La valutazione della capacità di credito delle PMI

Scritto da: Ferdinando Merisi - Categoria: Finanza

 

Introduzione

PattiChiari rappresenta un importante e fondamentale progetto che ha portato al cambiamento dei rapporti tra i clienti e la banca, in modo da ottenere un obiettivo ben preciso: quello di fornire degli strumenti concreti per comprendere maggiormente gli strumenti e scegliere meglio. Le iniziative che fanno capo a questo progetto tendono ad accrescere concetti come la trasparenza, la comprensibilità e la comparabilità dei servizi bancaria allo sportello. Tra l’altro, è la prima volta in Europa che le banche provvedono a lanciare un progetto così ampio e impegnativo: a PattiChiari ha aderito ben il 90% dell’intero settore bancario. Cominciamo a comprendere in maniera chiara quella che è la prima iniziativa dell’intero piano: i criteri generali di valutazione della capacità di credito delle piccole e medie imprese. Questa iniziativa è ovviamente rivolta alle pmi che intendono avvalersi dell’assistenza finanziaria degli istituti di credito per mettere a frutto i loro business. L’obiettivo principe è sostanzialmente quello di agevolare l’avvio di un dialogo partendo da una sorta di autoverifica e da un approfondimento interno da parte della pmi in vista della richiesta di credito.

 

Il Manifesto dei criteri di valutazione della capacità di credito delle pmi

Il Manifesto ha come fine quello di comunicare in maniera chiara e comprensibile i criteri generali con cui le banche che hanno aderito a questa iniziativa valutano la capacità di credito delle piccole e medie imprese. Vediamo nel dettaglio quali sono i criteri più importanti. 1)L’impresa e il suo business. La banca vuole comprendere la capacità dell’impresa, acquisendo, in collaborazione con il cliente, le informazioni sulla situazione attuale e le previsioni di sviluppo del mercato in cui opera, sui prodotti o sui servizi realizzati e sul suo posizionamento nel mercato stesso, tenuto conto delle caratteristiche e della dinamica della concorrenza (ad esempio, la natura giuridica dell’impresa, la struttura proprietaria, le sue fasi di sviluppo…). 2)Le finalità del finanziamento. Una precisa ed esaustiva informativa permette alla banca di individuare la natura e l’origine dei fabbisogni finanziari dell’impresa e quindi di studiare ed erogare finanziamenti, anche su misura, atti a soddisfare nella maniera più adeguata le sue esigenze (ad esempio, il finanziamento del capitale circolante commerciale e il finanziamento di investimenti destinati ad accrescere o modificare la capacità produttiva dell’impresa). 3)La capacità di rimborso dell’impresa. L’analisi della capacità di rimborso consente alla banca di verificare se esistono o meno le condizioni economico-finanziarie per il successo dell’iniziativa e il rimborso del capitale prestato e dunque che supportano la decisione di finanziamento. La verifica da parte della banca può essere condotta sulla base di molteplici approcci valutativi, a seconda delle caratteristiche del settore e dell’impresa, nonché della finalità, tipologia e dimensione del finanziamento (ad esempio, per i finanziamenti a breve termine, legati all’operatività corrente).

4)Il capitale investito dall’imprenditore o dai soci. Il capitale investito dall’imprenditore o dai soci, conosciuto anche col termine di “capitale di rischio” o “capitale proprio, rappresenta l’insieme delle risorse finanziarie che l’imprenditore o i soci hanno destinato al finanziamento dell’impresa. In corrispondenza di nuove iniziative, il capitale di rischio costituisce per la banca un importante indicatore della fiducia dell’imprenditore o dei soci e, quindi, la misura del rischio che gli stessi assumono a proprio carico. Allo stesso tempo, però, l’ammontare del capitale di rischio influenza direttamente l’entità del capitale di debito (sul piano dell’analisi del rischio, a dosi crescenti di capitale proprio possono associarsi maggiori dosi di capitale di debito), in massima parte costituito da finanziamenti bancari, e di conseguenza l’equilibrio della situazione patrimoniale dell’impresa. Definire tuttavia a priori un congruo livello di capitale investito da utilizzare per la generalità delle imprese risulta di scarso significato, perché questo valore può variare in funzione delle caratteristiche sia del settore che della specifica impresa. 5)Le garanzie per la mitigazione del rischio. Le garanzie rilasciate dal cliente sono gli strumenti che attenuano il rischio finanziario a cui si espone la banca erogando il credito, consentendo all’impresa di accedere ai finanziamenti anche quando, a seguito delle valutazioni effettuate, vi siano elementi di incertezza  circa il suo merito di credito. Quindi, le garanzie non modificano il profilo di rischio economico-finanziario dell’iniziativa finanziata, ma pongono una parte di questo rischio a carico di specifiche quote del patrimonio aziendale, o più genericamente, a carico del patrimonio di terzi interessati. 6)Il sistema delle relazioni tra banca e impresa. L’esame delle relazioni tra l’istituto di credito e l’impresa risulta di particolare rilevanza, in quanto la conoscenza diretta del cliente fondata sui rapporti avuti in passato, in termini di serietà, trasparenza e tempestività, fornisce indicazioni sulla sua solvibilità, capacità e volontà di fare fronte ai propri impegni nei confronti del sistema bancario, e costituisce quindi un importante elemento di valutazione del rischio di credito dell’impresa stessa. Analoghe considerazioni a quelle già svolte valgono anche per le informazioni sulle relazioni tra l’impresa e il sistema bancario nel suo complesso, che trovano una netta evidenza e vengono raccolte nella Centrale dei Rischi della Banca d’Italia o da credit bureau esterni.

 

 

 

SIMONE RICCI

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