L’ Italia ed i paesi emergenti

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Scritto da: Antonio Tirm - Categoria: Finanza

Purtroppo sul fronte del commercio estero si registra un certo ritardo da parte dell’ Italia per gli scambi commerciali con i paesi emergenti. Un dato risulta molto significativo, nel 2009 la Francia ha generato un volume di scambio commerciale con la cina pari  a 40 miliardi di euro. Un dato notevole soprattutto se si rapporta tale cifra a quella italiana che vede volumi di scambio per un controvalore di 46 miliardi nei confronti di tutti i paesi emergenti. Una bilancia commerciale quella italiana che vede un passivo molto sostenuto tenuto conto che pesa molto l’ approvvigionamento di materie prime soprattutto con la Russia stato esportatrice di prodotti energetici. Un mercato molto ostico per le imprese italiane, che di solito sono piccole e medie imprese che trovano difficoltoso rapportarsi con paesi molto lontani con notevoli adempimenti burocratici e dazi doganali. I dati confermano dal 2000 in poi una certa crescita con i paesi emergenti ma purtroppo nelle classifiche si è molto indietro rispetto ad altri paesi europei. Purtroppo nei confronti della Cina ad esempio le esportazioni sono circa un quarto rispetto a quelle francesi. Il problema è soprattutto delle piccole società che hanno notevole difficoltà anche perché le grandi hanno esportazioni molto sostenute paragonabili alle altra multinazionali di paesi europei. L’ Italia comunque ha capito il suo ritardo e sta tentando attraverso progetti ambiziosi come quello del Piano di azione cavalcando il fenomeno dei mondiali e delle olimpiadi di recuperare il terreno perduto.

A tal proposito vi sono diversi accordi anche a livello regionale che mirano a rafforzare gli scambi commerciali. Anche l’ istituto italiano per il commercio con l’ estero, l’ Ice si è dato un gran da fare per organizzare convegni ed incontri in modo promuovere il made in italy. Purtroppo il tempo stringe visto che i cosiddetti Bric hanno puntato le coste africane dove è possibile reperire risorse a basso costo di cui hanno particolarmente bisogno. Russia Brasile India e soprattutto la Cina hanno infatti puntato il nord africa dove è possibile investire con la garanzia di diversi fattori. Infatti le coste nord africane assicurano energia e manodopera a basso costo e la possibilità di effettuare export con gli stati europei in maniera privilegiata. Di circa 1078 nuove imprese stabilite in Egitto la maggior parte sono cinesi ed il dato che nel 2010 l’ export di petrolio libico è aumentato del 250 per cento la dice lunga sulla tendenza in corso. Anche in questi investimenti, gli stati europei e soprattutto l’ Italia sono in notevole ritardo. A Tal proposito una statistica mostra come nel 2050 le popolazioni nord africane aumenteranno di almeno il 30 per cento mentre quelle delle rive mediterranee europee rimarranno sostanzialmente stabili, differenza che sarà ancora più marcata per la popolazione in età lavorativa.

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