La Cina e svalutazione dello Yuan

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Scritto da: Antonio Tirm - Categoria: Economia

Occorre sicuramente ridurre il divario commerciale enorme che si è venuto a creare tra america e cina, visto che comunque entrambi i paesi soffrono di questa problematica. Il dibattito è stato innescato da un documento presentato da Martin Feldstein, economista di Harvard, durante l’assemblea annuale dell’American Economic Association all’inizio di questo mese. Come ha spiegato Feldstein, dato che i consumatori statunitensi cominciano a risparmiare di più e quelli cinesi probabilmente inizieranno a risparmiare di meno, gli squilibri commerciali potrebbero sparire. «Non è difficile immaginare che, da qui a qualche anno, gli squilibri dei conti correnti fra Usa e Cina saranno nettamente inferiori al livello attuale, se non addirittura azzerati».

Non tutti coloro che esprimono pareri sulla tesi di Feldstein la comprendono veramente. Molti sono confusi da un errore comune, anche se Feldstein ha saputo evitare questa trappola. Per esporlo, consideriamo innanzitutto il motivo per cui l’attuale politica della Cina sullo yuan rappresenta un problema per il mondo. Quasi tutti sanno che un disavanzo commerciale deriva dal fatto che un paese spende più di quanto guadagna. Occorre quindi intervenire sugli equilibri di spesa ed in questo occorebbe anche una politica fiscale idonea e tassi di cambi più equi.

Potremmo provare a togliere 500 miliardi di dollari dei consumi americani e trasferirli ai cittadini cinesi , che in questo modo vedrebbero aumentare anche il proprio welfare, in questo modo forse la bilancia tra i vari stati dovrebbe equilibrarsi. Se gli americani riducessero la spesa per consumi di 500 miliardi di dollari, gran parte di questa riduzione, poniamo il 75%, deriverebbe dalla minore spesa in beni e servizi di produzione americana.

La contrazione della domanda quindi inciderà per circa 300 miliardi di dollari sul prodotto americano e per 100 miliardi su quello cinese.Intanto, una quota molto inferiore, diciamo il 15% (pari a 60 miliardi di dollari) di quella spesa extra cinese avrà effetti sui beni americani. Quindi, in totale, stiamo parlando di una diminuzione netta della spesa in beni e servizi di circa 240 miliardi di dollari negli Stati Uniti, a fronte di un incremento netto della domanda di beni e servizi cinesi per 240 miliardi di dollari. Nel complesso, la variazione della spesa genera un’economia depressa in America e forti pressioni inflazionistiche in Cina.

I prodotti fatti in cina devono pertanto essere più costosi e ciò è possibile solo attraverso una rivaluzione della moneta cinese in modo da rendere l’ export cinese meno aggressivo . Questo è un altro modo di raggiungere lo stesso risultato: inflazione in Cina e deflazione negli Stati Uniti Ma che succede se la Cina tenta di frenare l’inflazione aumentando i tassi d’interesse, mentre gli Stati Uniti non hanno margine per ridurre il costo del denaro, che ha già raggiunto la soglia minima? In questo caso la situazione provocherebbe un effetto recessivo su scala mondiale.

Pertanto sarebbe il caso che Pechino allentasse la presa e provvedesse ad una rivalutazione dello Yuan.

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