Rapporto annuale istat 2010

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Scritto da: Antonio Tirm - Categoria: Economia

Inizio di settimana decisamente negativo per lo stato di salute dell’ economia italiana. Pochi giorni fa infatti l’ agenzia di rating  Standards’ & Poor ha ridotto l’ out look economico dell’ italiano, portandolo da stabile a negativo. La motivazione secondo l’ agenzia statunitense è da ricercarsi nella instabilità politica italiana che ha fortemente minato la possibilità di attuare le riforme strutturali necessari per incrementare la produttività del sistema industriale.

Oggi il rapporto annuale istat decreta invece che il nostro Stato è quello che è cresciuto meno di tutti i paesi europei nell’ arco dell’ ultimo decennio.  Il quadro è sconfortante se si considera che nel decennio 2000 – 2010 l’ economia italiana ha avuto un incremento medio dello 0,2 per cento mentre la media UE è stata di 1,1 punti percentuali. Certo all’ interno dell’ intera Europa vi sono economie di stati emergenti molto aggressive, che innalzano notevolmente la media, ma occorre anche dire che nel 2010, subito dopo la crisi finanziaria mondiale, l’ italia è cresciuta di 1,3 punti percentuali mentre il resto d’ europa ha avuto una media di crescita dell’ 1,8 per cento.

Dati che tutto sommato confermano quello che l’ agenzia Standards & Poor aveva precedentemente descritto. L’ Istat motiva tale caduta verticale in ragione del mancato sviluppo della produttività. Infatti il calo di resa per addetto è particolarmente vistoso nell’ impresa manifatturiera, cavallo di battaglia del nostro comparto industriale.

In particolare si sono avuti forti riduzioni nel tessile e nel comprato delle macchine utensili, settori molto importanti per lo sviluppo nazionale. Pertanto tale rapporto , presentato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed al presidente della Camera Gianfranco Fini, delinea in dettaglio sia l’ andamento economico dell’ ultimo decennio sia le motivazioni che hanno portato l’ italia a crescere ad una media pari a circa la metà degli altri stati europei.

 In particolare la competizione mondiale ha fortemente danneggiato l’ export nei settori trainanti dell’economia italiana. La cina e gli altri paesi in via di sviluppo hanno danneggiato quindi la possibilità di esportare beni da parte delle imprese italiane. Quest’ ultime ,eccessivamente piccole e frammentate, non hanno saputo cogliere le occasioni offerte dalla globalizzazione e si sono adeguate in ritardo alle nuove prospettive. Inoltre anche in europa la concorrenza è spietata, visto che diversi stati dell’ est europa offrono lavoro a basso costo e forti incentivi agli investimenti esteri, attraendo di fatto numerose imprese.

Inoltre in Italia il clima politica e il ritardo nel compiere alcune azione, come le riforme strutturali o le grandi opere, non ha dato la possibilità di contrastare efficacemente le economie più aggressive. Infine parte della responsabilità è da imputare anche alla crisi globale, che ha fortemente minato la possibilità di richiedere credito da parte delle piccole imprese .

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