Si è parlato tanto di liberalizzazioni, ed in effetti la manovra di ferragosto conteneva diversi punti in merito. Il tema delle liberalizzazioni è stato toccato da diversi governi, ma difficilmente qualcuno è riuscito effettivamente a variare i requisiti di accesso ad alcuni albi o professioni in quanto molte volte si è trovato di fronte un muro difficile da superare.
Gli studi confermano però che le mancate liberalizzazioni costano care all’ Italia, visto che uno studio della CONFINDUSTRIA ha elaborato che qualora eliminassero tutti i vincoli e si attuassero le liberalizzazioni il paese riuscirebbe addirittura a guadagnare l’ 1,8 per cento del pil ogni anno. L’ attuazione di norme più soft consentirebbe comunque di avere un’ incremento dell’1 – 1,5 per cento di prodotto interno lordo, che rimane comunque un buon risultato.
Tra l’ altro le limitazioni all’ accesso alle professioni, i monopoli e quant’ altro costano caro anche alle imprese , che pagano di tasca loro circa 7,5 miliardi di euro ogni anno per le mancate liberalizzazioni. Si spera quindi che i vari decreti legge che l’esecutivo ha in mente di attuare insieme al varo ed all’ approvazione del disegno di legge di modifica costituzionale che dovrà variare l’art. 41 della costituzione in merito di libertà di impresa, possano cambiare le cose. Per ora il principio a cui il governo fa riferimento è quello che in maniera di attività economiche tutto ciò che non è vietato potrà essere consentito.
Ad esempio per quanto riguarda l’’attività di bar e simili è, nella maggior parte dei Comuni, ancora subordinata a una pianificazione preventiva del settore decisa dal Comune stesso che dà attuazione a norme delle Regioni. Se l’ esecutivo non interverrà entro 4 mesi con dei propri decreti legge la situazione rimarrà quella attuale e nessuna liberalizzazione sarà attuata.
Per quanto riguarda gli altri settori invece le autorizzazioni non dovranno essere più concesse a meno che le attività non riguardino settori di sicurezza pubblica o in cui è in gioco la salute o le entrate pubbliche. Pertanto nulla cambierà per le tabaccherie o per i giochi a pronostico, in quanto i settori dovranno essere regolamentati per forza come adesso visto che si parla di entrate statali. Discorso analogo per le stazioni di servizio, anche se qui è intervenuto un recente decreto che dispone una notevole riduzione dei distributori.
Per i taxi, invece, a bloccare ogni rischio di liberalizzazione è intervenuto l’emendamento contenuto nella legge di conversione del Dl 138: infatti alla legge è stato aggiunto che “sono invece esclusi dall’abrogazione delle restrizioni i servizi di taxi e noleggio con conducente non di linea”.




Tag:
Data: 12 settembre 2011



