Il pil tedesco nella seconda frazione dell’ anno è cresciuto solo dello 0,1 per cento e dimostra che anche la Germania, da sempre considerata la locomotiva d’ europa attraversa delle difficoltà.
La crescita anemica della seconda frazione dell’anno è stata messa in relazione con la caduta dei consumi privati e nel settore delle costruzioni, solo in parte compensata dalla forte crescita delle esportazioni (+2,8%) e degli investimenti delle aziende (+1,7%). Inoltre la frenata rispetto al primo periodo dell’ anno è evidente, visto che nella prima frazione dell’ anno si è registrato un più 1,3 per cento ed alla fine la crescita annuale sarà pari a 2,7 punti percentuali.
La frenata più marcata si è avuta nel settore costruzione dove gli indici di inizio anno avevano fatto registrare un più 7 per cento, mentre successivamente si è avuto un notevole calo. Tuttavia gli analisti prevedono che la crescita del colosso tedesco alla fine potrà essere intorno al 3 per cento, con uno sprint nella parte finale dell’ anno.
Nonostante le critiche piovute sul capo del cancelliere tedesco Angela Merkel occorre ricordare che sono migliorati decisamente i conti pubblici: nel primo semestre, infatti, il deficit si é attestato allo 0,6%, registrando – secondo le cifre provvisorie – il livello più basso dal primo semestre 2008. Nello stesso periodo dell’ anno precedente il deficit era pari al 3,1 per cento del pil.
In particolari vari economisti ed esponenti del mondo politico, tra cui l’ ex cancelliere Kohl, iputano alla Merkel una cattiva gestione delle modalità di accesso di alcuni paesi dell’ est europa all’ interno dell’ area euro e la gestione della situazione di crisi della Grecia.
Tutto questo ha sicuramente delle ripercussioni nel mondo finanziario ed infatti da un mese a questa parte la borsa tedesca risulta essere la peggiore borsa d’ europa. Nonostante i bund tedeschi siano i tioli obbligazionari più affidabili e fanno da paragone con gli altri titoli di stato pubblici il dax ha archiviato il mese di agosto con un meno 19 per cento facendo peggio di tutti gli altri listini (Milano -15%, Londra -7%, Francia -11%) del Vecchio Continente così come dell’indice che ingloba i primi 300 titoli europei (-10%).
Tuttavia la risposta di questa cattiva performance non è da ricercare unicamente nell’ andamento dell’ economia tedesca oppure ad un attacco speculativo sul listino tedesco. Il punto è che l’economia tedesca, come quella di quella di Giappone e Cina, è fortemente dipendente dalle esportazioni e quindi dalla crescita globale.




Tag:
Data: 02 settembre 2011



