Tutto è partito da una dichiarazione di Emma Marcegaglia che ha incitato le regioni che già sono pronte a fare da apri pista per il federalismo fiscale. La riforma tanto voluta dalla Lega purtroppo non riesce a concretizzarsi anche perché i problemi politici attuali non permettono di concludere un iter già iniziato un po’ di tempo fa. Infatti la legge delega per il federalismo è già stata approvata ma non si sono delineati nel dettaglio quali siano le misure concrete che il federalismo debba apportare , né come ogni singola regione debba finanziare la propria autonomia. Pertanto visto anche il pressing di numerosi parlamentari si pensa di far partire il federalismo lì dove le regioni hanno già le possibilità per farlo. Naturalmente anche in questo caso le regioni del nord Italia sono le più pronte per attuare sin da subito il federalismo, mentre le regioni del centro sud devono attendere ancora per attuare tale misura. Per cui gli amministratori delle regioni del centro nord sono entusiasti.
La possibilità di attuare un federalismo differenziato è stata concessa con una modifica apportata alla costituzione nel 2001. Infatti l’ art. 116 attuale recita che le regioni che hanno particolari condizioni possono concordare con il parlamento alcune misure e strumenti per attuare una particolare autonomia. Già nel 2008 alcune regioni, come Veneto , Lombardia e Piemonte chiesero al parlamento una lista delle funzioni che potevano essere attribuite alle singole regioni, ma dopo con le votazioni ed il cambio di governo non se ne fece più nulla.
Pertanto visto il percorso tortuoso e lungo del federalismo si pensa a questa norma costituzionale che potrebbe essere messa in pratica attraverso una legge ordinaria. Quindi oltre a Confindustria ( che ha invitato più di una volta a non penalizzare le regioni del nord) anche CONFARTIGIANATO e varie associazioni locali del nord hanno messo mano alla calcolatrice e fatto il punto su quanto sarebbe il vantaggio per le regioni con i requisiti. A conti fatti si parla di circa 15 miliardi di euro di fondi che potrebbero essere trasferiti visto che alle regioni potrebbero essere trasferite numerose competenze in materia di infrastrutture regionali, istruzione, beni culturali e protezione civile. Competenze più limitate potrebbe essere spostate alle regioni in tema di ambiente, previdenza complementare e giustizia di pace.




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Data: 20 dicembre 2010



