Giocare in Borsa: ecco gli investimenti da fare nel 2009

Scritto da: Ferdinando Merisi - Categoria: Finanza

Introduzione

Affrontare le crescenti oscillazioni dei mercati finanziari è diventata la sfida principale per quest’anno: occorre quindi riuscire a capire quali sono i titoli azionari su cui conviene maggiormente puntare e da tenere nel cassetto. Attualmente, in borsa sono soprattutto i comparti del petrolio e dell’energia a fare rima con tranquillità, ma non bisogna dimenticare i settori farmaceutico e alimentare. Vediamo nel dettaglio come va a dispiegarsi questa sorta di “vademecum” dell’investitore.

 

I settori su cui puntare

Il podio ideale delle preferenze borsistiche di questo momento vede proprio il predominio del settore petrolifero ed elettrico: Eni è sicuramente al primo posto per quel che riguarda i migliori investimenti di lunga durata e dal rischio abbastanza contenuto, seguita a ruota da altri due colossi dei settori sopracitati, come Enel e Total. Il risparmiatore che è interessato dunque ad acquistare dei titoli azionari e a tenerli senza alcuna preoccupazione per un ragionevole periodo di tempo deve fare i conti con il mutamento delle condizioni economiche. Il rendimento dei Buoni Ordinari del Tesoro, ad esempio, è sceso già sotto l’1% netto ed è questa una delle principali motivazioni che spinge la gente ad interessarsi a proposte alternative che, al contempo, consentano di ottenere degli utili interessanti. C’è comunque da ricordare che è sempre un’impresa ardua scovare nei mercati dei titoli veramente sicuri, anche perché ciò è insito nel concetto stesso di investimento in titoli azionari, solitamente inteso come un investimento in un capitale di rischio. La principale tendenza dei risparmiatori del passato era quella di ritenere meno pericolose quelle azioni che riuscivano a capitalizzare di più, le cosiddette “blue chip”: tale ragionamento ora, alla luce dei dissesti provocati dalla congiuntura economica negativa, non è più possibile, anche perché le blue chip storiche e più famose sono in discussione e sono sparite quasi del tutto dai panieri di riferimento delle azioni principali. L’esempio più eclatante in questo senso è fornito da General Motors, la blue chip per eccellenza, la quale sta facendo pentire non poco gli investitori di tutto il mondo. Si è modificata, tra l’altro, anche la lista delle blue chip italiane, che ora vede in testa l’Eni a scapito della storica leadership di Telecom Italia. Bisogna tenere bene a mente un concetto: grandezza e importanza della società non sempre coincidono con la sicurezza, quella sicurezza che cerca l’investitore che vuole conservare a lungo il possesso di un titolo.

 

Il cambiamento dei panieri di riferimento.

Energia, finanza e telefonia erano considerati negli anni scorsi i settori tipici per le richieste e le esigenze del cosiddetto risparmiatore “cassettista”.

Ora però, i pesanti debiti e la spietata competizione esistente tra le società sta allontanando la tranquillità dalle caratteristiche di questi investimenti. Stesso discorso può essere fatto per il comparto finanziario e gli istituti di credito. La loro eccessiva esposizione alle turbolenze dei mercati e i misteri che avvolgono i bilanci bancari non sono certo un incentivo per i risparmiatori italiani. Detto ciò, ci possiamo chiedere: ma allora che caratteristiche deve avere, all’indomani della bufera dei mutui subprime, un titolo da conservare nel cassetto? Sostanzialmente, si dovrebbe puntare di più su quelle società che sono in grado di garantire una crescita stabile nel corso del tempo, una crescita soprattutto duratura e che sia capace di generare denaro in misura costante e di distribuire in modo regolare dividenti interessanti. Un profilo di questo tipo, o per molti versi simile, lo posseggono le società attive nel settore energetico e nelle utilities, storicamente molto generose nell’ambito della distribuzione di dividendi agli azionisti. La prima azione estera che viene molto consigliata dagli analisti economici è quella della francese Total, seguita poi da Royal Dutch Shell, entrambe attive nel settore petrolifero.

 

Alimentare e farmaceutico

Limitarsi però al solo petrolio e all’energia sarebbe sbagliato, non si vive solo di essi. Altri titoli che possono essere consigliati per un investimento abbastanza sicuro sono quelli dell’industria alimentare e del farmaco: la maggior parte delle aziende operanti in questi settori hanno le loro azioni espresse in franchi svizzeri (la Svizzera è notoriamente leader in entrambi i settori) e quindi il risparmiatore dovrebbe prestare attenzione non solo alla quotazione dell’azienda, ma anche al rapporto di cambio tra euro e la divisa svizzera. Nonostante ciò, multinazionali come la Nestlè, capace di diversificare e di essere presente in maniera capillare in tutto il mondo, o Unilever sono tra le più raccomandate. Puntare sui titoli farmaceutici significa anche mostrare una certa convinzione sugli sviluppi di tale mercato: infatti, il singolo titolo in questione può risentire della scadenza di un brevetto, mentre andare a scommettere sull’intero comparto è senza dubbio più stimolante e rassicurante. Non bisogna dimenticare, infine, le energie rinnovabili: anche se non si tratta di business ben consolidati, l’energia verde ha davanti a sé un futuro più che roseo. Dunque, il cassettista può ancora permettersi di riempire e diversificare il proprio portafoglio, con la speranza che fra cinque o dieci anni tutti questi titoli abbiano realmente soddisfatto le aspettative e la fiducia che viene in loro riposta.

 

 

 

SIMONE RICCI

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