Investimenti: cosa cambia con la MIFID


 

Introduzione

Gli investimenti attuali in obbligazioni, azioni, titoli di Stato o fondi comuni, sia da parte di un trader esperto sia per quel che riguarda un risparmiatore alle prime armi, devono fare i conti con delle importanti novità: la nuova normativa europea, e in particolare la Mifid (Markets in Financial Instruments Directive), sta puntando ad aumentare la tutela degli investitori e a rafforzare gli obblighi di informazione da parte di banche, società finanziarie e promotori. I cambiamenti sono numerosi; vediamo di elencare i più importanti, attraverso un’ampia panoramica.

 

Le caratteristiche del Mifid

Esaminiamo i principali aspetti innovativi apportati dal Mifid. 1)L’informazione. Da oggi, quando si decide di investire i propri risparmi in strumenti finanziari (obbligazioni, azioni, titoli di Stato, quote di fondi…) si devono anche affrontare molte novità in banca. In particolare, con l’arrivo delle nuove norme europee sugli investimenti in strumenti finanziari, andranno ad aumentare i momenti di confronto e di dialogo con gli istituti stessi: le nuove regolo prevedono, infatti, tra le altre cose, che la banca a cui ci rivolgiamo ci chieda, prima di investire, una serie di informazioni dettagliate sulle nostre aspirazioni, obiettivi, attitudini di investimento e la situazione finanziaria. Non si tratta certo di una intromissione. Anzi, questo confronto schietto e diretto è proprio volto a chiarire tutti i dubbi, anche i più elementari e a mettere gli investitori in condizione di effettuare delle scelte consapevoli, traendo il massimo beneficio da ogni operazione. Può anche accadere che un dialogo insufficiente o troppo superficiale comporti degli errori di valutazione e scelte di investimento affrettate ed erronee, le quali compromettono la possibilità di realizzare i diversi obiettivi. Ma le innovazioni non si limitano ai soli vantaggi di una maggiore informazione e di un più intenso scambio, perché entrano in gioco anche nuove e articolate tutele nei confronti dei clienti. Tra queste, spicca il fatto che, qualunque sia lo strumento finanziario che si sta per acquistare, la banca è sempre tenuta a dimostrare di aver ottenuto, attraverso una documentata strategia di esecuzione, il miglior risultato possibile in termini di condizioni di acquisto. 2)La classificazione in tre fasce. La suddivisione dei clienti in classi permette alla banca di stabilire il grado di protezione da riservare a ciascuno di loro e definire di conseguenza le regole di condotta da adottare. Fino ad ora, gli investitori venivano divisi in due tipologie: clienti al dettaglio e clienti qualificati. Con la Mifid le classi sono invece diventate tre: clientela al dettaglio, clientela professionale e controparti qualificate. A ognuna di queste classi l’intermediario va ad applicare con intensità diversa le regole di condotta: massima per i clienti al dettaglio, solo parziale per quella professionale, nulla per le controparti qualificate. La classificazione viene definita dalla banca, mediante le informazioni che ha a disposizione sui clienti, ottenute ad esempio nel caso di un investimento effettuato nel passato o ancora in corso. Se le informazioni possedute non sono sufficienti, se ne potranno richiedere ulteriori. È possibile poi richiedere una modifica della classe di appartenenza. Ad esempio, un cliente professionale potrà richiedere di essere considerato come un cliente al dettaglio e viceversa, anche per una sola operazione. Ma per passare a una classe più avanzata si deve dimostrare di possedere le competenze necessarie a valutare in modo corretto i rischi dell’investimento. 3)Un profilo per ogni investitore. Per individuare il prodotto più adatto, l’istituto definirà, attraverso le diverse informazioni, il profilo dell’investitore. Si tratta di un’analisi così importante che, in alcuni casi, se l’investimento non risulta in linea con il profilo, la banca o il promotore non può dare un seguito all’operazione. Come avviene questa profilatura? Tutto dipende dal tipo di servizio che si va a richiedere. In funzione del servizio richiesto, infatti, verranno fornite una serie di informazioni, utili alla banca per effettuare: la valutazione di adeguatezza (nel caso di servizi di consulenza e gestione di portafogli) e la valutazione di appropriatezza (per gli altri servizi di investimento). La valutazione di appropriatezza può essere tralasciata nel solo caso in cui si richiedesse una compravendita di strumenti finanziari non complessi (azioni quotate e obbligazioni senza componenti derivative).

 

Il tris di investitori

Precisiamo chi sono i tre investitori delineati dalle novità del Mifid. A)I clienti al dettaglio sono coloro che, non possedendo specifiche competenze in materia di investimenti, hanno la necessità di un livello di protezione massimo. A loro si applicano tutte le norme di tutela previste dalla riforma. B)I clienti professionali, invece, sono coloro che hanno esperienza, conoscenza e competenza per assumersi decisioni di investimento e valutare correttamente il rischio assunto. Si tratta soprattutto di banche, società di gestione del risparmio e fondi pensione. A questi soggetti si applica una tutela solo parziale vista la loro esperienza. C)Le controparti qualificate, infine, sono un sottoinsieme dei clienti professionali e vengono considerati i clienti meno bisognosi in assoluto di protezione. Comprendono, in particolare, i soggetti istituzionali e le grandi imprese che ne fanno richiesta.

 

 

 

 

SIMONE RICCI




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