Stati Uniti a rischio default?

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Scritto da: Antonio Tirm - Categoria: Economia, Mutui

Problemi in vista per gli Stati uniti dove il presidente Obama deve fare i conti con un debito a rischio sovraesposizione e con le agenzie di rating che minacciano di operare un downgrade sull’ affidabilità del debito pubblico. Infatti Standards’ & ha già minacciato di operare il declassamento qualora non venga effettuato un rialzo del tetto del debito gigantesco che ha sfondato quota 14.300 euro, con l’ America che è costretta a non tenere fede ai debiti contratti e a limitare il livello dei consumi che è sempre stata una prerogativa del gigante americano.

I problemi deriverebbero da un’ eventuale rischio di downgrade del debito pubblico che comporterebbe sicuramente un’ innalzamento dei tassi di interesse e di conseguenza la popolazione subirebbe un’ aumento dei prezzi che corrisponderebbe grosso modo ad un’ aumento delle tasse. Questa opinione dovrebbe essere abbastanza convincente anche per l’ altra parte politica, i Repubblicani. Sono proprio questi ultimi a proporre fortemente una politica che non preveda aumenti significativi delle tasse appoggiati dai movimenti del Tea Party, che fanno della loro bandiera proprio il non gravare eccessivamente sulle tasche della popolazione aumentando il prelievo fiscale.. Pertanto potrebbe anche concretizzarsi  l’ ipotesi di un taglio di oltre 4 mila miliardi di spesa eccessiva da attuarsi nei prossimi dieci anni. La motivazione principale del possibile default potrebbe indurre quindi a operare i tagli necessari per contenere le spese troppo elevate. Tuttavia vi è già stata una controproposta di oltre 2 mila miliardi di tagli fatta da esponenti Repubblicani.

Il problema rimane ma in ogni caso occorrerà trovare una soluzione consapevoli che comunque non si tratta di Grecia o Irlanda e che i conti degli Usa sono ampiamente aggiustabili mettendo mani al portafoglio. Tuttavia occorrerà scontentare qualcuno anche se i repubblicani auspicano che i tagli non penalizzino eccessivamente il ceto basso e lascino sostanzialmente inalterati i redditi dei grandi contribuenti.

Tuttavia la manovra correttiva dovrà avere comunque un largo consenso ed avere un accordo da ambedue gli schieramenti politici. Infatti probabilmente la manovra che verrà approvata e votata settimana prossima alla Camera riguarderà un piano di tagli condiviso da ambedue le parti, in modo tale da assicurare un piano di rientro comunque condiviso da entrambi gli schieramenti. Inoltre si allarga anche il gruppo dei Repubblicani che pensa che un mancato accordo per un piano di tagli comporti delle sicure ripercussioni in tema di rielezioni  nazionali. Il problema infatti potrebbe estendersi anche in sede di elezioni visto che la popolazione americana è molto sensibile a quelle che sono le tematiche economiche. L’ obiettivo prioritario dell’amministrazione Obama è proprio quello di combattere il fenomeno della disoccupazione che potrebbe avere grossi ripercussioni se non contrastata efficacemente. E occorrerà sicuramente farlo prima che l’ economia americana inizi a correre e che quindi la Fed abbia la possibilità di rialzare i tassi di nteresse incentivando gli investimenti.

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