I costi dello stop al nucleare

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Scritto da: Antonio Tirm - Categoria: Finanza

Attualmente si parla spesso del nucleare, delle tecnologie che consentirebbero forti risparmi energetici e dei problemi legati alle scorie da smaltire, della possibità di creare impianti in Italia che attualmente non ha l’ indipendenza energetica totale. Eppure l’ Italia è stata una delle prime nazioni mondiali a dotarsi di centrali nucleari e sopratutto di tecnici preparati in grado di costruirle ma anche di gestirle. Il paese circa 20 anni fa aveva un uolo leadere e l’ Enel possedeva un grosso bagaglio di conoscenza da fare invidia persino a nazioni come gli Stati Uniti.

Purtroppo la tragedia di Chernobyl ha mostrato il lato più negativo dello sviluppo legato all’ atomo e le conseguenze terribili hanno giocato un ruolo molto importante nel referendum che si tenne a breve distanza dallo scoppio del reattore russo. Gli italiani in quel frangente decisero che era meglio non avere in casa delle centrali che utilizzassero  energia nucleare per produrre energia e quindi vennero subito spente e smantellate le centrali di Latina, Caorso, Garigliano e Trino Vercellese. Sebbene l’Enel fu lesta a chiudere le centrali ed a proporre in tempi strettissimi un efficace piano di conversione il rammarico fu grande ed adesso un libro proposto da Andrea Gilardino ( professore ordinario all’ Università Bocconi di Milano) calcola quanto è costato alla popolazione italiana lo smantellamento delle centrali nucleari. 44 miliardi di euro è la sua stima per difetto che tiene conto oltre che dei mancati introiti per la produzione dell’ energia, anche dei costi aggiuntivi che si sono dovuti sostenere per avviare il programma di riconversione, delle penali pagate per il mancato completamento e di altri costi accessori.

Sebbene il passaggio al gas o al metano abbia favorito aziende di stato come l’Eni, che attualmente sosno leader a livello mondiale per la tecnologia applicata nella produzione di energia elettrica purtroppo la botta al Pil italiano del periodo è stata grande oltre al rammarico per aver dissipato preziosa conoscenza fin li acquisita. La ricerca analizza due ipotetici scenari, uno che corrisponde a quello reale dove la nazione è priva di centrali nucleari un’altro ipotetico dove è previsto il completamento di altre 5 centrali nucleari, così come preventitato in partenza, per una produzione energetica di oltre 5 megawatt. E’ da questo contesto che vengono calcolati costi aggiuntivi e mancati introiti. Inoltre anche la creazione dei Cip6 e della Sogin non ha avuto un perfetto funzionamento e nella pratica non si sono avuti gli investimenti che erano stati preventivati per le produzioni di energia da fonti alternative. Sebbene per il nucleare allo stato attuale occorre far ripartire una macchina che di fatto parte da zero per le energie alternative vi sono ottimi sviluppi grazie anche ad un sistema di incentivi premiante.  Tuttavia non occorre solo spingere la domanda ma bisognerebbe puntare sul qualificare l’offerta e fare in modo che vi sia una perfetta integrazione con il nucleare.

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