizione è suggerita solo se si è compresa la natura e il grado di rischio del titolo. b)Le avvertenze specifiche. Esse segnalano i rischi tipici dello strumento offerto e invitano a consultare la sezione del foglio informativo espressamente dedicata alle “informazioni sui rischi dell’operazione”; le avvertenze specifiche segnalano inoltre, per i titoli subordinati, la presenza di particolari clausole di subordinazione. c)La tabella comparativa. Essa ha tre funzioni: 1.mette l’investitore in grado di percepire le eventuali differenze in termini di rischio e di rendimento rispetto a un titolo a basso rischio con una scadenza simile (il Buono Poliennale del Tesoro, Btp); 2.riporta il rendimento effettivo annuo netto a scadenza del titolo, in uno scenario mediamente positivo, e quello di un Btp analogo; 3.va a indicare la data di calcolo dei valori di rischio e di rendimento. Tra l’altro, bisogna ricordare che in questa tabella deve essere sempre indicata la data nella quale sono stati calcolati i valori di rischio e di rendimento e che, nel calcolo del rischio, il metodo che è stato scelto dalla banca emittente dovrà essere seguito in modo stabile nel tempo per consentire all’investitore di confrontare i diversi strumenti finanziari emessi dall’istituto medesimo. d)L’invito a leggere il glossario.

 

 

 

SIMONE RICCI




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